
(Di Marco Travaglio – ilfattoquotidiano.it) – In vista del premio Flaiano, mi sono riletto i suoi aforismi, incluso quello da lui attribuito a Maccari: “I fascisti in Italia si dividono in due categorie: i fascisti propriamente detti e gli antifascisti”. L’ho sempre trovato troppo tranchant. Poi però ho ricevuto il modulo di iscrizione alla fiera “Più libri più liberi”, con la tragicomica dichiarazione di adesione all’Ue, alla Costituzione, all’antifascismo, alle norme antincendio e a non so che altro: in preda alle convulsioni […]
Antifascismo omeopatico
(Di Marco Travaglio) – In vista del premio Flaiano, mi sono riletto i suoi aforismi, incluso quello da lui attribuito a Maccari: “I fascisti in Italia si dividono in due categorie: i fascisti propriamente detti e gli antifascisti”. L’ho sempre trovato troppo tranchant. Poi però ho ricevuto il modulo di iscrizione alla fiera “Più libri più liberi”, con la tragicomica dichiarazione di adesione all’Ue, alla Costituzione, all’antifascismo, alle norme antincendio e a non so che altro: in preda alle convulsioni per la professione di fede antifascista e ignifuga, non l’abbiamo firmata. E, siccome precisava che la firma era vincolante per partecipare, non abbiamo inoltrato la domanda. Però ho rivalutato quell’aforisma, che non è affatto un’equazione tra fascismo e antifascismo: lo è fra i fascisti che toglievano la parola agli antifascisti e quegli antifascisti che tolgono la parola ai fascisti (o a chi tacciano di fascista perché la pensa diversamente da loro). Non basta essere o dirsi antifascisti per essere democratici: il mondo è pieno di antifascisti antidemocratici che trattano i fascisti come i fascisti trattavano gli antifascisti. Se tutti i fascisti sono antidemocratici, non tutti gli antifascisti sono democratici. La democrazia è faticosissima: fa parlare tutti, anche chi ha idee aberranti, che si contrastano col dialogo e la persuasione, mai con la censura. Invece il fascismo (quello doc e i suoi derivati) è comodissimo: uno pensa per tutti e chi non la pensa come lui non parla. Perciò non ho firmato: nel tuo club privato inviti chi vuoi; ma un evento che usa anche fondi pubblici non può obbligare gli editori a giurare fedeltà all’Ue, alla Costituzione e a tutto il resto per escluderne alcuni in base alle loro idee. E soprattutto non basta firmare un pezzo di carta per diventare qualcosa che non si è: altrimenti chiunque si vanta al bar di mirabolanti conquiste amorose sarebbe Don Giovanni. I veri antifascisti e cultori della Costituzione (sull’Ue stendiamo un velo pietoso) sono quelli che lo dimostrano ogni giorno con i fatti. Quando abbiamo ricevuto e respinto al mittente il patentino, avevamo appena difeso la Costituzione nel referendum sui magistrati, come dieci anni fa in quello sulla schiforma Renzi-Boschi. Una battaglia che vale mille autocertificazioni, magari firmate da chi la Costituzione tenta da anni di scassinarla.
Sapete com’è finita? La fiera s’è rimangiata tutto e ha deciso di “prendere in considerazione anche le sette domande presentate in forma incompleta”, cioè senza patentino. Quindi sette editori furbacchioni non l’hanno firmato ma, anche se era vincolante, hanno presentato ugualmente la domanda. Noi di Paperfirst no, perché abbiamo preso sul serio l’obbligo di firma, ergo resteremo fuori. Peggio per noi: ci siamo scordati che in Italia le regole sono sempre trattabili, anzi retrattili.
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