Difendo Erri De Luca perché la penso all’opposto di lui

(Piergiorgio Odifreddi – lastampa.it) – Leggo con interesse la notizia che il Festival Salerno Letteratura ha bandito Erri De Luca, o lo ha almeno declassato, perché lui ha dichiarato di essere sionista, e ha negato che ci sia un genocidio a Gaza. Vorrei anzitutto dichiarare la mia solidarietà allo scrittore, pur non conoscendolo personalmente, e benché io la pensi esattamente al contrario da lui: sono infatti antisionista, e affermo che ci sia un genocidio a Gaza. Ma il bello della vita è proprio che non la pensiamo tutti uguali. E il bello dei dibattiti è appunto discutere del perché la pensiamo come la pensiamo.
Nel mio piccolo, io lo faccio da sempre, e non solo in politica: anche nella religione, che è l’altro ambito in cui gli animi si surriscaldano. Io sono ateo, e ritengo che i monoteismi siano una tragedia per l’umanità, perché contengono in sé il germe della violenza: una tesi articolata in alcuni bei libri dall’egittologo tedesco Jan Assmann, scomparso un paio d’anni fa. Di conseguenza sono antigiudaico, anticristiano e anti-islamico, ma questo non mi ha impedito di dibattere amichevolmente sul giudaismo con Robert Aumann, premio Nobel per l’economia ed ebreo ultraortodosso, e sul cristianesimo con Joseph Ratzinger, teologo e papa ultracattolico.
I festival, a mio avviso, dovrebbero appunto proporre dibattiti fra persone che la pensano diversamente, a lasciare che a giudicare della bontà o della cattiveria delle posizioni da loro sostenute fossero gli spettatori, e non gli organizzatori. Salvo restando, naturalmente, che questi ultimi hanno tutti i diritti di invitare o bandire chi vogliono, e lo fanno tutti: a destra come a sinistra.
A me, per esempio, è recentemente successo il contrario che a De Luca: sono stato bandito dal Festival della Comunicazione di Camogli, perché antisionista. O meglio, per aver dedicato un capitolo del mio ultimo libro su Russell, guarda caso intitolato “Cattivo maestro”, all’ultimo appello lanciato dal filosofo il 31 gennaio 1970, tre giorni prima di morire: una lettera facilmente reperibile in rete, e caldamente raccomandata alla lettura, in cui già allora egli accusava Israele di fare ai Palestinesi esattamente le stesse cose che fa ora.
A onor del vero, mentre De Luca la notizia l’ha avuta direttamente dagli organizzatori di Salerno, io l’ho avuta soltanto per via indiretta. Può dunque essere facilmente smentita dagli organizzatori di Camogli, nel caso essi vogliano illustrare nei fatti il tema del Festival di quest’anno, che è “Coraggio”. Ma lo sanno loro, lo sanno altri, e dunque lo so anch’io (come diceva Andreotti, se uno vuol conservare un segreto, non deve confidarlo neppure a sé stesso). E, per inciso, non sono neppure l’unico bandito da Camogli, anche se io mi limito a parlare dei fatti miei.
A questo punto, con tutti questi banditi in circolazione, propongo modestamente a De Luca: perché non organizziamo noi un bel Festival dei Banditi, magari nella zona di Gaza occupata da Israele, e promettiamo fin d’ora di non bandire nessuno? Di banditi ne troveremo a iosa, in loco, e io mi prenoto fin d’ora per un dibattito con Netanyahu o Ben Gvir.