“Dem e 5S costretti a stare insieme, ma la sintesi è impossibile”

“Guerra: il Pd è messo male, può solo sperare  finisca prima del voto”

(estr. di Lorenzo Giarelli – ilfattoquotidiano.it) – […] “Devono solo sperare che la guerra finisca”. Massimo Cacciari, filosofo e già sindaco di Venezia, non è affatto ottimista sulle possibilità non solo che il centrosinistra trovi una posizione unitaria sulla politica estera, ma anche sulla tenuta dello stesso Pd, un partito “nato male” e che Schlein “non riuscirà a cambiare”.

Professor Cacciari, parte del Pd ha applaudito Meloni insieme a Renzi quando la premier parlava di Ucraina. Che impressione le fa?

Su argomenti di questo genere come fai a proporti come opposizione, se sei d’accordo col governo. O hai una proposta chiara, evidente, alternativa o altrimenti è inutile. Questo è un discorso che esula dalla guerra e dagli aiuti all’Ucraina. Se la tua è una politica che non ha come priorità le politiche sociali, la lotta alle disuguaglianze, l’aumento dei redditi più bassi, sei semplicemente di destra.

Il posizionamento sulla guerra e il riarmo si lega alle scelte di politica interna?

Ma certo, basta vedere le politiche europee di questi anni. Se sei costretto a una politica di Difesa di questo genere, ti è impedito di pensare al welfare in un certo modo. Bisognerebbe però avere l’onestà di dirlo: cari concittadini, poiché io ritengo che oggi la priorità assoluta sia vincere la guerra, non posso concentrare risorse per le politiche sociali. Altrimenti è un intollerabile doppiogiochismo, una mancanza di buona fede. Menti alle persone.

Schlein ce la può fare a cambiare il Pd?

No, assolutamente. Il Pd nasce con una serie di equivoci che non potranno mai essere superati. È un partito nato prima che fosse fatta chiarezza su alcuni nodi, solo che all’epoca la situazione non era tragica come oggi, non obbligava a scelte radicali come oggi, e quindi il Pd è andato avanti senza mai fare chiarezza al suo interno, lasciando convivere al suo interno aree politiche diverse. Intanto però la situazione è cambiata e obbliga a decisioni che sono state di volta in volta sempre rinviate.

Come si fa però a scrivere un programma, a maggior ragione che vada bene a 5 Stelle e Avs?

Pd e Movimento 5 Stelle sono costretti a stare insieme se vogliono tentare di vincere, quindi una coalizione ci sarà, ma è impossibile che arrivino a scelte chiare e univoche sulla politica internazionale. Quello che possiamo augurarci è che la guerra in Ucraina in un modo o nell’altro abbia termine, vedremo come, e a quel punto, tolta di mezzo questa questione, può essere che un eventuale governo di centrosinistra possa produrre qualcosa. Ma se domani ci fosse un governo Pd-5Stelle con la guerra in corso e con tutto ciò che comporta, non credo farebbe molto diversamente da quanto sta facendo Meloni.

Questo però non dipende né da Conte né da Schlein.

Neanche dall’Italia, dipenderà da Trump, Putin e Zelensky. Ma finché c’è questo conflitto in atto non credo sia possibile giungere a una effettiva sintesi e, di conseguenza, è complicato anche progettare un discorso coerente di politica interna.

A complicare la situazione ci sono anche l’elemento Renzi e i centristi in genere.

Ma cosa contano? Nulla. Quello che conta davvero è la contraddizione politica e culturale che domina il Pd dalla sua fondazione, non i Calenda e i Renzi. I problemi dentro al Pd.

È un problema di gruppo dirigente o anche di elettorato?

Il 90 per cento degli elettori credo abbia superato quelle ambiguità, ma i gruppi dirigenti del Pd no, e ahimè purtroppo o per fortuna la politica è sempre stata fatta dalle élite.