Come Meloni. La leader dem sceglie il “Foglio” per ammiccare ai centrini: sostegno a oltranza a Kiev, critiche al 110% e apertura sul nucleare

(estr. di Wanda Marra – ilfattoquotidiano.it) – […] Carlo Calenda è di nuovo un alleato possibile, Mario Draghi un’autorità da citare, il Superbonus magari un errore da cui imparare, il nucleare una possibilità su cui investire. E poi naturalmente c’è l’Ucraina che va sostenuta con ogni mezzo ed è giusto che l’Europa le spalanchi le porte. Elly Schlein in versione Foglio in un attimo si trasforma nella versione più moderata di sé stessa, quella più vicina alla destra dem, che – non a caso – tendenzialmente apprezza. La segretaria del Pd viene intervistata dal direttore, Claudio Cerasa, che le dedica un terzo della prima pagina e un’intera pagina interna. Nulla a che vedere con il quartino offerto al J’Accuse di Pina Picierno al momento di lasciare i dem, ma l’ora e 40 al telefono sono comunque un fatto politico. Titolo diritto: L’alternativa secondo Schlein. E poi, eccola lì la conversazione tra sicurezza, economia, politica estera e alleanze. Schlein, com’è ormai noto, si fa concava e convessa all’occorrenza, ripete fino all’esaurimento e praticamente con le stesse parole per settimane se non mesi alcuni concetti che le appaiono centrali, se una questione è troppo divisiva tende a buttare la palla in tribuna.
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Ma vede Palazzo Chigi in fondo al tunnel e dunque parla a quell’ establishment che il Foglio rappresenta in una lingua che possa convincerlo. Su Bologna e sulla sicurezza la difesa di Matteo Lepore, arriva solo dopo una lunga premessa per dire che “la politica non deve commentare i fatti di cronaca”. Evita la condanna netta del modo in cui è morto Abderrahim Fakir. E sulla sicurezza, afferma che sì, è d’accordo ad avere “più poliziotti, più controlli e conseguenze certe per chi delinque”. Naturalmente non risparmia le critiche al centrodestra. Ma è questione di pesi. Capitolo economia. Si mantiene sul vago e tra le priorità non parla né di imprese, né di lavoro (“Primo: abbassare il costo dell’energia. Secondo: rilanciare gli investimenti dopo il Pnrr. Terzo: rimettere al centro la qualità del lavoro, la formazione, con effetti su salari e produttività”). Poi, sceglie le energie rinnovabili come cavallo di battaglia. Nessuna difesa, però, del modello Todde che in Sardegna ha individuato il 99 per cento delle aeree non idonee per nuovi impianti eolici e fotovoltaici, mentre invece ecco la citazione di Confindustria, che “ci dice che ci sono in Italia 4.000 opere bloccate sulle rinnovabili. Non si può più aspettare. Bisogna intervenire”. Apertura sul nucleare: “Il Pd non ha alcuna preclusione. Il problema sono i tempi”.
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A un certo punto arriva la domanda sul Superbonus: “Può garantire che un governo del campo largo non riproponga crediti fiscali trasferibili, senza tetto e senza copertura?” “Gli strumenti vanno costruiti bene, imparando da ciò che ha funzionato e dagli errori”. “Slalom” per citare Cerasa. E ancora: “Abbiamo votato convintamente per aiutare l’Ucraina a difendersi con tutti i mezzi a disposizione”. E poi, è netta: “Sì, sosteniamo l’allargamento della Ue” anche a Kiev. A domanda specifica se il Pd è davvero contro Safe non risponde. Eccole le linee rosse che l’aspirante premier non può superare. Cita Mario Draghi: “Serve un’Europa in grado di muoversi con un federalismo pragmatico”. È un fatto che negli ultimi mesi la segretaria abbia rafforzato i rapporti con l’ex Bce.
Sul finale, dopo quella di Renzi, non si risparmia neanche la riabilitazione di Calenda, uno che un giorno sì e l’altro pure la accusa di fingersi morta. “Non ho mai messo veti su nessuno”. Sarà un caso ma a fingersi morta ieri per tutto il giorno è stata la sinistra dem. Tra chi non rispondeva al telefono e chi assicurava: “L’intervista? Non l’ho letta, ho visto solo i lanci di agenzia”.
Mi cadono le braccia.
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Perché, eri impreparata?
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