(estr. di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – […] Tra le svariate boutade (o per meglio dire “butanade”) di cui avidamente si nutrono stampa e talk – del tipo: Meloni direbbe di no ai voti di Vannacci anche a costo di non raggiungere il premio di maggioranza; oppure, con la sua riforma elettorale la premier sarebbe disposta, perfino, a far vincere il centrosinistra pur di assicurare la governabilità del Paese – la barzelletta del cosiddetto Federatore, a cui ricorrere per evitare lo scontro Schlein-Conte nelle primarie, le supera tutte. Già fa abbastanza sorridere il termine pomposo applicato a un tizio che dovrebbe “federare” non si sa bene chi e cosa, ma a farci sbellicare è l’immagine stessa del tizio – immaginiamo abbigliato per la bisogna in grande uniforme, provvisto di alamari e tutto il resto – colto mentre si appropinqua a federare. Figura che sembra fatta apposta per spargere altra benzina (con quello che costa) sul fuoco in un campo più o meno largo dove ogni scusa è buona per baccagliare.

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Tra i profili più gettonati ci sono gli iscritti al club dei centristi moderati e bene educati, una moltitudine di cui abbiamo perso il conto. Il nostro preferito resta di gran lunga il leader della formazione Più Uno che dopo l’adesione di Franco Gabrielli può legittimamente chiamarsi Più Due. Ma pure: Attenti a quei due. O anche a quei tre se, con tutto il rispetto per la micidiale combinazione esattore-poliziotto, all’ex direttore dell’Agenzia delle entrate e all’ex capo della Polizia si aggiungesse un altro profilo di vasta popolarità tra le masse. Poniamo, un imprenditore riformista delle pompe funebri o magari l’esorcista. Come possibile federatrice, e dunque potenziale terzo nome per mettere d’accordo tutti, ci sarebbe l’immancabile Silvia Salis. Anche se non tutto l’elettorato femminile progressista, quello per dire che la sera torna a casa sfinito e con i rifiuti da buttare nei cassonetti, si dichiara d’accordo con le meravigliose calzature Manolo Blahnik e altre griffe indossate della sindaca di Genova.

[…] Giorni fa, Siegmund Ginzberg, firma e corrispondente dall’America dell’“Unità” dei tempi d’oro, e dunque esperto del ramo, ha scritto sul “Foglio” che “la sinistra in Italia si è sempre attivata un sacco per perdere, per non assumersi la responsabilità di governare”. Egli riferiva di accanite discussioni in redazione nelle quali c’era chi passava i pomeriggi a spiegare che il Pci dava il meglio di sé stando all’opposizione e dunque guai se andasse al governo. “La sinistra all’opposizione era rispettata. Anche dagli avversari. Contava, pesava. Difendeva efficacemente i lavoratori, le donne, i giovani. Dava lavoro, stipendio, carriera a molti. Aveva un consenso vero”. Secondo Ginzberg quella sinistra dava speranze che le cose potessero cambiare, che il futuro non fosse solo tutto nero. “Quelli della mia generazione non sono mai stati così felici come quando eravamo all’opposizione”. Viene il sospetto che i leader del centro-sinistra, con l’aggiunta dei possibili federatori, lavorino alacremente per rendere felici i propri elettori.