Inizia oggi la tradizionale due giorni sul pratone nel Bergamasco. Sull’asfalto e sui muri insulti contro il ministro dei Trasporti: “Ponte=Mafia”, “-Mojito, +Treni”

A Pontida scritte contro Matteo Salvini alla vigilia della due giorni leghista (Foto di Paolo Berizzi)

(Paolo Berizzi – repubblica.it) – PONTIDA – “Salverdini traditore”. “Salvini ridacci la Lega”. “Ponte=mafia”. “- mojito + treni”, e via di questo tenore. Scritte vergate con vernice bianca (tipo gare ciclistiche) sull’asfalto, sui muri, sui pali dell’illuminazione. A Pontida. Scritte più che esplicite indirizzate a Matteo Salvini. La roccaforte storica della Lega si prepara (anche) così ad ospitare, oggi e domani, come da tradizione, la due giorni identitaria e comunitaria della Lega sul – e intorno al – mitico pratone un tempo padano. Clima teso, dunque, alla vigilia del raduno e prime avvisaglie di contestazione al segretario federale. Mai, nella storia della Lega, era successo che a Pontida le ore precedenti la kermesse del partito fossero così agitate; e mai – dai tempi di Bossi, con cui il rito di Pontida iniziò – si erano visti insulti e slogan così duri contro un segretario federale. “Non credo che i leghisti vogliano polemiche al raduno. Ci sarà anche l’omaggio al genio assoluto che ci ha riuniti lì: Umberto Bossi”. Con queste parole, in un’intervista al Corriere della Sera, Salvini aveva provato l’altro giorno a spegnere le polemiche e gli “avvertimenti” provenienti da mesi dal fronte dei “nordisti” che si riconoscono nella corrente dei “governatori” – in testa Attilio Fontana insieme al capogruppo al Senato Massimiliano Romeo.

Un tentativo ripetuto anche, con una sorta di moral suasion, nell’incontro avvenuto giovedì pomeriggio a Milano con lo stesso Fontana, Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e Maurizio Fugatti (“a Pontida evitate che mi fischino”, è stato l’appello). Tuttavia l’accorato altolà di Salvini non pare avere sortito effetto, almeno finora e almeno a giudicare dalle scritte che da ore stanno tappezzando le strade di Pontida. Sia oggi sia domani l’ex Capitano sarà qui: stasera per benedire Padania Giovani, il raduno dei militanti di Lega Giovani tra i quali – giusto per aggiungere altri tizzoni ardenti – sono montate le proteste contro il responsabile (deputato e ultrà salviniano) Luca Toccalini. E domani Salvini sarà ovviamente sul palco del pratone per il comizio finale del raduno. Lo fischieranno? Lo contesteranno? “Non si sa…”, ripetevano ieri sera fonti vicine ai leghisti “nordisti”. Sono gli anti-salviniani, quelli che – per bocca di Romeo e Fontana -, da quest’estate chiedono un cambio di passo a Salvini nella gestione e nella linea del partito, e anche la modifica dello statuto. Le proteste negli ultimi giorni sono cresciute: la prova plastica sono le centinaia di persone che, prima ad Alzano Lombardo e poi a Lazzate, hanno partecipato ai due eventi che hanno visto sul palco il tandem Romeo-Fontana (l’occasione era la presentazione del libro scritto dal capogruppo al Senato, titolo “Fare la Lega”). Poi ci sono le altre anime, che sembrano saldarsi: gli ex leghisti che hanno dato vita al Partito Popolare del Nord (il capofila è l’ex ministro bossiano Roberto Castelli), Patto per il Nord di cui è segretario Paolo Grimoldi (anche lui ex Lega), e infine i frondisti riuniti dall’ex parlamentare Gianluca Pini che ha creato un comitato per rilanciare la Lega Nord (e il suo simbolo con l’Alberto da Giussano, oggi ancora utilizzato dalla Lega Salvini premier) attraverso un congresso. Sia Grimoldi che Pini hanno fatto sapere che domani non saranno a Pontida: ma questo non significa che non ci saranno i loro. Magari proprio per farsi sentire.

