Il fondatore al podcast di Fedez accusa il leader: “Sussurra ai cavilli”. Oggi il voto della base sul programma: incognita armi

Giuseppe Conte 

(di Gabriella Cerami – repubblica.it) – Il reietto, l’avvelenatore di pozzi. «Io ho già dato», Giuseppe Conte, farina di Grillo, non vuole mangiarne più. E in questa guerra che ormai va avanti da anni l’ex premier fa argine al fondatore che vuole drenare i voti M5s, forse con un nuovo partito o comunque riprendendosi il simbolo in un’aula di tribunale. «Dica quello che vuole, ma Grillo non è più una questione che riguarda il Movimento», dice l’ex premier ospite di Dritto e Rovescio su Rete4. E poi l’affondo, che fa riferimento all’idea che il comico genovese voglia far cassa con il contrassegno a cinque stelle: «I problemi economici di Grillo non sono più i miei. A noi interessano i problemi economici degli italiani».

Il presidente M5s ha calibrato bene le parole, ha avuto una giornata per riflettere sul tenore delle risposte. In mattinata infatti erano uscite le anticipazioni dell’intervista di Grillo che andrà in onda lunedì a Pulp Podcast condotto da Fedez. L’ex garante non sta più in disparte, rintanato nella sua Marina di Bibbona o a Genova o in Sardegna. Invece si agita, fa telefonate e chiede di farle, contatta ex grillini o chiede di contattarli, tesse la sua rete ripartendo dai suoi fedelissimi. Sogna, secondo quanto raccontato dal Fatto Quotidiano, un partito realizzato anche con l’intelligenza artificiale.

Ma al di là della concretezza dell’evoluzione di questa operazione, il dato certo è che Grillo vuol far male alla sua creatura che adesso considera «un’altra cosa», rispetto a quella che lui e Gianroberto Casaleggio avevano creato. Tra l’altro, anche se con il figlio Davide i rapporti si erano raffreddati, viene raccontato che invece adesso i due siano tornati a parlare e non in modo sporadico. L’obiettivo comune è vincere la causa in tribunale e riavere il simbolo. Per farne cosa? «Metterlo in una teca», disse una volta Casaleggio junior. La prima udienza è fissata per il 17 gennaio. Con ogni probabilità non si farà in tempo ad avere un responso entro le prossime elezioni, nel frattempo però Conte sarà il bersaglio continuo del fondatore che non ha accettato la cacciata.

Quello con Fedez è solo un assaggio. «M5s ora è in mano al reverendo Jones, l’uomo che sussurrava ai cavilli», dice Grillo, «un Movimento che di progressista ha solo la paralisi della mente, progressiva». E poi ancora: «Andiamo in un caos straordinario. Mi sento postumo di me stesso da vivo, perché tutte le cose che dicevo vent’anni fa devono ancora arrivare».

L’intervista, pubblicata sugli account di Fedez e di Grillo, è stata poi rilanciata su Instagram dalla pagina di Esperia Italia, un canale media dedicato a politica e attualità fondato da Pietro Dettori, collaboratore dell’ex garante dai tempi della nascita del Movimento. Un’azione social che non è passata inosservata, in prospettiva futura, dentro e fuori il partito.

Il podcast, non a caso, andrà in onda il giorno dopo la conclusione dei lavori di Nova 2.0, l’assemblea M5S chiamata a decidere i punti programmatici che Conte dovrà sottoporre agli alleati quando si siederanno al tavolo di coalizione. Ieri, durante una riunione fiume del consiglio nazionale, sono stati scritti i quesiti da sottoporre da oggi al voto, tra questi quelli sulla politica estera.

In particolare la formulazione della proposta sul riarmo, se inserire o meno la questione dell’invio di aiuti militari in Ucraina. Intanto Conte manda un messaggio agli alleati: «Se qualcuno pensa di fare un governo progressista e continuare con la stessa politica del governo Meloni, inviare armi in Ucraina e riarmare la Germania, sappia che è impossibile». Parole, quelle su Kiev, che una gran parte del Pd ha già più volte respinto al mittente. Dopo Nova sarà tempo di compromessi.