Posta la questione di fiducia su tre articoli della legge elettorale. Un segnale che tenere unita la maggioranza è sempre più difficile

(Giulia Merlo – editorialedomani.it) – Infine la blindatura è arrivata: il governo ha posto la fiducia sugli articoli 1, 2 e 3 della legge elettorale. In questo modo il voto sarà palese, neutralizzando i franchi tiratori che avevano affossato il Melonellum a luglio, votando contro l’emendamento che introduceva le preferenze per i candidati dopo i capolista bloccati. Il voto finale sul testo, fissato per l’8 ottobre, rimarrà invece libero dalla fiducia e segreto, come hanno già chiesto le opposizioni.
Si delinea così la strategia della premier Giorgia Meloni: i voti di fiducia servono a far sì che la sua legge elettorale arrivi al voto finale senza intoppi né modifiche. L’ultima chiamata ai deputati sarà quella determinante sul piano politico: gli alleati di Lega e Forza Italia (dove si sarebbero annidati i franchi tiratori di luglio) saranno messi alla prova del voto segreto. In caso di bocciatura, la conseguenza è già stata annunciata. «Il presidente Meloni ha detto che è come un voto di fiducia. Se su un voto di fiducia perdi, il governo si dimette» ha ribadito il capogruppo al Senato di FdI, Lucio Malan, a Un giorno da pecora.
A queste condizioni, tuttavia, una clamorosa bocciatura finale sembra decisamente improbabile. La prima prova generale – il voto a scrutinio segreto sulle pregiudiziali di costituzionalità – è già andata liscia e le molte accortezze prese dai capigruppo dovrebbero scongiurare qualsiasi sorpresa. Nessuna assenza concessa, nessun viaggio istituzionale permesso (nemmeno per i ministri, salva espresso sì di Palazzo Chigi): a Montecitorio i banchi dovranno essere tutti pieni.
In questo momento, del resto, per entrambi i partiti minori della maggioranza andare a elezioni anticipate sarebbe un problema. Sulla Lega pende un congresso straordinario convocato da un vicepremier Matteo Salvini sempre più in difficoltà e che dovrebbe tenersi il 24 e 25 ottobre, ma la data non è ancora certa. Arrivarci con una crisi di governo aperta e con Meloni che accusa gli alleati non sarebbe certo il clima migliore per celebrarlo. Lo stesso vale per Forza Italia, con il segretario Antonio Tajani – uscito da due settimane complicate sul fronte della comunicazione – formalmente in sella ma internamente sempre più spesso messo in discussione da chi guarda al presidente della Calabria Roberto Occhiuto.
Il risultato, dunque, sarà quello di doversi piegare ai desiderata della premier. Lei è convinta che il Melonellum sia la miglior legge elettorale con cui ripresentarsi davanti agli italiani, tuttavia le opposizioni sono già tutte protese al passo successivo: superato il vaglio parlamentare, il testo finirà certamente impugnato davanti alla Corte costituzionale, con un ricorso già preparato da un nutrito gruppo di giuristi.
Riccardo Magi di +Europa, al sesto giorno di digiuno, ha protestato davanti a palazzo Chigi perchè la fiducia ha fatto sì che l’interlocutore sia diventato il governo, che con la fiducia impedirà al Parlamento di esaminare emendamenti «che avrebbero potuto sanare delle incostituzionalità evidenti di questo testo». Si è rivolto anche al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sollevando il problema di costituzionalità delle firme da raccogliere per le nuove forze politiche (450mila, senza utilizzo della firma digitale) che ha definito uno «sbarramento alla competizione elettorale».

Futuro incerto
Il futuro della legislatura, tuttavia, rimane incerto. Meloni continua a ripetere che arriverà al termine –che a rigor di date significa ottobre 2027 – ormai un mantra quanto il fatto che il generale Roberto Vannacci e il suo Futuro nazionale si sia posto fuori dal centrodestra e dunque non ci sia margine per un’alleanza.
In realtà, secondo fonti di centrodestra entrambe le considerazioni sono da prendere con beneficio di inventario. Nel senso che sono certamente vere oggi, ma in questo momento la capacità di previsione cambia di settimana in settimana.
Quanto al voto a scadenza naturale, dentro FdI il ragionamento più comune è che dopo dicembre e l’approvazione della legge di Bilancio ogni data è buona. Certo, i parlamentari vedono aprile come il mese che gli salverebbe la pensione, tuttavia non è detto che le cose non precipitino anche prima. Fuor di metafora: l’imposizione del voto di fiducia sui tre articoli della legge elettorale (in particolare su quello più controverso delle preferenze e senza tutela di genere per i capilista) è il sintomo che in maggioranza i rapporti sono decisamente tesi. Con la fiducia i ranghi vengono serrati intorno a un obiettivo strategico per Meloni, ma quanti altri intoppi potranno avvenire d’ora in avanti, avvicinandosi a una finanziaria che già si annuncia meno ricca e «coraggiosa» di come Salvini ha chiesto? E, soprattutto, adesso che ogni forza politica entra in modalità elettorale e dunque dovrà tenere duro sui propri provvedimenti bandiera?
Le stesse incertezze riguardano anche la collocazione di Vannacci, che secondo la supermedia di YouTrend ora veleggia intorno al 7,7 per cento. Fino a oggi a Meloni è bastato dire che il suo votare contro la fiducia al governo lo mette automaticamente fuori dalla coalizione, ma che succederebbe se Futuro nazionale votasse le prossime tre fiducie, sostenendo il governo come ha già fatto bocciando le pregiudiziali di costituzionalità? Dentro FdI, c’è chi auspica un avvicinamento col generale, la premier invece sarebbe convinta di poter bastare a sé stessa per vincere di nuovo. Oggi è così, domani chissà. L’unica certezza è che entro la fine della settimana gli elettori sapranno con quale legge andranno – presto o tardi – a votare.
Si è rivolto anche al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sollevando il problema di costituzionalità delle firme da raccogliere per le nuove forze politiche (450mila, senza utilizzo della firma digitale) che ha definito uno «sbarramento alla competizione elettorale».
Mattarella è quello che firmò anche il Rosatellum 9 anni fa, anche allora a pochi mesi dalle votazioni.
Questo è quello che significa democrazia? Che una paret fa a colpi di maggioranza le regole che anche l’altra deve rispettare?
E ci mette pure la FIDUCIA per cui non ci saranno correzioni?
La costituzione dice che è il PARLAMENTO a fare le leggi, il governo è ESECUTIVO, non legislativo.
Con che faccia questa psiconana non solo fa una legge elettorale a pochi mesi dalle votazioni, la fa passare a maggioranza e ci mette pure la fiducia?
Il PdR sta lì per evitare questi sconci, NON firmi!
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