La presidente ha rivendicato il via libera dell’Ue al decreto Bollette. Fiduciosa sulla flessibilità, l’Istat certifica l’inflazione al 4,2 per cento

(Giulia Merlo – editorialedomani.it) – Dall’ottimismo di Meloni a Bruxelles alle piazze infiammate in Italia. Tanta è la distanza tra i toni della presidente del Consiglio al termine del Consiglio europeo e le immagini delle proteste degli studenti e degli autotrasportatori in molte città.

La premier ha rivendicato che nelle conclusioni del vertice sia rientrato il tema della revisione degli Ets (Emission trading system) e di aver concluso positivamente la trattativa sul decreto Bollette. «Le misure avevano bisogno del via libera della Commissione, la trattativa è stata lunga ma costruttiva» e ora il governo potrà intervenire sul prezzo dell’elettricità e, auspicabilmente, «abbassare le bollette», ha spiegato Meloni, che si è definita «ottimista» dopo la conversazione con la presidente Ursula von der Leyen, cui ha chiesto per l’Italia più flessibilità. «Ho spiegato la situazione» anche con l’ausilio «di slides», ha spiegato la premier: «Sul tema dell’energia l’Italia è determinata e non è sola». Il risultato sono stati «significativi progressi» per ottenere maggiori margini di flessibilità «anche per investimenti sull’energia».

Un riferimento a parte è stato dedicato al capitolo immigrazione, su cui Meloni è tornata a rivendicare di aver ottenuto «una cornice di misure per permettere agli Stati di dare risposte immediate in caso di crisi, come quella di Ceuta». Misure che verranno annunciate al termine di un dibattito che si concluderà nel prossimo Consiglio. Nel mentre, un incontro con il primo ministro iberico Pedro Sánchez ha fatto calare la tensione, con un lavoro congiunto dei rispettivi ministeri dell’Interno «per sostituire le misure reciproche con forme di cooperazione». La deescalation si traduce in una piccola proroga di sette giorni del blocco di Schengen per poi passare a nuove misure sostitutive.

Sulla carta, il bottino presentato da Meloni sembra ricco, in particolare per quel che riguarda il comparto energia. In realtà per ora – anche stando ai numeri della bozza di manovra – ancora non si intravedono soluzioni strutturali per calmierare i costi in continuo aumento e che minacciano di abbattersi ancora più violentemente su famiglie e imprese con l’arrivo dell’inverno e i termosifoni che si accendono.

L’Ue deve chiudere il bilancio ma Meloni blocca tutti con la «flessibilità»

Il Paese reale

La narrazione della premier si infrange contro la realtà delle piazze e dei numeri. L’Istat ha infatti rilevato che l’inflazione è volata nel mese di settembre, facendo registrare un aumento dello 0,7 per cento e arrivando al 4,2 per cento. L’accelerazione è dovuta soprattutto «all’andamento dei prezzi degli energetici, sia regolamentati (da +18,6 a +25,8 per cento) sia non regolamentati (da +17 a +22,5 per cento), e degli alimentari non lavorati (da +3,8 a +5,5 per cento)».

Una notizia, questa, che si riverbera nell’attuale protesta degli autotrasportatori che si sono mobilitati in particolare nelle regioni del Sud, dove i blocchi alle raffinerie di Taranto (che ieri si sono conclusi) hanno lasciato a secco molti distributori di benzina, dove i prezzi rimangono insostenibili per il comparto. Le mobilitazoni hanno provocato il blocco di alcune uscite autostradali sulla A30 e anche di una corsia sulla A2 Salerno-Reggio Calabria

«Siamo al lavoro per dare risposte», è stato il messaggio di Meloni, che su questo è stata incalzata dal leader del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte. «Ci aggiorna su Ceuta. Non ci ha detto nulla, invece, sulle gravi emergenze che stanno esplodendo sul nostro territorio», ha detto riferendosi agli autotrasportatori e agli studenti. La ricetta di Conte è quella di prendere i «14 miliardi di spese extra su armi e difesa» e dare «sollievo a chi non ne può più». Più facile a dirsi che a farsi, in questa fase così avanzata di negoziazione anche sul tema della difesa. «Introdurre un tetto dinamico al prezzo dei carburanti, per legge, temporaneo (90 giorni) e verificato ogni 15 giorni, attivabile dal Governo solo in condizioni eccezionali accertate dal Garante dei prezzi», è invece la proposta del Pd di Elly Schlein.

Un incontro con le associazioni di categoria è stato fissato al ministero dei Trasporti per il 27 ottobre – tra dieci giorni – e lì il governo promette soluzioni, ma la lettura dei sindacati è diversa. «La latitanza delle istituzioni e del governo alimenta la protesta di chi non ce la fa più», ha dichiarato il segretario di Assotir Claudio Donati, secondo cui «i trasportatori chiedono di essere aiutati a non fermarsi, perché temono che non riuscirebbero più a ripartire». Nell’immediato, la richiesta è quella di un nuovo abbassamento dei costi del gasolio, ma l’interrogativo per il governo è sempre lo stesso: con quali soldi, vista anche la ristrettezza cui è stato costretto in legge di Bilancio.

Ora si apre proprio la lunga fase negoziale che riguarda la Finanziaria, che sempre dovrà passare da Bruxelles dove Meloni dovrà ottenere il via libera all’uso della clausola di salvaguardia per l’energia per calmierare l’impatto dell’inflazione che – come certificato dall’Istat – è schizzata proprio a causa dei costi energetici. Operazione non facile nonostante l’ottimismo di facciata, visto che i fondi europei sono stati pensati per finanziare la decarbonizzazione e andrebbero invece convertiti in misure che potrebbero essere interpretate come un indiretto incentivo al consumo di energia fossile a prezzi più bassi.