
(di Luca De Carolis – ilfattoquotidiano.it) – Il tono è pacato, il contenuto molto meno. “Elly Schlein sostiene che uno non vale uno? Per me significa che contano i cittadini, la cui stragrande maggioranza, il 60-70%, dice basta a questa escalation militare a suon di armi” sostiene Giuseppe Conte da Frosinone, dove presenta il suo libro Una nuova primavera. Rivendica una primazia, nella linea pacifista e nella capacità di coinvolgere mondi diversi, almeno rispetto al Pd. Anche quando rammenta che “noi abbiamo portato centinaia di migliaia di persone in piazza contro il riarmo”. Per poi rinfacciarle: “È Elly a volere Matteo Renzi in coalizione”. E siamo di nuovo alla competizione per quelle primarie che per l’ex premier sono inevitabili: “Dopo le parole di Schlein in direzione non ci sono più alternative. Lei ha confermato che vede due strade: o la candidata premier è lei, oppure ci saranno le primarie. E io credo che a questo punto la via sarà quella delle primarie, perché dobbiamo sempre preferire la partecipazione democratica”. Conta questo per i Cinque Stelle, che derubricano come “parole per tenere buono il suo partito” le sillabe puntute della segretaria (“Noi abbiamo il doppio dei voti delle altre forze”). Schermaglie, nel giorno in cui la partita molto presunta sul terzo nome esce probabilmente di scena.
Raccontano che il leader dei 5Stelle ne avesse ricominciato a parlare come alternativa ai gazebo da un mese, nelle riunioni interne. Poi negli ultimi giorni lo ha detto anche in pubblico: per mettere fretta a Elly Schlein, che vede “troppo lenta”. Da settimane l’avvocato insiste sulla necessità di convocare i gazebo “prima possibile”. Ossia per dicembre, nella sua prima versione. Tempistica ormai impossibile. Così ora dal M5S auspicano che si vada ai gazebo “tra fine gennaio e i primi di febbraio”. Nell’attesa, l’ex premier ha mandato in avanscoperta la vicepresidente Vittoria Baldino, che a Un giorno da pecora ha evocato come terza opzione Pier Luigi Bersani. Poi è stato lui stesso a sostenerlo: “Avevo proposto al Pd di ragionare su un terzo nome, anche di recente, ma hanno rifiutato”. Ma davvero avrebbe rilanciato su un accordo? Dal Pd negano. E anche altri fronti del campo largo si mostrano scettici: “Giuseppe il terzo nome non l’ha mai voluto, altrimenti avremmo convinto Elly a farsi da parte…”. Ma il tema dei tempi divide ancora i due partiti. Due giorni fa alla Camera il responsabile organizzazione dem, Igor Taruffi, è sbottato di fronte ai cronisti: “Chi vi dice che siamo in ritardo con le primarie? L’importante è farle nel momento giusto”. E ieri la stessa Schlein è stata urticante nei confronti dei 5S: “Noi siamo pronti da febbraio sul programma, mentre altri solo da fine settembre”. E gli altri ovviamente sono i 5Stelle, che hanno appena terminato Nova. Schermaglie, prima delle primarie che Conte promette di giocare “con spirito unitario”: “Non permetterò che diventino un duello rusticano”. Ma dal palco di Frosinone poi scandisce: “Schlein si sta assumendo una grande responsabilità nel voler coinvolgere Matteo Renzi, il Pd vuole fargli da garante”. Tradotto, del fu rottamatore dovrà rispondere lei. E altro che tregua.
E’ dall’esterno/estero, che vogliono Renzi in coalizione, proprio con l’obbiettivo di far fallire il “campo largo”, sempre a mio modesto parere…
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E come dovrebbe funzionare questa “garanzia”? Se Renzi un giorno fa saltare il banco cosa può fare la Schlein? Chiama i carabinieri?
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Non credo che abbia le capacità e l’opportunità di portare a casa altri vantaggiosi miliardi dall’Europa, quindi il sicario rimarrebbe utilizzato.
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Potrebbe voler dire che, se Renzi viene coinvolto, il PD deve metterlo in una condizione politica in cui non ha i numeri per far saltare il banco da solo. Qualunque sua iniziativa dovrebbe comunque passare da una maggioranza interna al Pd.
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Comunque, al di là delle critiche legittime o meno, agli elettori cosa resta da fare?
Qualcuno dovrà governare, quindi le opzioni reali sono poche:
1) Votare in modo deciso una formula alternativa a questo governo, evitando di disperdere il voto.
2) Votare per confermare questo governo.
3) Non votare e scoprire poi cosa accade: un “miracolo” (vedi punto 1) o una “catastrofe” (vedi punto 2)..
Mi sfugge qualche altra possibilità concreta?
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