
(Dott. Paolo Caruso) – La forte bagarre registrata in Parlamento durante le comunicazioni della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che al Consiglio Europeo vista la crisi finanziaria del Paese va con il cappello in mano a chiedere flessibilitĂ , ha riacceso un duro scontro sulla politica interna ed estera tra la premier e le opposizioni, Partito Democratico (PD), AVS e Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte. La tensione in Aula al Senato è stata talmente alta da richiedere piĂą volte l’intervento del Presidente di Palazzo Madama, Ignazio La Russa, a causa dei cori di protesta dell’opposizione. Infatti al grido di “Basta” “Basta” hanno interrotto piĂą volte il discorso della premier. I temi centrali del dibattito, suddivisi tra politica estera e interna, testimoniano la profonda distanza tra la maggioranza e le forze di minoranza. La Politica Estera è uno di punti piĂą caldi dello scontro tra le opposte fazioni, tra le posizioni del Governo Meloni e quelle delle Opposizioni diverse in merito alla guerra in Ucraina. Ribadita da parte della Premier la linea di assoluta fermezza dell’ Italia e dell’Unione Europea contro le provocazioni di Vladimir Putin. Ancora una volta la Meloni si è rivelata “pesciaiola” e spogliandosi del ruolo istituzionale ha criticato con i metodi a Lei piĂą congeniali le divisioni del cosiddetto “campo largo”. Giuseppe Conte di contro ha attaccato duramente la linea bellicista, affermando che “gli Stati Uniti fanno affari d’oro mentre noi rischiamo una guerra mondiale in casa”. La Pontiera mancata delle due sponde d’oltre oceano, l’ ancella sciocca del Tycoon, ha definito “molto rischiosa” la scelta di Donald Trump sul gasolio e le intese sul gas russo, rivendicando per l’Italia una propria indipendenza e una mancanza di subalternitĂ nei confronti degli alleati. Se non fosse per la drammaticitĂ del momento ci sarebbe da ridere. Le opposizioni hanno storicamente contestato l’incertezza e la subalternitĂ dell’esecutivo italiano nei confronti delle dinamiche commerciali degli Stati Uniti. Anche se per quanto riguarda il sostegno indiscriminato e il ricorso agli armamenti all’ Ucraina il gruppo dei Riformisti PD e Calenda hanno condiviso il discorso della Premier. In questa maniera le Opposizioni hanno evidenziato la frattura che attraversa parte del PD con le truppe renziane, i cosiddetti Riformisti, e i ” fiori di Calendula”. Poi forse con una punta d’ orgoglio non hanno votato con la destra meloniana ma hanno deciso per protesta di non partecipare al voto. BontĂ loro! La Premier ha continuato inoltre il suo intervento difendendo la gestione dei conti pubblici e gli investimenti, rigettando le accuse di tagli strutturali al fondo sanitario. ridotti in veritĂ ad appena 2,5 miliardi quasi la metĂ della spesa per le armi. Una sanitĂ quella della Meloni sempre piĂą derelitta e in mano ai privati, Angelucci docet. PD, M5S e AVS accusano il governo di provocare gravi ripercussioni al Welfare, alla sanitĂ pubblica e al potere d’acquisto delle famiglie, con tagli nascosti dai calcoli sul PIL. Non poteva mancare la difesa delle riforme della maggioranza, tra l’ altro discutibili, e la forte critica alle misure bandiera del passato dell’ opposizione come il Superbonus di Giuseppe Conte, che a dire il vero dopo sei mesi dal battesimo con la caduta del Conte 2 fu prorogato dal governo successivo con il plauso di tutti i partiti. Dai leader della minoranza si sono levate accuse a Giorgia, di avere reazioni infantili di fronte alle critiche, scaricando come al solito le colpe sui governi precedenti anzichĂ© assumersi le proprie responsabilitĂ e dare risposte concrete sul costo della vita. Al termine dell’infuocata seduta, il Senato ha approvato le risoluzioni della maggioranza di centrodestra con 104 voti favorevoli mentre le opposizioni hanno deciso per protesta e per un minimo di orgoglio di non partecipare al voto.