“La militanza leghista che ancora crede nell’autonomia del Nord attende con speranza e qualche illusione l’ennesimo raduno di Pontida – si legge in una nota firmata da Giulio Arrighini, ex Deputato della Lega Nord, Segretario Regionale Lombardia del Partito Popolare del Nord -. Quando si è creduto tanto in un progetto politico, si è lavorato, si è affidato un pezzo della propria passione e esistenza ad un ideale ma ancora di più ad un leader, è naturale sperare che il prossimo evento di partito sia quello risolutivo, quello che sistema tutto e fa dimenticare delusioni, cancella amarezze e tanti dubbi. Ad alimentare la speranza hanno contribuito le recenti schermaglie in casa leghista con improbabili richiami al passato, come se gli interpreti di queste rimostranze in questi anni fossero stati altrove, in un non luogo, come il “territorio” al quale fanno spesso riferimento, come se la Lombardia, il Veneto, la Padania non avessero un nome. Quasi che nominare quelle Patrie richiedesse coraggio, lo stesso che non hanno avuto mentre i temi identitari e culturali venivano archiviati per far posto alla svolta “naziunale”. Come se il Nord fosse una cosa da togliere dalla naftalina ogni volta che si avvicina una campagna elettorale, una candidatura ma ancora di più una non candidatura. Sul Sacro Prato – aggiunge Arrighini – , fra le bancarelle di Nduja calabresi, pallotte cacio e ova abruzzesi e Caponate siciliane la fronda avanzerà le proprie richieste e qualche candidatura verrà concessa, spacciandola in chiave nordista ma la prova che mentono e tradiscono la troveremo nella loro ormai annose attività parlamentari non diverse da quelle di un deputato di FI o FdI dove si tratta di ponti sullo stretto, ZES al Sud ma mai di Nord. Bisognerà, prima o poi spulciare e vedere cosa hanno prodotto parlamentari che sono stati votati e pagati per tutelare il Nord, così come farebbe chiunque abbia pagato, e non solo in denaro, per un servizio”.

Rilancio della questione settentrionale e raffreddamento del motore “nazionalista”; collegialità nella gestione del partito (con la nomina di nuovi vicesegretari), modifica dello Statuto. Sono le richieste fatte e rifatte a Salvini dai “nordisti” o, se si preferisce, del fronte dei “governatori”. Finora il segretario federale ha preso tempo, provando a siglare una specie di tregua proprio in vista di Pontida. Avrà effetto? Funzionerà? Le incognite aleggiano sul pratone. Per “arginare” un’eventuale e possibile contestazione Salvini ha mobilitato le sezioni del Centro e Sud Italia: un treno speciale e un centinaio di pullman sono in arrivo da Lazio e regioni meridionali. Anche questo, in fondo, pare surreale vista la storia della Lega federalista e secessionista di Bossi, ma tant’è. “La Lega vince unita, non possiamo pensare a partiti nei partiti – ha detto ieri il vicepremier e ministro dei trasporti a Mattino 5 -. A Pontida parleremo di pensioni, dei giovani, della sicurezza, non parleremo di filosofia o di altro”, ha aggiunto facendo il pompiere. Quando gli hanno chiesto se l giornata di domani a Pontida rappresenta un esame, Salvini ha risposto “io l’esame me lo faccio tutti i giorni, cercando di andare a letto con la coscienza apposto”. Mentre cercava di spegnere le polemiche – che però continuano – Salvini ha affidato al sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, un suo fedelissimo, il compito di provare a allentare la tensione all’interno del partito. Ed è arrivata una dichiarazione che sembrerebbe scongiurare l’ipotesi di una possibile epurazione – che circola da giorni – di Massimiliano Romeo. “Romeo ha fatto il capogruppo, fa il capogruppo e farà il capogruppo – ha detto Durigon – Sta lavorando bene, dopodiché sulla metodologia di come si può cambiare qualcosa in Lega la vedo in modo diverso da un libro. Anche con lui – è la promessa finale, chissà se un avvertimento – faremo una discussione serena e sarà al confronto di Pontida che lo faremo nelle giuste maniere per fare bene al partito”. Non resta che attendere che sul pratone si aprano le danze, chiamiamole così