Tensioni nel partito in vista di Politiche e regionali: “Lo stop agli uninominali ci danneggia”. A rischio il sostegno al Melonellum

La kermesse leghista di Pontida

(di Matteo Pucciarelli – repubblica.it) – MILANO – Non è solo una questione politica, è anche banalmente matematica. Con la Lega in discesa, Futuro nazionale in ascesa, con la nuova legge elettorale e ancora peggio con una possibile vittoria del centrosinistra, per il Carroccio l’anno prossimo si prevede una specie di bagno di sangue. E allora, quando l’acqua nella pozza sta per evaporare, ci si accapiglia per l’ultimo sorso.

Alle politiche del 2022, la Lega con quasi il 9 per cento ha eletto 95 parlamentari: 66 deputati e 29 senatori. Dei primi 66, ben 42 diventarono tali grazie ai collegi uninominali, solo 23 con il proporzionale (più la sistemazione derivante dalle pluricandidature). Al Senato, 14 dei 29 seggi arrivarono dall’uninominale. Quindi la Lega del 2022 beneficiò moltissimo del maggioritario, ed è questo che rende comprensibile la resistenza dei “nordisti” all’abolizione degli uninominali. E poi ci sono le proiezioni, drammatiche. Con una Lega al 5 per cento, e uno scenario in cui nessuna delle coalizioni raggiunge il 42 per cento, sono 30 gli eletti; in Lombardia, la regione più calda della protesta contro Matteo Salvini, ma anche quella del radicamento storico del partito, parliamo di circa sei parlamentari in tutto. La situazione può ancora peggiorare se il centrosinistra andasse al governo prendendo anche il premio di maggioranza, e lì siamo sulla ventina di eletti a livello nazionale tra Camera e Senato. La sostanza è che due su tre, più o meno, rischiano di non venire rieletti.

Ma non solo: Attilio Fontana è in scadenza di mandato (per Palazzo Lombardia si vota nel 2027), la Lega con ogni probabilità perderà anche la presidenza in favore di FdI. Insomma, una specie di Caporetto. «Per fare il segretario della Lega Lombarda – racconta un alto in grado del Carroccio – Massimiliano Romeo ha fatto accordi con chi oggi non è in parlamento ma vuole tornarci, e non può accontentarli. È sotto due fuochi». Da qui i malumori, l’insoddisfazione: chi deciderà i posti sicuri per il prossimo giro? Salvini ha ovviamente la golden share e vuole mantenerla, portandosi dietro per un altro giro i fedelissimi, coloro che non faranno scherzi. Chi protesta, se la protesta fallirà, rischia doppiamente di ritrovarsi mestamente a casa.

Ma la guerra per la sopravvivenza nella Lega rischia di avere conseguenze nel centrodestra già prima delle prossime elezioni, visto che come detto i “nordisti” preferirebbero tenersi il Rosatellum. Finora gli alleati confidavano che Salvini fosse comunque in grado di garantire i voti dei suoi parlamentari. Oggi quella certezza non c’è più. Gli occhi sono puntati soprattutto sul Senato e il passaggio più delicato sarà in commissione Affari costituzionali, dove torneranno in discussione le preferenze e l’alternanza di genere: qui i tre senatori leghisti, tutti del Nord, sono decisivi per la maggioranza. Un incidente potrebbe far saltare l’intera riforma, che dovrà poi tornare alla Camera per il voto definitivo. Ma la preoccupazione di FdI e FI va oltre la legge elettorale: se Salvini non è più in condizione di controllare i suoi gruppi parlamentari, oggi può saltare la riforma, domani un decreto. E così una crisi nata dentro una Lega in cerca di identità può trasformarsi rapidamente in una crepa per l’intero governo.