Governo sorpreso dalle manifestazioni delle categorie vicine alla maggioranza: autotrasportatori, agricoltori, pescatori

(Flavia Perina – lastampa.it) – Gli studenti li avevano messi nel conto, il contagio francese e spagnolo era nell’aria e molti a destra si dicevano: è una turbolenza che può far gioco a noi e al nostro profilo d’ordine contro “le piazze scatenate”. Anche il raduno Cgil convocato per oggi non suscitava ansie particolari, una prova di protagonismo del campo largo più che una minaccia per la maggioranza: difficile immaginare l’elettore di centrodestra suggestionato dai messaggi di Maurizio Landini.
Quel che non era stato previsto è la fiammata di protesta delle categorie vicine alla maggioranza, i trasportatori, gli agricoltori, i pescatori. Una serie di atti di esasperazione esplosi ieri al Sud, trattori in piazza, strade interrotte dai dimostranti, episodi che in molti casi avrebbero imposto l’applicazione delle nuove tagliole di legge sui blocchi stradali: da uno a sei anni di carcere, con pena raddoppiata “se il fatto è commesso da più persone o con violenza/minaccia”.
Focolai che si moltiplicano
In Calabria i presidi si sono moltiplicati lungo la statale 18 e l’A2. In Puglia trattori a passo d’uomo, con la circolazione paralizzata fino a Bari. In Basilicata blocchi spontanei lungo le arterie di collegamento con le regioni confinanti. In Campania un paio di uscite autostradali interrotte per ore, in Sicilia cinque giorni di serrata con timori persino per la distribuzione dei farmaci. Nel foggiano anche un vescovo in piazza con contadini e marinai, mentre ogni associazione di categoria dettava un analogo comunicato: ora basta, con questi costi non ce la facciamo più.
Il centrodestra ha scoperto all’improvviso l’affannoso peso del potere quando la crisi morde gli interessi diretti delle persone. Per quattro anni ha conservato altissimi livelli di consenso evitando interventi “disturbanti”, con la convinzione che gestire il tran-tran fosse condizione sufficiente a non scontentare i mondi che l’avevano scelto come referente. L’operazione ha funzionato. La vecchia destra di lotta è diventata di governo senza pagare pegno per la sua trasformazione, nemmeno tra le frange turbolente che aveva conquistato alla sua causa fin dall’inizio della Seconda Repubblica, difendendone le ragioni e le azioni talvolta estreme: quelli delle quote latte, i gilet gialli all’italiana con i loro pittoreschi capataz, il popolo dei trattori, i famosi Forconi che assediarono il governo Letta, fino alla mucca Ercolina portata pure a Sanremo per protesta contro la carne sintetica e il green deal.
È uno choc vedere quegli avamposti rianimarsi e rivoltarsi contro il potere costituito, anche perché la contestazione tocca due roccheforti del consenso del centrodestra: i trasporti gestiti da Matteo Salvini e l’agricoltura di Francesco Lollobrigida, entrambi legati da speciali sintonie con le categorie, le sigle, le imprese e i lavoratori che adesso invadono le strade. Per di più, inflazione e costi dei carburanti sono un nemico elusivo: non è possibile, stavolta, attribuire colpe ai tradizionali capri espiatori, gli immigrati, l’Europa, le magistrature, la burocrazia, i lacciuoli delle regole sovranazionali.
Mancano le risorse
C’è piuttosto un dato di fatto che ormai è difficile da nascondere: l’Italia non ha più soldi per compensare la corsa dei prezzi e l’Europa non sembra disponibile a concedere al Paese altri spazi di debito, come è risultato chiaro nel vertice di Bruxelles appena concluso. Il massimo ottenuto in giornata dalla Commissione Ue è stato il via libera al vecchio decreto bollette, varato prima dell’emergenza nel Golfo, che agirà in qualche modo sui prezzi del gas.
In questo scenario comincia a concretizzarsi il timore che studenti, agricoltori, pescatori, camionisti, al di là degli specifici motivi che li portano in piazza, siano agitati dallo stesso vento che scuote Francia, Spagna, Germania: un turbine di sfiducia verso la capacità delle classi dirigenti di garantire benessere e futuro. Di quella protesta spesso irrazionale, in tempi precedenti, la destra si è avvantaggiata. Oggi scopre che dovrà giocarsi una decisiva campagna elettorale dall’altra parte della barricata, dalla parte di chi deve tener sgombre le strade anziché tra chi le occupa, dalla parte di chi incassa le accise anziché tra chi ne rivendica l’abolizione. Non sarà facile, non sarà indolore.