
(di Michele Serra – repubblica.it) – «Dalle nostre parti prima viene la politica. Poi viene il leader. E il leader non è un “capo”. È il responsabile di un progetto politico condiviso da una squadra di governo e dai cittadini che lo hanno votato». Mi scuso per l’autocitazione, sempre di dubbio gusto: ma era il 15 aprile scorso ed ero solo uno dei tanti a chiedere, sulla prima pagina di questo giornale, dopo il referendum che aveva sonoramente bocciato le riforme meloniste, che l’opposizione di centrosinistra si dotasse di un programma comune. Che vuol dire: obiettivi comuni. Senza i quali è contro la logica proporsi agli italiani come coalizione di governo.
Chiunque poi vincesse eventuali primarie sarebbe vincolato a quel programma: non potrebbe governare solo per conto del suo partito, ma per conto di una coalizione di partiti alleati. A distanza di quasi quattro mesi da quei giorni di speranza, va detto che niente di confortante è accaduto. Siamo ancora, sia pure nella riduzione mediatica di una questione ben più grande, al “Conte versus Schlein”, derivazione locale di “Putin versus Europa”.
E alla luce del tempo trascorso, e malgrado i pranzi di riconciliazione, viene da pensare che il programma comune sia l’ingenua utopia di molti elettori; e chi avrebbe dovuto e voluto lavorarci non è riuscito a farlo per una ragione al tempo stesso banale e drammatica: perché non è possibile farlo. Troppo distanti, specie in politica estera, le posizioni dei due principali contraenti, Pd e Cinquestelle.
A questo punto: ce lo dicano, per cortesia, che il progetto “campo largo” non può reggere. Siamo adulti, chi più chi meno, e ce ne faremo una ragione. Ma ci parlino come persone all’altezza del problema: ce lo meritiamo. Ci dicano: scusateci ma non ce la facciamo proprio, a fare un programma comune di governo. Ne prenderemo atto.
Serra non era un bambino ai tempi dell’ ulivo quando si andava alle cosiddette primarie senza alzare steccati in quanto Prodi era una garanzia di sicura vittoria per PDS e Margherita e il ruolo di Rifondazione diveniva solo quello di supporto e nient’altro. Risultato: fallimento. Oggi che Shlein non ha le stesse probabilità di Prodi di vincerla quella competizione ,i PD e centrini scoprono il programma. Programma, beninteso, sarebbe ottima premessa necessaria ma del quale bisognerebbe chiedere il plauso degli elettori . Invece no .Prima li si fa’, cosa alquanto ostica, e poi si va alle primarie dove anche se vincesse l’ inopportuno Conte, lui dovrebbe attenersi all’ accordo fatto dall’ elite pseudo progressista in precedenza .E se non ci si accorda ? Allora si rinnoverà l’esperienza esaltante Letta-Draghi.
"Mi piace"Piace a 2 people
Che cagata pazzesca! Prima il programma scritto dai cacicchi nelle segrete stanze e poi primarie farlocche per eleggere un leader fantoccio qualunque. Ripeto, che cagata pazzesca!
Non si scappa! O primarie dove ognuno dei leader sottopone agli elettori della coalizione IL PROPRIO PROGRAMMA (che vinca il “migliore”) o l’astensionismo raggiungerà vette mai viste.
"Mi piace"Piace a 1 persona
A leggere questo desolato Serra si direbbe che il PD è sicuro di perdere le primarie, e vuole vincolare il vincitore a un programma rigido.
Resta però il mistero di come fa un partito che tutti i sondaggisti danno in un rapporto di quasi 2 a 1 con M5S a perdere le primarie.
O la segretaria non vale un fico secco o non valgono un fico secco i sondaggisti.
"Mi piace"Piace a 2 people
Gli elettori in larga maggioranza vogliono la pace e non trovano nessuno che li ascolti. L’iniziativa di Conte può essere strumentale quanto si vuole, ma il fatto che una larga fetta del PD sia per il riarmo a oltranza e non abbia il minimo interesse a un tentativo di mediazione dopo 4 anni di guerra (cioè di massacri del tutto inutili visto che non si smuove niente) è il vero scandalo. Una classe dirigente abusiva, sedicente riformista ma in realtà senza voti (alle primarie gli elettori hanno votato per la pace scegliendo la Schlein) e che pretende in ogni caso di dettare la linea, continua a preferire la Meloni a un’alleanza coi M5S. Questa è la realtà caro Michele Serra, che da sempre lavori in chiave anti-socialista, fin dai tempi di Cuore il cui obiettivo era spianare la strada a Romano Prodi educando le giovani generazioni a ridacchiare quando sentivano la parola socialista (non a caso Serra era l’autore preferito di Beppe Grillo) dopo avere “spianato” quello che rimaneva della sinistra di classe in Italia. L’obiettivo da sempre perseguito da Eugenio Scalfari e Debenedetti.
"Mi piace""Mi piace"
Fuori da qui, Giuseppe Conte piacicchia, e in tanti, nel Paese, non disdegnerebbero di vederlo di nuovo pdr. Certamente a molti tra gli elettori pd, a quasi tutti gli elettori 5s, agli elettori Avs, e credo anche a molti a sx di avs, incluso qualcuno che appoggia pap. Non certo quei rincoglioniti dei loro agit prop.
Perché si parla del Pdc, non del leader di un partito. Anzi, sono convinto che Conte pdr, un secondo dopo la nomina, ai dimetterebbe da leader 5s. Per il paese e per I cittadini. Tutti.
E a pochi, al di là delle polemiche da like, dispiacerebbe una persona come lui a gestire tempi che di annunciano molto complicati.
sì, poi forse i sondaggi vengono pompati per creare lo spauracchio e far saltare tutto, ma il valore istituzionale della persona rimane. Dibba non lo voterebbe? E chi è in Agorà?
se la legge elettorale obbligherà all indicazione del candidato pdc insieme al simbolo di coalizione, il problema ci sarà.
O l opportunità. Io lo voto, almeno non farà zero preferenze.
Serra non credo. Anche se finge di confondere il pd con i riformisti, e pare che oggi in Parlamento sembrerebbe non scontato.
Il m5s andrà da solo, per mancanza di alleati. Chi gioira’ è uno cui piace il riformista.
"Mi piace""Mi piace"
Nel tempo della netta prevalenza della tecnoscienza, in particolare economica, sulla politica che è solo l’ancella della prima, mi pare normale il gioco inconcludente da bambini che la sta caratterizzando. Se invece lo spread avesse appena varcato una certa soglia… la caduta del governo sarebbe stata immediata e altrettanto il conferimento – addirittura senza scomodare l’elettorato – a un tecnico dell’incarco di formarne uno nuovo in pochi giorni (do you remember Monti, Draghi?). Naturalmente tutto a favore delle élite che tramano nel buio.
Più aumenta la potenza dell’ultra tecno-capitalismo senza misura, e più decade inesorabilmente la democrazia e quindi anche la politica. Scientia est potentia, bellezza!
"Mi piace""Mi piace"
Piddini, è ora di smetterla. Volete continuare con il riarmo e la guerra? Benissimo: fatelo con i voti che riuscirete a prendere e non pretendete sempre di unire i voti degli altri ai vostri.
"Mi piace"Piace a 1 persona