
(Daniele Barni – lafionda.org) – Ci troviamo alla fine dell’estate e delle vacanze. E vogliamo trastullarci con un ultimo divertimento, come quei turisti che sulla spiaggia, sazi di sole e di risate, si concedono l’ultimo tiro di pallina o di pallone prima di chiudere l’ombrellone e recarsi a cena in hotel. Un divertimento, però, di logica, applicata alla politica italiana. In particolare, alla Sinistra e a Matteo Renzi, o a eventuali sue mascherature, come Silvia Salis e Alessandro Onorato.
Sembra che il Gran Rottamatore sia stato preso dalla fregola di rientrare a sinistra, nel cosiddetto “campo largo”. Fregola, a quanto pare, incoraggiata o non ostacolata da Elly Schlein e dagli altri dirigenti del PD. Intanto, dilaga lo sconcerto fra gli elettori, fra i partiti della coalizione, primo fra tutti il Movimento Cinque Stelle, e fra quei pochi analisti che ancora pensano senza buttare gli occhi alla banderuola. Possibile, si stanno chiedendo in molti, che il Partito Democratico sia posseduto da tanto autolesionismo, da tanto masochismo, da questa vera e propria Sindrome di Stoccolma? Possibile che il PD si fidi ancora di chi: ha fatto bere ai lavoratori italiani il ricinale Jobs Act; ha giurato solennemente, nel 2016, che avrebbe abbandonato la politica se avesse perso il referendum confermativo sulla sua riforma costituzionale, per cavarsela, dopo la sconfitta, fischiettando; ha buggerato tutti i suoi alleati, da Giuseppe Conte a Carlo Calenda; fa l’amicone dello squarta-giornalisti Mohammad bin Salman Al Sa’ud; ha accolto, nel 2014, Silvio Berlusconi al Nazareno, sede del Partito Democratico, per stipulare con cotanto statista, frodatore del fisco (sentenza di Cassazione 35729/13) e finanziatore della mafia (sentenza di Cassazione 28225/14), un accordo su sciocchezzuole come la riforma della legge elettorale e della Costituzione?
Ma applichiamo la logica. Partiamo da una prima ipotesi disgiuntivo-esclusiva. O la Schlein e il gruppo dirigente del PD sono bischeri, come si dice a Firenze, minchioni, come si dice a Palermo, pirla, come si dice a Milano, oppure sono costretti da qualcuno a riaccogliere Italia Viva e il suo fondatore nella coalizione. Dato che, anche per tema di querele, dobbiamo escludere che Elly & Co. siano pirla, minchioni o bischeri, non possiamo che affidarci al secondo corno dell’ipotesi: qualcuno impone al Partito Democratico ciò a cui non vorrebbe sottostare.
Proseguiamo con un’ipotesi implicativa. Se qualcuno può imporre a un partito di concludere un’operazione politica, ovvero l’ingresso di Renzi e Italia Viva in coalizione, che, stando ai sondaggi, con ogni probabilità gli farebbe perdere elettori ed elezioni; cioè, se qualcuno può imporre a un partito politico di suicidarsi, questo qualcuno deve essere davvero potente. E chi potrebbe essere così potente? Più potente di un partito fatto di milioni di persone, elettori, militanti, dirigenti? Quale potentato interno o estero potrebbe essere più forte di un grande partito?
Proviamo a seguire le impronte, a unirle, per tracciare il disegno. Nel 2015, Denis Verdini, uomo forte di Berlusconi in Toscana, dopo un pranzo con questi, annuncia la sua fuoriuscita da Forza Italia e, trascorsi pochi giorni, appoggia il governo Renzi con un pugno di fedelissimi. Strano, vero? Una rottura tra due vecchi compari dopo un pranzo, a pancia piena. In realtà, è tutto concordato. Berlusconi, con questa operazione, dà l’avallo al governo renziano e vi pone a guardia un suo mastino. Nel 2014, come ricordato sopra, il Grande Rottamatore, da segretario del Partito Democratico, sigla con Berlusconi il cosiddetto “patto del Nazareno”. Ma non è la prima volta che i due si incontrano. Nel 2010, Renzi, da sindaco di Firenze, compie una visita riservata ad Arcore per parlare dei problemi del capoluogo toscano (sic!). Visita che susciterà in molti perplessità e polemiche. Nel 1994, il giovine Matteo partecipa su Canale 5 alla Ruota della Fortuna di Mike Bongiorno, vincendo 48,4 milioni di lire.
