Dai licei in rivolta alla crisi delle élite: la Francia dopo un decennio di illusioni

(Domenico Quirico – lastampa.it) – Giù il cappello signori: stiamo assistendo a un regicidio. Niente ghigliottina, per fortuna è una Bastiglia incruenta. I borghesi del sesto arrondissement possono star tranquilli, non è il caso di prender la carrozza e filare a Coblenza con gli averi. È una rivolta, non una rivoluzione. La Francia con in testa sanculotti adolescenti, in un baccano esasperato, salda semplicemente i conti con il suo ennesimo inutile re, Macron. Tutto qui. Il re non può esser rieletto, il suo contratto a tempo determinato stava per scadere. Si poteva attendere qualche mese di infuocata campagna elettorale perché amministrativamente si cadaverizzasse. Hanno esaurito la pazienza, la misura era colma.
Nel Sessantotto i loro nonni si scontravano con la Celere perché potevano permettersi di disprezzare le carriere che la società proponeva pensando di accontentarli. Oggi i nipoti, che carriere non hanno più, li imitano perché nei licei manca la carta igienica, scorrazzano i topi e altre pedagogiche delizie. Dall’immaginazione al potere al riscaldamento per l’inverno. Le analisi che leggono in questa discesa agli inferi la palingenesi delle élites, il cataclisma del Sistema, valgono come vaniloquio noioso; quanto i buffi teoremi che scorgono nei licei in tumulto la zampa del Kgb, il jihadismo dei maranza, o il clan dei marsigliesi. Nessuna novità, anche nel Sessantotto si cercarono nella agitazione giovanile i “sobillatori”: tutti modi per evitare di guardare in faccia la realtà.
In Italia, manipolati da secoli di disastri, amiamo esibire stracci e piaghe purulente come se fossero medaglie. In Francia è obbligatorio nasconder tutto dietro la lucida perfezione di un museo intatto. Il Sessantotto, con tutto il suo carattere mitologico, segnò il trionfo della società dei consumi e non certo la sua demolizione. Venti anni fa le banlieue di altri adolescenti esasperati per la condizione umana di periferiche anime morte insorsero. Alla fine, arrivarono Sarkozy e Carlà. Che è dire tutto.
In un Paese così tenacemente conservatore come questo, nel quale le rivoluzioni in fondo si fanno per infondere nuovo vigore al conservatorismo, non è facile distinguere l’attuale dall’inattuale. Lo spirito conservatore è nella collettività, tutto ciò che esiste da queste parti ha valore. Il popolo che ha fama di aver fatto più rivoluzioni, in realtà, agisce con saggia avarizia. Come in natura nulla va perduto. Questo giustifica la straordinaria longevità delle istituzioni francesi e perché riescano, talora miracolosamente, a chiudersi in uno stato di perfetta cristallizzazione. È un fenomeno quasi di conservazione antropologica: quando incombono elezioni, dal museo delle cere, per popolare il presepio, tiran fuori le statuine che descrivevo trenta anni fa: Bayrou, Mélenchon, Hollande, Le Pen; perfino – incredibile! – come conservata nella formaldeide, Ségolène Royal, datata ed effimera Marianna…Caste anacronistiche a destra e gauche.
Come il palazzo in cui vive, perfetta copiatura della sede dei classici “monsieur le President” è un re, anzi di più: pretende alla successione di Zeus olimpico. Ma per questo deve accettare che su di lui vigili lo stesso occhio della nemesi che un tempo rendeva incerti i destini delle alte dimore dei re di Tebe. Così come Capetingi e Borboni, periodicamente deve sottoporsi a questa attrezzatura delicata e perfetta che ha dato alla rivoluzione moderna la precisione di una operazione chirurgica e insieme la praticità di un affare: la fronda, la rivolta. Dunque Macron è il tuo turno.
Dopo il tempo delle riverenze, “ l’europeista perfetto”, anzi “il salvatore dell’Europa litigiosa”, “uomo eccezionale”, eccetera, eccetera, era già alle forche caudine delle denigrazioni feroci, dei libelli. Oggi si fa fatica a trovarne uno che si guadagni il pane con le dedicatorie al bel Emmanuel. Gli studenti manovrano la ghigliottina, le tricoteuse sferruzzano attorno al palco.
Nel 2017 quando apparve all’orizzonte annunciò: «Farò di tutto perché coloro che votano per gli estremisti come Marine Le Pen non abbiano più alcuna ragione per farlo». Ben detto. Dopo due mandati lei è in testa e al secondo turno rischia di battersi con Mélenchon, le petit prof che incarna un avatar della Comune e che vuole vendicarsi della aristocrazia socialista che lo ha lasciato nei ranghi. E poi: dirige una democrazia di minoranza con una “Camera Introvabile” che non riesce a dar vita a un governo e nemmeno a una legge di bilancio; l’economia scricchiola all’italiana per il debito, i servizi pubblici agonizzano, cinquemila giovani sudditi sono in arresto per rivolta, la metà minorenni.
Anche l’impero africano o quanto ne restava si è chiuso con un avviso di sfratto dato dai popoli del derelitto Sahel. E la politica estera che perfino con Chirac ebbe guizzi di ardire o per lo meno qualche anacronismo profanatore? Dall’Ucraina al Venezuela al trumpismo, Emanuele il Volenteroso risulta un coatto dell’ordinario, con qualche fanfaronata: metto a disposizione le mie atomiche… frattaglie di grandeur. La Francia da tempo è diventata provincia.
In fondo Macron è stato soltanto un tipo seducente. Uno che incarnava con classe il ruolo del Potere. Lo hanno scelto per questo banchieri e azionisti (che hanno fatto nel suo decennio affari d’oro), non certo perché era un nuovo Richelieu della geopolitica o un grande economista: era una faccia nuova e di classe.
Nel corso degli anni la seduzione è destinata inesorabilmente a spegnersi. Senza vero talento e profondità di idee diventa narcisismo, esibizione, segatura. Dai gilet gialli agli studenti, la piazza mandava ruggiti e veleni, i proletari si eran messi a fare i maleducati; lui, senza mai un’ utocritica, un gesto di umiltà, ci mancherebbe!, licenziava primi ministri-fattorini e si specchiava nel Re Sole.
Nel ” Il principe ” Machiavelli fa innumerevoli casi in cui i regnanti fanno una brutta fine in tutte le epoche precedenti allo scrittore . Quindi non sono solo i francesi ad aver giustiziato il loro re . In ogni caso paragonare una mezza seg..a come Magron ad un monarca mi sembra un tantino da fuori dal mondo.
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