
(Tommaso Merlo) – Pd e presunto Movimento litigano mentre la Meloni ride sotto i baffi e pensa ai ritocchi per affrontare un altro giro di giostra. Conte vuole le primarie mentre il Pd no perché sa che le può perdere. Elly Schlein sarà anche una brava ragazza ma ha il carisma di una animatrice dell’oratorio e l’unica cosa che ha cambiato alla fine è il suo guardaroba. Con lei il Pd rischia di sprofondare sotto il 20 e per questo potrebbero giocarsi all’ultimo la carta Bonaccini, il presidente del partito che piace ai trombosauri e forse a qualche casalingua in più. Oppure la carta Salis che sicuramente batte Bonaccini sul piano estetico e in tempi di bolle mediatiche ed influencer politicanti non guasta. Già, Pd e presunto Movimento stanno litigando su chi comanda ma del resto non ha senso che il Pd accetti che sia Conte il leader del Campo Santo, il suo partito ha meno voti, è detestato dall’estrema destra pidina e la pensa diversamente su questioni vitali. Già, litigano anche sui contenuti e perfino sulla guerra con la Russia con le sue devastanti conseguenze sociali. Ci stiamo dissanguando per riarmarci fino ai denti mentre perfino fare la spesa e la benzina è diventato un lusso e questo per combattere la nostra fonte energetica nonché vicina di casa col rischio di una escalation mondiale nucleare. Autolesionismo schizofrenico sostenuto fermamente dal Pd, la filiale locale del clan guerrafondaio di Bruxelles. Anche sul genocidio del secolo Pd, presunto Movimento e cespugli rossastri hanno dimostrato diverse sensibilità. Il Pd annovera addirittura tra le sue fila dei sionisti nostrani che vogliono intimidire il dissenso con la fregnaccia dell’antisemitismo. Altro contenuto vitale perché con risvolti sulla sovranità politica italiana e sul rispetto dei valori costituzionali. E visto le abissali divergenze tra gli ospiti del Campo Santo, non si capisce perché diamine vogliano andare a governare insieme se non per ragioni di poltrone. Fingendo di andare d’accordo oggi per raccattarne e fingendo dopo per tenersele. Già, siamo alla solita accozzaglia partitocratica messa insieme a fini elettorali più che politici. Se perdono si divideranno il giorno dopo le elezioni e se vinceranno daranno vita a un governucolo stitico e anemico presto rimpiazzato da qualche salvifico tecnico. Ed è così che la politica si allontana dal popolo e perisce, quando i partiti mettono prima i loro interessi elettorali dei contenuti e dei cittadini. Quando nasce nei palazzi. Finora il Campo Santo non ha infatti acceso nessun entusiasmo. Di questo passo lascerà il governo del paese alle destre più becere della storia mentre il primo partito resterà quello dell’astensione per esasperazione. Alzando lo sguardo oltralpe invece, sono due i venti in circolazione ed entrambi radicali. Uno è quello nazionalista che soffia in Germania e che potrebbe vincere in Spagna, folate conservatrici frutto del declino economico unito alla trasformazione della società a causa dell’immigrazioni di massa. Paure a cui rispondono mettendo la retro. Frustrazioni a cui rispondono chiudendosi. Lo slogan comune è quello della remigrazione mentre in Inghilterra dibattono se gli inglesi veri siano solo quelli con la pelle bianca o meno. E dato che non c’è come la paura e l’odio per raccattare voti, l’Europa sarà presto più nera anche politicamente. Sempre meglio comunque dei burattini lobbistici anche perché questa destra perlomeno vuole la pace con la Russia e rigetta il giogo sionista. Poi c’è un altro vento che ha in Mamdani il suo esponente più illustre, un movimento che si definisce “socialista” e propone una politica sobria, focalizzata sui problemi concreti e che alla deriva oligarchica contrappone stato e giustizia sociale. Idee non nuove ma che stanno rifiorendo dal basso tra le macerie del turbocapitalismo americano. La differenza principale con quelli di destra è che i socialisti vedono la nuova società multietnica come una risorsa e non come un problema, come una realtà da cui partire per andare avanti e non indietro. Lo stesso Mamdani è un immigrato, un membro di una nuova società civile che invece di subire angherie e complessi dagli autoctoni, si rimbocca le maniche per dare una sistemata alla loro nuova e malconcia casa occidentale. Socialismo che punta sulla fiducia invece che sulla paura e sull’inclusione perché non si ferma al colore della pelle ma percepisce oltre il comune destino del cittadino e in generale dell’essere umano. Una politica umile e sensibile verso gli ultimi ma che ha il coraggio di affrontare i grandi mali del nostro tempo che sono la perdita di sovranità a favore dei potentati economici, la deriva consumistica dell’esistenza anche collettiva e l’autodistruzione ambientale e bellica. E se in Italia Vannacci sta tentando di sfruttare la brezza nazionalista, dall’altra parte persiste la bonaccia da quando il presunto Movimento ha deciso di mettersi la cravatta nel tentativo di accoppiarsi con Pd e cespugli rossastri. E se continueranno a litigare su chi comanda e sui contenuti, la Meloni concederà un facile bis. Quanto al partito dell’astensione per esasperazione che detiene la maggioranza assoluta, l’unica speranza e che anche da noi arrivi qualche benefica folata socialista.