La sinistra rischia di scordare la storia. Ci sono situazione che non si affrontano con slogan o diserzione. Il ritorno del massimalismo

(di Ernesto Galli della Loggia – corriere.it) – La sinistra italiana scherza col fuoco. Essa rischia per la seconda volta nella sua storia di dare un contributo decisivo a consegnare il Paese ad un marasma irto di pericoli decretando, insieme, il proprio suicidio politico. E lo fa di nuovo a proposito della questione cruciale della guerra: come già fu nel 1919-20, quando la sua azione contribuì a produrre la nascita e la vittoria del fascismo.
Mi chiedo se di tutto questo abbia una pur pallida consapevolezza Virginia Libero, la ventottenne segretaria nazionale dei giovani del Partito democratico, fedelissima della Schlein, la quale l’altro giorno, in un comizio dai toni incendiari tenuto alla Festa dell’Unità a Reggio Emilia, rivolgendosi evidentemente alla maggioranza di governo ha detto: «Non saremo i soldati delle vostre guerre (…) alle guerre andateci voi perché noi organizzeremo i disertori. Per noi patria significa ripudiare la guerra (…) non saremo spettatori e arriveremo senza chiedere permesso». Una voce isolata? Per nulla. A rincalzo ecco infatti un altro membro della segreteria dei «giovani democratici» (mai denominazione mi è sembrata più inappropriata), Marco Rocco De Luca, che sempre in un comizio a Reggio Emilia, dopo aver rivendicato la propria qualifica di «nipote del comunismo italiano» ha dichiarato di voler «distruggere questo capitalismo e liberarci dal giogo imperialista Usa, dal giogo sionista e dall’oppressione dei potenti».
Sia quelle di Libero che quelle di De Luca sono parole intrise di un’aggressività roboante e di maniera, dettate solo da una sfrenata quanto infantile vis polemica, e specie per quanto riguarda la promessa di diserzione, gonfie di una retorica insurrezionalistica semplicemente grottesca dal momento che il governo italiano, oltre a una piena solidarietà politica, ha offerto all’Ucraina soprattutto materiale non militare e ha sempre assicurato che neppure un uomo o una donna del nostro esercito metteranno mai piede in quel Paese. Ma quelle risuonate a Reggio Emilia sono soprattutto parole stupefacenti sulla bocca di militanti del Pd perché incompatibili con qualsiasi opposizione che miri ad assumere responsabilità di governo in una democrazia parlamentare come quella italiana. Non da ultimo — vero segretaria Schlein? — per il piccolo particolare che esse sfidano apertamente il dettato di almeno due o tre articoli della Costituzione della Repubblica; e dunque sarebbe stato più che opportuno che qualcuno della segreteria del Pd si affrettasse a correggerle e magari a prenderne le distanze immediatamente e nel modo più netto.
Ciò che tuttavia dei comizi di Libero e di De Luca deve colpire di più l’opinione pubblica è qualcos’altro, a me pare. È il loro valore di sintomo, di spia, di un orientamento politico che negli ultimi anni ha conquistato parti significative della gioventù italiana. Di quella gravitante non solo nel mondo della sinistra diciamo così tradizionale. Sappiamo dai giornali, ad esempio, che Virginia Libero, oggi anche convinta militante pro Pal, è stata pure una «scout», cioè appartenente a un movimento giovanile proprio del mondo cattolico.
Che cosa si agita dunque nella mente di questa gioventù? Che cosa c’è dietro questo straparlare eccitato potenzialmente pronto però a divenire, o comunque ad alimentare, l’esaltazione violenta cui abbiamo assistito in tanti cortei degli ultimi anni?
Essenziale, mi sembra, una vasta ignoranza del passato, della storia. Dicendo questo non c’è in me alcuna volontà di disprezzo: se i giovani sanno poco è colpa soprattutto di noi «grandi» che negli ultimi decenni abbiamo fornito loro un’istruzione sbagliata e/o insufficiente.
