
(estr. di Massimo Fini – ilfattoquotidiano.it) – […] “L’amore? L’eterno odio tra i sessi” (Friedrich Nietzsche)
Una documentazione Istat in collaborazione con la Fondazione per la Natalità certifica un trend in atto da decenni, non solo in Italia, ma in tutto l’Occidente: nascono sempre meno bambini. Il tasso di natalità dell’Italia è 1,4. Per avere un ricambio generazionale equilibrato il tasso di natalità dovrebbe superare, almeno di un poco, il 2%. Si afferma che le cause principali in questo trend al ribasso siano economiche: stipendi bassi, lavoro precario, poco welfare. Ma è difficile sostenerlo. In Africa nera, che non gode certamente di una buona salute economica, depredata dai successivi colonialismi e ora da quelli di nuovo conio mascherati al solito con buone intenzioni, tipo i vari “piani Mattei” che altro non sono che ulteriori azioni di rapina delle risorse di quei Paesi, il tasso di natalità è del 4,6, con punte di 6 in Paesi come Niger, Somalia e Ciad. Ciò provoca in stretta correlazione un invecchiamento progressivo della popolazione: andando avanti di questo passo, in un futuro molto prossimo, un manipolo di giovani dovrà sostenere economicamente, e anche psicologicamente, un esercito di anziani sempre più deboli nonostante le diavolerie escogitate dalla medicina tecnologica. Per i giovani e anche i non proprio giovani di oggi la pensione è una chimera, un miraggio, un’irraggiungibile fata Morgana.
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Non solo si fanno sempre meno figli, ma li si fa, quando li si fa, in età sempre più avanzata. La medicina tecnologica, sempre lei, ha convinto le donne che si possono fare figli a qualsiasi età. Non è così. La donna raggiunge il massimo della fecondità intorno ai 27 anni, poi va lentamente a scemare. Se tu vuoi avere il primo figlio oltre i 40 anni vai incontro a grandi difficoltà, devi ricorrere alla fecondazione omologa (con i gameti della coppia) o eterologa (con donatori esterni). Con l’ulteriore risultato che il figlio non avrà a che fare con genitori forti, atletici, ma con dei nonni con tutte le debolezze fisiche di quell’età. Chi ha avuto un figlio in età normale, un figlio maschio intendo (il rapporto fra padre e figlia è molto più complesso, come quello fra madre e figlia), sa quanto sia esaltante allevare e educare i figli a qualsiasi gioco atletico, sia esso il calcio o la bici, per poi esserne inevitabilmente superati. Per anni ho fatto gite in bici anche parecchio lunghe con mio figlio Matteo, finché un giorno lo sciagurato mi ha detto: “Non vengo più con te, papà, vai troppo piano!”. Non era solo il raggiungimento di una parità fisica, ma anche psicologica: era pronto per andare per la sua strada. È la storia di Bambi, il figlio del Re della foresta, che lo aiuta e lo protegge finché non è in grado di cavarsela da solo. Un rapporto quasi invertito è quello con la musica. I nostri figli sono tautologicamente figli del loro tempo e ascoltano musica del loro tempo, messi a loro volta in imbarazzo dalla Velocità, altro demone del mondo moderno, insieme alla Tecnologia e all’Economia, con cui cambiano i generi. Noi ascoltiamo musica che potremmo definire vintage. Un qualche accordo si può raggiungere sulla musica classica perché la classica, per definizione, è eterna (sia detto di passata: dopo la Sonata al chiaro di Luna di Beethoven si sarebbe anche potuto smettere di fare musica).
Si fanno pochi figli, ma i giovani fanno ancora all’amore? Senza ricorrere al Medioevo, dove i figli rappresentavano anche una forza lavoro, fino a pochi anni fa non era raro vedere in giro famiglie numerose. Oggi i giovani, parlo soprattutto dei maschi, hanno mille modi di soddisfare le proprie esigenze erotiche senza arrivare a un contatto fisico: ci sono i siti specializzati, ci sono immagini di rapporti intimi fra coppie che, con la complicità o l’ingenuità di lei, viaggiano ininterrottamente nel mondo digitale. Siamo diventati un mondo di voyeur.
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C’è infine un altro elemento: i maschi sono terrorizzati dall’aggressività della donna di oggi, liberata ed emancipata, un’aggressività che c’è sempre stata, ma in termini più raffinati e subdoli. Mi ha raccontato lo psicologo che qualche anno fa si occupava della selezione dei candidati che volevano entrare nei 5 Stelle, che uno dei problemi, e forse il principale, era la loro impotenza con le donne. Il medico li mandava da uno specialista che accertava che dal punto di vista fisico questi ragazzi erano perfettamente funzionali. Il problema era quindi squisitamente psicologico, ciò spiega, forse, l’aumento dell’omosessualità maschile (quella delle donne è più nascosta, come più nascosto è il loro sesso).
[…] In realtà il maschio ha avuto sempre un complesso d’inferiorità nei confronti della donna che, antropologicamente parlando, è la vera protagonista dell’esistenza, perché è colei che dà la vita. Lo spiega magistralmente D.H. Lawrence, l’autore di L’amante di Lady Chatterley: “Quasi tutti gli uomini, nel momento stesso in cui impongono i loro egoistici diritti di maschi padroni, tacitamente accettano il fatto della superiorità della donna come apportatrice di vita. Tacitamente credono nel culto di ciò che è femminile. E per quanto possano reagire contro questa credenza, detestando le loro donne, ricorrendo alle prostitute, all’alcol e a qualsiasi altra cosa, in ribellione contro questo grande dogma ignominioso della sacra superiorità della donna, pure non fanno ancor sempre che profanare il dio della loro vera fede. Profanando la donna essi continuano, per quanto negativamente, a concederle il loro culto”.