L’ex ministro dello Sviluppo economico al Foglio: “Elly Schlein e l’Ucraina? Noi abbiamo un’idea molto chiara: Einstein diceva che la stupidità è rifare sempre le stesse cose sperando di avere un risultato diverso. Renzi non porta voti e se gli dici che è ‘inaffidabile’ gli dai potere. Delmastro? O hanno qualcosa da nascondere, o vogliono attaccare la magistratura”

(di Nicolò Zambelli – ilfoglio.it) – “Elly Schlein e l’Ucraina? Noi abbiamo un’idea molto chiara: Einstein diceva che la stupidità è rifare sempre le stesse cose sperando di avere un risultato diverso”. Stefano Patuanelli, senatore del Movimento 5 stelle, sta dando della “stupida” alla segretaria del Partito democratico? “No, no, assolutamente no! Non intendo quello. Dico solo che per quanto riguarda il sostegno a Kyiv credo che serva, dopo quattro anni e mezzo di guerra e nessun risultato, un elemento di discontinuità“. L’ex capogruppo pentastellato a Palazzo Madama ha usato una citazione forse un po’ azzardata per commentare le parole di Elly Schlein rilasciate ieri al nostro giornale, dove ha detto di sostenere “convintamente” e “con qualsiasi mezzo” la difesa di Kyiv. Lo incontriamo negli uffici del M5s in Senato per parlare del campo largo e delle alleanze, che passano anche dalla politica estera e dall’Ucraina
La chiarezza di Schlein su Kyiv ha appagato l’ala riformista del Pd, ma “questo resta uno di quegli elementi che vede posizioni diverse nelle nostre forze politiche“, dice l’ex ministro dello Sviluppo economico nel governo Conte II. “Noi siamo più in linea con le posizioni di Alleanza verdi e sinistra”, puntualizza. Due contro uno, Patuanelli. I dem si dovranno accontentare? “Penso che si arriverà al punto della limitazione del sostegno militare anche perché l’Europa non può più sopportare i costi. Bisogna far capire a Zelensky che l’aiuto militare non è così scontato e bisogna portare le parti al tavolo negoziale“.
La nostra conversazione si svolge nell’ufficio del capogruppo M5s al Senato Luca Pirondini, succeduto a Patuanelli a febbraio e principale sponsor della campagna pentastellata sul caso Delmastro. “Come può Giorgia Meloni commemorare Borsellino e poi ostacolare un’indagine della magistratura su vicende che riguardano il clan dei Senese? O hanno qualcosa da nascondere, o vogliono attaccare la magistratura. Mi aspetto dei chiarimenti dalla premier, che so che non arriveranno”, attacca. È questa la battaglia che il Movimento porterà avanti fino al voto dell’Aula sulla richiesta di acquisire le chat del deputato di FdI, prima della pausa estiva.
Passato agosto, poi, ci sarà da mettersi al lavoro sul serio. Ci sarà Nova e la democrazia deliberativa scriverà il programma del partito. E sarà tempo di confrontarsi sui temi, su chi sta dentro e chi sta fuori. Matteo Renzi resterà dentro o sarà fuori dal campo progressista? Patuanelli sospira: “Di Renzi non vogliono parlare, è il segretario di un partito tra l’1,5 e il 2 per cento, perché dobbiamo parlarne ogni giorno?” Un motivo è la lettera di ieri a firma di Chiara Appenndino al Fatto Quotidiano. Fuoco e inchiostro. “Io se dovessi scrivere una lettera a un giornale parlerei di sicurezza, di energia”. Si smarca Patuanelli. Ma è sempre lei a definirlo inaffidabile: “Si, ma nel dirglielo gli stai dando potere”.
Il leader di Italia Viva continua a dirsi “indispensabile” per la vittoria del centrosinistra. Un due o un tre per cento sono pur sempre fondamentali per arrivare alla vittoria. Anche Schlein non pone veti: “E infatti bisogna fare i voti e non i veti. E Renzi i voti non li porta. Io credo che con Pd e Avs il coordinamento è forte, ma serve una componente moderata per vincere al centro. Ci sono tanti progetti che stanno nascendo, come quello di Alessandro Onorato…”. Guardate anche a sinistra? A Dibba? “Penso che fare un partito non sia una cosa così facile. Servono capacità organizzative. Mi dispiacerebbe averlo contro”.
Restiamo al centro, allora. Col centro, dicono, si vince. “A me non interessa andare al governo e basta, a me interessa andare al governo per cambiare il paese”. Per questa ragione, il governo sarà vincolato a un programma: “Il tema è centrale, ed è questo che deciderà chi starà dentro e chi starà fuori”, continua l’ex ministro. Ricorda il “contratto” del governo gialloverde, ma senza Matteo Salvini a sfasciare tutto: “‘Senza Matteo’, puoi togliere il cognome…”, scherza il senatore. Il vincolo non è solo tra gli alleati, quanto legato anche alla leadership: “Le primarie non sono l’unico modo di scegliere. Ma prima il programma“. Se passa la legge elettorale il candidato va comunicato prima. “Ma sì, chiaramente, anche se è una misura incostituzionale”, dice Patuanelli. “Comunque lo decideremo insieme”. Auguri.





La natura e la traiettoria di questo partito di plastica non sono più modificabili.
"Mi piace""Mi piace"