Già, Canale 5, Mediaset: proprio a Mediaset potrebbero condurre le impronte, e alla famiglia Berlusconi. Ma non famiglia in quanto tale, bensì in quanto perno del sistema gigantesco di interessi che le trottola intorno. La famiglia Berlusconi è la politica, in cui aggeggia tramite Forza Italia. È il sistema bancario, in cui si è intrufolata con Mediolanum. È il sistema industriale, in cui spicca con le sue tante aziende, prima fra tutte Mediaset. E con Mediaset è l’informazione, il cinema, la radio e, insieme alla casa editrice Mondadori, l’editoria. La famiglia Berlusconi, è il Sistema. Un pachiderma di denaro e di interessi spaventato da un topolino, il Movimento Cinque Stelle, con la sua carica antisistema, che potrebbe far deflagrare equilibri di potere sistemati con certosina cura nei decenni. Il sistema politico-economico italiano, con informazione al guinzaglio, è terrorizzato dal Movimento. Di tutto ha fatto per neutralizzarlo. E, oggi, un Renzi buttato nel centrosinistra potrebbe essere un utile strumento di interdizione e di ricatto.
Ma proviamo a seguire altre impronte, altri profili: Renzi conduce a bin Salman; questo all’Arabia Saudita; questa al suo grande alleato occidentale, gli Stati Uniti; questi a Israele, loro perno in Medio Oriente; questo alla guerra con Hamas, Hezbollah, Houthi, Iran; queste guerre all’altra guerra, tra Russia e Ucraina; questa agli equilibri internazionali, in cui sono coinvolti, oltre l’Iran, Cina, India, Corea del Nord e del Sud, Brasile, Giappone e, alla fine della catena, l’Italia. Il nostro paese, provincia dell’impero talassocratico yankee, ne è pedina importante, posta in mezzo al Mediterraneo, tra Oriente e Occidente. Gli americani non possono e non vogliono rischiare che essa non risponda ai movimenti che loro intendono imprimerle sullo scacchiere mondiale e mediterraneo. Il governo Meloni, fascista o meno agli americani non interessa, così pedissequo alla Nato, al di là dell’Atlantico piace da impazzire. Così come piacerebbe un governo PD, dentro al centrosinistra o, meglio, in un’ammucchiata tecnica. Ma, ancora una volta, non piace per niente, in un momento storico e geopolitico delicato come questo, un governo del Partito Democratico con il Movimento Cinque Stelle. Quest’ultimi sono troppo filo-pacifisti, filo-palestinesi, filo-cinesi, insomma troppo liberi e ingestibili. E, ancora una volta, un Renzi buttato nel centrosinistra potrebbe essere un utile strumento di interdizione e di ricatto. Per gli americani di garanzia.
Ed Elly Schlein? Quali sono le sue tracce? Nel 2008 partecipa come volontaria alla campagna elettorale di Barack Obama. Replica per la sua rielezione nel 2012. Parla bene l’inglese. Non è per caso che da Washington o dall’ambasciata americana a Roma, in Via Vittorio Veneto, sia partita una telefonata alla segreteria del PD in cui si è fatta a Elly, in un inglese chiarissimo, un’offerta impossibile da rifiutare?
Non so se le nostre siano divagazioni estive o ipotesi vicine al vero. So, però, che applicare la logica aiuta a capire. E so che la politica si avvale spesso di personaggi improbabili per le sue macchinazioni. Basti osservare lo spazio, spropositato rispetto al gradimento e al consenso, che nei media è dato a Renzi e alla sua conventicola.
Ci sembra opportuno concludere con una doppia implicazione logica. Se e solo se politici come Renzi saranno esclusi dal cosiddetto “campo largo” della sinistra, questa potrà rinnovarsi nei metodi e nei programmi al fine di cambiare, si spera in meglio, l’Italia.
“Se e solo se politici come Renzi saranno esclusi dal cosiddetto “campo largo” della sinistra, questa potrà rinnovarsi nei metodi e nei programmi al fine di cambiare, si spera in meglio, l’Italia.”
Esattamente.
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Considerato il punto surreale al quale si è arrivati oggi con le leggi elettorali, a questo punto si potrebbero introdurre le “Spreferenze” 🤣🤣🤣
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🤦♂️🤣
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E potrebbero guadagnare voti.
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Le spreferenze ovverossia persone false e ingannatrici che si intrufolano come dei ratti nella torta
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Si intrufolano perchè sono degli inflitrati. Gente torbida, manovrata da forze occulte.
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A me appare evidente che la sig.ra Schlein era la persona giusta per svuotare il PD di ogni caratterizzazione di sx. Una che vota a Bruxelles con la dx e che a Roma sembra stare all’opposizione. È finito lo Stato Pontificio di Pio IX, finirà anche questa dx e la pseudo sinistra a rimorchio.
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Sommessamente dico che Matteo Renzi è un problema minore nel campo progressista.
Il problema principale è l’incompatibilità in politica estera e in visione geopolitica tra i 2 Partiti principali nel campo alternativo alle destre.
La verità è che un programma comune sui temi che ho sopra elencato è quasi impossibile. E forse Renzi, in merito, è più malleabile dei Guerini, Fassino, Quartapelle, Gori etc.
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Per non dimenticare (CHI E’ RENZI):
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