(di Michele Serra – repubblica.it) – L’Europa dice di no. E l’Europa è troppo forte economicamente e unita politicamente perché la sua opinione non abbia la meglio. Sembra il sogno politico del più incallito e illuso degli europeisti, invece è su per giù quello che è accaduto nel calcio.

L’Uefa, che riunisce le federazioni del vecchio continente, ha detto di no all’incredibile progetto di privatizzazione dei Campionati del Mondo del famigerato Infantino, capo della Fifa e yes man di Trump, quello che ha cancellato la squalifica di un calciatore degli Usa per far piacere al boss.

Dopo quell’episodio, mai visto prima sotto il cielo, ci si è detti: ma allora non c’è più limite, non c’è argine, non c’è vergogna, questi qui se vogliono fare una cosa la fanno. Solo che Infantino non ha trovato nella Uefa i suoi infantini, pronti a obbedir tacendo. E ha dovuto fare un passo indietro.

Si può fare, dunque. Se si ha il potere economico e il peso sportivo delle federazioni europee (che hanno vinto più della metà dei Mondiali, e sette edizioni delle ultime dieci) si possono cambiare i rapporti di forza internazionali. E che questa opposizione vittoriosa possa essere di esempio anche al di fuori del piccolo mondo, ma neanche tanto piccolo, del calcio, è una illusione che è lecito coltivare: l’unità effettiva dei paesi e dei popoli europei avrebbe un peso politico fino a qui inimmaginabile.

Esattamente per questo gli amici europei di Trump e di Putin (spesso le due aree sono coincidenti) si battono contro l’unità europea. A volte la politica è più semplice di quello che sembra.