Nordio (ri)perde la testa “Io sono come Falcone, rischiai la vita con le Br”. Commemorazioni di Capaci: le dichiarazioni anti-mafia della destra che vuole leggi contro le inchieste. Mezzo governo alle cerimonie per il magistrato ucciso. Gli stessi che sostengono le riforme anti-indagini

Nordio (ri)perde la testa  “Io sono come Falcone, rischiai la vita con le Br”. Commemorazioni di Capaci: le dichiarazioni anti-mafia della destra che vuole leggi contro le inchieste

(estr. di Antonella Mascali – ilfattoquotidiano.it) – […] Quest’anno più che mai, dal vivo o sui social, c’è stata una sfilata di coccodrilli di Stato pronti a ricordare le vittime della strage di Capaci, assicurando che per il governo e la sua maggioranza politica sono “un modello”. C’è però chi, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, è andato oltre ogni immaginazione. Dopo la batosta referendaria si era inabissato, ieri è riemerso straparlando, paragonandosi a Giovanni Falcone: “Io mi sento magistrato, prima ancora che ministro, quindi questa giornata per me è particolarmente emozionante – ha detto parlando al neo Museo del Presente – Sia io che Giovanni Falcone abbiamo rischiato la vita: io quando indagavo sulle Brigate Rosse e lui sulla mafia. Purtroppo, lui ha sacrificato la vita per un ideale che è quello di tutti noi: salvaguardare lo Stato e la sicurezza dei cittadini”. Quindi per Nordio, lui è stato un pm alla pari di Falcone. Come se, da ministro, non avesse firmato la riforma che oltre ad aver cancellato l’abuso d’ufficio ha, per esempio, dato l’aiutino agli indagati a rischio arresto, prevedendo l’interrogatorio preventivo.

[…] Ieri, dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ai ministri Matteo Piantedosi, Guido Crosetto, Matteo Salvini e al presidente del Senato, Ignazio La Russa, è stato un susseguirsi di fiumi di parole in omaggio alle vittime, con garanzia che il loro “esempio” venga “seguito nella battaglia per la legalità”. Peccato che i fatti, gli unici a contare e a dividere chi è contro la mafia da chi lo è solo a parole, raccontano tutt’altro.

Questo è il governo che ha disarticolato le intercettazioni, strumenti fondamentali per le indagini anti-corruzione e antimafia; che non solo ha cancellato il reato di abuso d’ufficio, ma ha reso innocuo il traffico di influenze. Se ha fallito l’obiettivo di mettere la magistratura sotto il tacco della maggioranza di turno, è solo grazie all’affezione di gran parte degli italiani alla nostra Costituzione.

Per ricordare Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre agenti di scorta, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, sono arrivati a Palermo oltre a Nordio anche il ministro dell’Interno Piantedosi, quello della Cultura Alessandro Giuli e quello dello Sport, Andrea Abodi. Sui social, Giorgia Meloni, che ha pure firmato la (bocciata) riforma costituzionale, insieme a Nordio, nel ricordare le vittime di Capaci, ha scritto che è “dalla memoria e dalle nostre scelte quotidiane che possiamo costruire un futuro libero dalla paura e dall’indifferenza”. Anche la presidente della Commissione Antimafia, Chiara Colosimo, FdI, su Instagram, riferendosi alle vittime della strage, scrive: “Il vostro ricordo è rimasto e deve rimanere scolpito nella memoria di una nazione che crede nei valori della legalità”.

[…] La sua presidenza dell’Antimafia, proprio sulle stragi di Capaci e via D’Amelio sta conducendo un lavoro a senso unico, che ha come punti di riferimento gli ex ufficiali del Ros dei carabinieri, Mario Mori e Giuseppe De Donno, supportati da ripetute audizioni del procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, tutti uniti dalla tesi che le bombe del ’92 si devono all’inchiesta mafia e appalti, soprattutto la strage Borsellino. Contro questa linea, arriva l’attacco di Giuseppe Conte, da Palermo: “La Commissione Antimafia ha buttato al vento anni per fare la guerra a Roberto Scarpinato e Federico Cafiero de Raho. Torneremo al governo e recupereremo il tempo perduto”. I parlamentari M5S hanno scritto che il centrodestra “ha sequestrato” la Commissione “riducendola a una sua appendice indifferente alle ripetute grida di allarme della magistratura sulle gravi difficoltà create alle indagini dalla riforme sulle intercettazioni, e impedendo qualsiasi indagine sui depistaggi, su mandanti e complici esterni delle stragi del 1992-93”. Condivide Walter Verini, capogruppo del Partito democratico in Antimafia: “Onorare Falcone e Borsellino e le troppe vittime vuol dire non abbassare le soglie per gli affidamenti diretti delle opere e non ampliare subappalti; non colpire le intercettazioni; non indebolire i controlli, a partire da quelli della Corte dei Conti” né “tentare di limitare i motivi delle stragi all’inchiesta mafia-appalti, lasciando da parte i legami mafie-politica nazionale e ambienti dell’estremismo nero”.

A proposito di parole senza fatti, Nicola Fratoianni, Avs, ricorda, senza nominarla, che la premier Giorgia Meloni tempo fa ha definito le tasse “pizzo di Stato”.