Non conoscere la storia (e al suo posto invece una qualche mitologia ideologica) significa avere con la realtà sociale un rapporto che facilmente diviene un rapporto onirico, di sogno. In base al quale invece degli esseri umani in carne ed ossa ci si dipinge un mondo di angeli da una parte e di demoni dall’altra, un mondo in bianco e nero. Che o non conosce vincoli e costrizioni, e dunque nel quale tutto è possibile, o, viceversa, che è dominato da poteri onnipotenti e ostili con cui è inevitabile una guerra all’ultimo sangue. Ma dunque un mondo che per definizione non è quello della democrazia: intendo della democrazia dei partiti, delle elezioni e del parlamento, dominato dalla fatica del consenso e costantemente insidiato dal grigiore inevitabile del compromesso. Del compromesso non solo con l’avversario ma da quello ben più importante con i propri sogni.
E non basta, perché in una gioventù ignara della storia e perlopiù anche ignara — grazie al tenore di vita di cui bene o male gode — delle durezze dell’esistenza quotidiana, la mancanza di senso della realtà tende inevitabilmente a produrre quel veleno mortale della politica che è il moralismo. Moralismo che come si sa, è cosa ben diversa dall’avere principi morali e comportarsi seguendo tali principi, bensì vuol dire giudicare i fatti e le persone astraendo dalle circostanze e applicando unicamente il criterio di ciò che è formalmente giusto e ciò che è formalmente sbagliato. Ad esempio ponendo sullo stesso piano la violenza di chi aggredisce e la violenza di chi è aggredito e dunque considerando l’uno e l’altro colpevoli allo stesso modo di non volere «la pace».
Sono ormai anni che la sinistra italiana, lei stessa dimentica della storia, lungi dal contrastare tutto questo insieme di inclinazioni le ha viceversa coltivate e diffuse a piene mani trovando facile ascolto specie nella gioventù del Paese. Che oggi per bocca di Marco Rocco De Luca ci assicura baldanzosamente di essere pronta a «salpare con coraggio verso nuovi orizzonti». Benissimo, ma prima della partenza qualcuno l’avverta che Crosetto non è Cadorna, e che su quei nuovi orizzonti si staglia, in realtà, solo il profilo di un’ennesima, immancabile sconfitta.
Certamente meglio il tuo strisciante servilismo ai signori della guerra, usa o sion poco importa, quali sarebbero i 3 articoli della costituzione in contrasto con quello che ha osato dire lo sai solo tu, Elly dalle uno scappellotto se no a tel aviv si crucciano…..comunque in trincea c’è tanto posto posa la penna e vai che ti aspettano.
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Qualche personaggio un po’ anzianotto non ha capito che il discorso della Libero non si rivolgeva al governo di dx, bensì al PD e ai suoi ” cacicchi”.
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I soliti sedicenti sapientoni di una verità a senso unico, in contrasto coi fatti e con analoghi avvenimenti nel mondo, cui si applicano due pesi e due misure. Insomma, la solita cortina fumogena e mistificazione della realtà.
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“…Non conoscere la storia (e al suo posto invece una qualche mitologia ideologica) significa avere con la realtà sociale un rapporto che facilmente diviene un rapporto onirico, di sogno. In base al quale invece degli esseri umani in carne ed ossa ci si dipinge un mondo di angeli da una parte e di demoni dall’altra, un mondo in bianco e nero…”
E Galli della Loggia conferma che da “storico” non conosce la Storia ma ha un rapporto onirico con essa.
Angeli da una parte e Demoni dall’altra….lui accusa ciò, lui…
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L”italia ripudia la guerra,mi sembra sia scritto nella Costituzione, ergo coloro che hanno combattuto per liberare l’Italia uscita distrutta dalla Seconda Guerra Mondiale, l’hanno voluta scongiurare per sempre quella guerra, caro Gallo del Pollaio!
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lo sapevo che non dovevo leggere il trinomio mefitico. Mi fa talmente arrabbiare che mi viene la nausea.
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