
(Di Marco Travaglio – ilfattoquotidiano.it) – Spiace per i festeggiamenti dei 90 anni di B. Ma quando un palazzinaro milanese costruisce le sue prime fortune con società rette da prestanomi e barcate di contanti di provenienza ignota, stringe un patto coi capi di Cosa Nostra per avere protezione in cambio di soldi che versa per 18 anni, fonda una concessionaria pubblicitaria e un partito con l’uomo di mafia che gli ha presentato i boss e gli ha messo in casa […]
La figlia d’arte
(Di Marco Travaglio) – Spiace per i festeggiamenti dei 90 anni di B. Ma quando un palazzinaro milanese costruisce le sue prime fortune con società rette da prestanomi e barcate di contanti di provenienza ignota, stringe un patto coi capi di Cosa Nostra per avere protezione in cambio di soldi che versa per 18 anni, fonda una concessionaria pubblicitaria e un partito con l’uomo di mafia che gli ha presentato i boss e gli ha messo in casa per due anni un mafioso del clan di Porta Nuova travestito da stalliere che ogni tanto viene arrestato e ogni tanto gli fa un attentato, guida tre governi e domina la politica per 29 anni, ogni volta che i pm gli domandano dove ha preso i soldi si avvale della facoltà di non rispondere e alla fine muore da indagato per concorso nelle stragi, è probabile che non basti la sua dipartita perché si smetta di parlare di certe faccenduole. Infatti ieri al processo Baiardo e prossimamente nell’inchiesta su via d’Amelio ne ha parlato Giuseppe Graviano, ex boss di Porta Nuova (la famiglia dello “stalliere”) condannato per le stragi. E ha raccontato che tra i finanziatori che investirono nelle prime società di B. c’era suo nonno: 5 miliardi di lire dei 20 raccolti dagli amici degli amici erano i suoi.
Ma non aveva finito di parlare e già Marina B. strillava alla “giustizia capovolta” dove “un feroce boss si traveste da pm per rilanciare infami accuse senza il minimo contraddittorio a chi non può difendersi”. Il contraddittorio c’era eccome, infatti Graviano rispondeva alle domande di pm e avvocati. E B. ha avuto una vita intera per chiarire la provenienza di quei capitali, ma se n’è ben guardato. Forse la signora dovrebbe leggersi la sentenza della Cassazione che ha condannato l’amico Dell’Utri a 7 anni per mafia per aver mediato “l’accordo di protezione stipulato nel 1974 tra gli esponenti mafiosi (Bontade e Teresi) e Silvio Berlusconi” e, “assicurando un costante canale di collegamento tra i partecipi del patto…, protrattosi senza interruzioni, e garantendo la continuità dei pagamenti di Silvio Berlusconi in favore degli esponenti dell’associazione mafiosa… ha consapevolmente e volontariamente fornito un contributo causale determinante… alla conservazione del sodalizio mafioso e alla realizzazione, almeno parziale, del suo programma criminoso, volto alla sistematica acquisizione di proventi economici ai fini della sua operatività, del suo rafforzamento e della sua espansione” almeno “fino al 1992”, l’anno delle stragi di Capaci e via D’Amelio. Poi dovrebbe fare mente locale e rammentare quel simpatico figuro, Vittorio Mangano, che alloggiava nella villa di Arcore e accompagnava a scuola lei e Pier Silvio. Parafrasando Alberto Sordi, “ormai hai 60 anni: è tempo che tu sappia di chi sei figlia”.
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E se la sig.ra non fosse lei una povera comunista ?
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Tra gli argomenti.
L’attentato al Boeing 737
Bibi, film e politica.
Costo carburanti.
Trump.
Eccetera eccetera.
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