
(Mario Tozzi – lastampa.it) – Noi sapiens confidavamo in un futuro tranquillo, fra le braccia accoglienti delle nostre città. Cosa ci manca, infatti, nelle nostre case, negli uffici e nei negozi? E nelle strade, nelle piazze, nei locali e fra i nostri bei monumenti? Oltre la metà della popolazione terrestre vive nelle aree urbane, dove ormai si raggiungono densità da incubo, e abbiamo capito che venire via dalle campagne non ha avuto solo aspetti positivi. Ma era difficile immaginare la faccia feroce delle ondate di calore che uccidono le persone e trasformano le città rendendole i luoghi più invivibili del pianeta. Ciò vale soprattutto per le aree urbane in cui abbondano coperture asfaltate e cemento, in pratica tutte le città più importanti del mondo. Asfalto e cemento rendono roventi le superfici cittadine e non le fanno respirare, mentre i mezzi di trasporto a combustione arroventano l’aria. Inoltre le rendono impermeabili, trasformando ogni pioggia in una potenziale alluvione, visto che oggi in un’ora cade l’acqua che un tempo cadeva in sei mesi. Ma almeno le costruzioni di un tempo erano naturalmente innalzate secondo criteri che facilitavano l’evacuazione del calore e il mantenimento del fresco: mura in pietra molto spesse, finestre grandi a seconda dell’esposizione, camere a canne nei solai, ingegnosi sistemi per generare correnti d’aria. Ma la crisi climatica arroventa anche questi edifici e la scarsa copertura vegetale nelle città fa il resto.
Gli alberi in città, se opportunamente ubicati e curati, abbattono la necessità di raffrescamento fra il 10 e il 30 %, ma se le ombreggiature sono continue e ottimali si arriva a oltre il 50%. Insieme ai rampicanti che crescono direttamente sui muri, permettono di ricorrere meno ai climatizzatori. Purtroppo però la vegetazione urbana sembra non essere una priorità per i nostri architetti, che non riescono a capire come ci sia bisogno di boschi orizzontali, invece che verticali, nelle aree urbane.
La piazza dell’hotel de la Ville a Parigi mostra inequivocabilmente di che tipo di interventi ci sarebbe bisogno, se si volesse davvero passare ai fatti e non considerare il verde urbano solo un orpello. Invece, nelle condizioni attuali, gli edifici diventano trappole bollenti e nelle città l’effetto isola urbane calda, per cui le temperature sono più alte anche di 5°C rispetto al territorio circostante, si incrementa. I grandi volumi di aria calda espettorati dai climatizzatori sono il risultato dello spostamento del calore dall’interno verso l’esterno. Ciò fa impennare la temperatura dell’aria cittadina fino a +2°C, soprattutto di notte. Così in città registriamo decine di giorni all’anno di temperature superiori ai 32°C di giorno e a molte più notti tropicali del passato, a causa dei motori di quelle macchine che costellano i cosiddetti canyon urbani, le vie più strette che incanalano e imprigionano il calore fra i palazzi. Oggi i climatizzatori sono indispensabili, ma generano un circolo vizioso difficile da spezzare: incrementano il calore per cui non ne possiamo più fare a meno, con il relativo corredo di consumi (il 10% dell’elettricità globale) e emissioni climalteranti, nonostante l’efficienza sia migliorata rispetto al passato (e ovviamente nonostante non se ne possa fare a meno in ospedali e luoghi di lavoro). Per non dire dei gas che hanno sostituito i dannosi CFC del passato (che laceravano lo strato di ozono): gli attuali HFC che incrementano, invece, il riscaldamento globale. Fra un albero e un climatizzatore non c’è partita: il primo elimina il calore eccessivo, il secondo lo sposta soltanto. Alberi, dunque, e verde urbano, edifici che non abbiano bisogno di eccessivo raffrescamento e conseguente energia (edifici passivi, che non consumano), eliminazioni di quante più superfici moltiplicatrici di calore possibili attraverso quei processi di depaving (depavimentazione) ormai ampiamente in corso in tutta Europa e ipotizzati anche nelle nostre città (Genova in testa). Liberare il suolo urbano tutela la ricchezza della vita, riduce le alluvioni, permette la ricarica delle falde e raffresca le città. Non male.