
(Gianvito Pipitone – gianvitopipitone.substack.com) – E quindi, durante la pausa caffè, mi imbatto nell’ultimo arrivato in squadra. Vent’anni o poco più, faccia da bravo ragazzo di buona famiglia, sguardo fiero e gentile, ma senza gratuita compiacenza. Serio, il giusto. Si muove con i tempi corretti, parla quando gli tocca, ascolta e annuisce empaticamente. Se non sa, rimane in silenzio rispettosamente. La prima fotografia, insomma, è buona. Penso già a come potrei coinvolgerlo attivamente nel mio lavoro.
Poi, chissà per quale bug di sistema, s’insinua l’argomento Vannacci. E lì l’ometto si irrigidisce e assume una postura marziale: gambe divaricate, fuori i pettorali, blocco cervicale attivato. E quella che sembrava un’aria dolcemente smarrita ma dinamica, si trasforma improvvisamente in proiezione statica.
Perché in giro a Catania c’è lo schifo.
Perché ci deve essere qualcuno che metta ordine.
Perché gli danno fastidio quelli che devono ostentare la loro diversità.
Perché gli immigrati, alla fine, vengono a rubarti il lavoro che non c’è. E se ne devono andare da dove sono arrivati.
Perché l’Europa non vale niente e allora tanto vale tornare alla sovranità dell’Italia.
È la sua posizione, netta e scontornata, come se l’avesse tagliata con un bisturi.
Un neolaureato che potrebbe tranquillamente essere mio figlio, o mio nipote, che puzza ancora di latte e di libri.
E mi chiedo: com’è davvero possibile crescere a vent’anni in un mondo, difficile per carità, con pensieri così conservatori, così cinici e anti-giovanili?
C’è un mondo fuori da conoscere, da sperimentare e, se possibile, da comprendere passo passo. A vent’anni la curiosità dovrebbe aiutarti ad assumere un atteggiamento di apertura, di possibilismo, di accoglienza, perfino di stupido idealismo.
Quelle posizioni polverose, incartapecorite di nazionalismo, identità, sovranismo, strisciante razzismo, cinica chiusura alla libertà e ai diritti di tutti, lasciatele ai vecchi stronzi e decrepiti. Quelli della mia età. Quelli che hanno smesso di pensare con la propria testa perché forse sono stanchi di essere costantemente ingannati a ogni giro di boa.
Ma a vent’anni?
Voi a vent’anni dovreste mangiarvi l’aria.
Il vostro sguardo dovrebbe andare oltre ogni forma di ostacolo, anche quando l’ostacolo è reale. La vostra fiducia in voi stessi e negli altri dovrebbe essere contagiosa. Dovrebbero sudarvi le mani per tutto quello che il mondo potrebbe offrirvi e per tutto quello che rischiate di perdere se non ampliate i vostri orizzonti, se non lo prendete – di volta in volta – per il verso giusto.
Non alle repressioni. Non alle limitazioni. Non alle sottrazioni.
Pensate ad aggiungere, a sommare, ad allargare l’orizzonte dei vostri diritti. A scoprire quello che c’è dietro quell’impalcatura che qualcuno ha messo lì apposta per voi: per non farvi vedere quello che ci sta dietro …
Caxxo, mi sembro Papa Prevost! o la buonanima di Steve Jobs …mi sembro.
E magari, fra un post e l’altro, fra un social e l’altro, tornate a scoprire quant’è bello andare in piazza a gridare al mondo la vostra libertà.
Ognuno nel proprio modo irripetibile.
PS: prima o poi glielo dirò! ah, se glielo dirò! …