Il presidente e la polemica sul Padiglione russo

(di Leonardo Bison – ilfattoquotidiano.it) – Il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, ha scelto il primo momento pubblico (la presentazione della Mostra del Cinema) e una favola di Fedro – la stessa che dava il nome al suo programma su Radio 1 da poco cancellato – per attaccare la Commissione europea dopo il taglio di 2 milioni ai finanziamenti alla Biennale. Buttafuoco ha paragonato la commissione al lupo che nella favola accusa l’agnello di intorbidire l’acqua del ruscello, come scusa per divorarlo. “‘L’Ue toglie 2 milioni alla Biennale e dà 6 miliardi in sei mesi a Putin’. Ecco dove diventa torbida l’acqua. E non è certamente qui”, ha detto Buttafuoco citando un “efficacissimo titolo” (sic) dell’Huffington Post, che notava come gli scambi commerciali tra i paesi Ue e la Russia non si fossero mai fermati. “Ci lascia un compagno di strada – ha detto parlando della Commissione Ue – ma la Biennale non può certo sottostare, non facciamo politica”. Nel merito, ha citato le “tre lettere della Commissione” che “hanno avuto tre dettagliate risposte e ripetevano le stesse domande come se non ci fossero mai state le puntuali risposte”, come il lupo di Fedro. Buttafuoco spera di trovare “un giudice a Berlino” per ottenere giustizia, ma assicura che nessuna attività programmata è messa in discussione. A essere “punita” è stata proprio la Biennale Cinema, titolare dei progetti di formazione definanziati, non il settore Arte che aveva ospitato (non su invito, qualsiasi Paese può venire) il padiglione della Russia. Il direttore Cinema Alberto Barbera ha detto che non gli è stato chiesto di rinunciare a nulla, il bilancio è solido, ma ha sottolineato il suo sconcerto “di fronte a una decisione francamente poco comprensibile”, perché colpisce una parte della Biennale diversa e poi per “l’assenza – dice Barbera – di elementi giuridici a sostenere una decisione che rimane immotivata e che spero venga dimostrata come tale dai gradi successivi del contenzioso che opporrà la Biennale alla comunità europea”.