Secondo l’Istat il reddito disponibile sale molto meno rispetto alle spese per i consumi. I medici : «Spesa sanitaria insufficiente». Vertenza Ericsson, Meloni chiama l’ad e blocca i licenziamenti

(Stefano Iannaccone – editorialedomani.it) – Le famiglie risparmiano sempre meno: devono spendere tutto per arrivare a fine mese. La cura Meloni–Giorgetti continua a nuocere agli italiani. Così il racconto governativo del paese dei balocchi finisce per infrangersi ancora una volta contro la dura realtà riportata dai numeri diffusi dall’Istat: meno potere d’acquisto e redditi erosi.
L’Italia, dopo quattro anni di destra al potere, è un Paese più povero e con una pressione fiscale a livelli altissimi. A dispetto del fatto di una presidente del Consiglio che continua a vantare di aver diminuito le tasse. Dopo i dati preoccupanti messi neri su bianco dal ministero dell’Economia nel Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), anche l’Istituto nazionale di statistica ha mostrato un quadro a tinte fosche.

Meno risparmio
L’impoverimento, prima di tutto. Nel secondo trimestre del 2026 «il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,9 per cento» rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Un precipizio che si scontra con gli annunci sul sostegno al ceto medio.
E ancora: l’aumento del reddito disponibile è dello 0,4 per cento a fronte di consumi che crescono dell’1,7 per cento. «Il reddito disponibile delle famiglie ha segnato un aumento inferiore a quello della spesa per consumi finali», ha confermato l’Istat. Il risultato? La propensione al risparmio è scesa al 6,7 per cento: il calo è stato dell’1,2 per cento in confronto al trimestre precedente. Una fotografia degli affanni degli italiani.
«Le famiglie stanno intaccando i propri risparmi per sostenere le spese quotidiane. Non è un segnale di benessere, è il segnale di una difficoltà che il governo continua a non voler vedere», ha detto la deputata e vicepresidente del Pd, Chiara Gribaudo.
Una situazione che getta un’ulteriore ombra sulla prossima legge di Bilancio che Matteo Salvini su tutti vorrebbe espansiva. «Servono soldi per cantieri come questo, quindi una manovra deve essere fondata sul buon senso, ma anche sul coraggio, sulla visione, sull’investimento», ha detto il segretario della Lega.

Vola la pressione fiscale
La pressione fiscale è un’altra nota dolente per la destra al potere. Nel secondo trimestre ha raggiunto la cifra del 43,5 per cento «in aumento di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente», si legge nella nota dell’istituto di statistica. Del resto, il Mef di Giancarlo Giorgetti ha ammesso che il dato resterà almeno al 43 per cento sia nel 2026 sia nel 2027, nonostante le continue promesse di taglio delle tasse.
«Un bel risultato per colei che voleva inserire in Costituzione il tetto alla pressione fiscale», ha ironizzato la capogruppo di Italia viva al Senato, Raffaella Paita, ricordando una vecchia promessa di Meloni (il limite costituzionale del 40 per cento alla pressione fiscale). Da qui l’affondo anche verso il ministro dell’Economia: «Giorgetti, quello “competente”, continua a massacrare gli italiani con le sue politiche».
A evidenziare la lontananza tra realtà e i fatti, è stato il deputato di Avs, Nicola Fratoianni: «Solo qualche giorno fa, in una trasmissione tv, un’esponente della destra con cui mi stavo confrontando insisteva a dire trionfante che con questo governo non si mettono le mani in tasca degli italiani. Ed ecco che oggi la magia della destra scompare davanti alla realtà».

Sulla prospettiva della prossima manovra, resta poi il convitato della spesa sanitaria, che – come riportato da Domani – per il prossimo triennio scende al 6,3 per cento rispetto al Pil. Un dato lontanissimo dal 7,1 per cento dei paesi Ocse.Con il solito gioco di numeri, l’esecutivo rivendica l’incremento (in senso assoluto della spesa) fino a 160 miliardi di euro nel 2029. Senza però rapportarla al Prodotto interno lordo, che resta l’unico parametro concreto per valutare l’impegno dalla sanità.
Il segretario nazionale del sindacato dei medici Anaao Assomed, Pierino Di Silverio, intervistato dall’agenzia di stampa, AdnKronos, ha infatti ricordato: «I 160 miliardi previsti per il 2029 rappresentano più un titolo che una vera svolta. In rapporto al Pil, infatti, la spesa sanitaria resta inchiodata al 6,3 per cento fino al 2029, non lasciando margini sufficienti per affrontare la crisi del personale». Inoltre, «il testo non affronta direttamente il tema dei tetti di spesa per il personale, delle retribuzioni o della sicurezza negli ospedali». ha evidenziato Di Silverio.

Dal Movimento 5 stelle, la senatrice Vincenza Aloisio ha rimarcato: «Un’incidenza sul Pil così bassa certifica l’incapacità cronica di rispondere alle reali esigenze di cura dei cittadini, ponendosi in aperto contrasto persino con i moniti delle istituzioni internazionali».
Donna sola al comando
In mezzo al deserto del governo, Meloni ha dovuto affrontare un altro guaio che il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, non era riuscito a risolvere: la vertenza Ericsson. La premier ha chiamato l’amministratore delegato della società (che aveva annunciato 131 licenziamenti a Genova ndr) di fronte «alle strumentalizzazione politiche», hanno fatto sapere fonti di Palazzo Chigi.

Un paradosso che sia intervenuta per questioni politiche e non per l’urgenza della vicenda. Tuttavia, «dall’interlocuzione è scaturita la decisione dell’azienda di ritirare la procedura, dando vita a una soluzione responsabile che consente di aprire una nuova fase di dialogo sulle prospettive industriali e occupazionali di Ericsson in Italia» hanno aggiunto dalla presidenza del Consiglio. Un salvataggio in extremis, che conferma un problema strutturale: la presidente del Consiglio deve occuparsi tutti i dossier più delicati. Mentre il paese arranca sempre di più.
Urso non è in grado di leggere un testo, figuriamoci come gestisce il ministero!
E nel frattempo, con lo spegnimento dell’altoforno dell’ILVA, ci avviamo ad una decrescita industriale triste e incontrollata.
Ma grazie al PD probabilmente gioggia vincerà le prossime elezioni e ci renderà una piccola landa pronta a sollazzare ricchi Yankee e a disposizione per ogni necessità bellica dei padroni americani e sionisti.
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Una con la licenza alberghia in lingue, per giunta.
Ma che je frega a Gioggia, ha il villone da 1+ mln di euro con piscina, mica è ancora una coattella di periferia.
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