Contrarie a vincolarsi al 5% del pil

(ilfattoquotidiano.it) – “Stracceremo gli accordi che Giorgia Meloni sta facendo al summit Nato di Ankara”. Parola dei 5 Stelle. Il Pd ufficialmente è sulla stessa linea, tanto che Peppe Provenzano, il responsabile Esteri, parla della necessità di “ridiscutere” quegli accordi e prende ad esempio la Spagna. In realtà, mezzo Pd è sulle posizioni di Meloni. E per qualsiasi governo italiano è sempre stato praticamente impossibile sottrarsi a questo tipo di richieste. Ma intanto, la sfida è lanciata. “Il gossip sullo stato dei rapporti personali tra Meloni e Trump non ci deve far perdere di vista il fatto essenziale e gravissimo, ovvero che la presidente del Consiglio al summit Nato in Turchia confermerà il folle impegno italiano di portare le spese in Difesa al 5% del Pil, lasciando nuovamente sola la Spagna a contestare questa assurda pretesa del presidente americano”, dichiarano i capigruppo M5S nelle Commissioni Difesa di Camera e Senato, Arnaldo Lomuti e Alessandra Maiorino. Che denunciano come “ancora una volta Meloni accetta passivamente il diktat di Trump, interessato solo a vedere più armi Usa agli alleati, lasciando in eredità al Paese una cambiale da centinaia di miliardi insostenibile per le nostre finanze, al meno di non operare drastici tagli alla spesa sociale: sanità, istruzione, pensioni”.
Si tratta, insomma, di “una cambiale che per questo sarà nostro impegno stracciare non appena saremo al governo, lavorando invece per una vera difesa comune europea che ci faccia risparmiare, non per un riarmo volto principalmente a favorire il complesso militare industriale americano”.
In realtà il responsabile economico del Pd, Antonio Misiani, aveva sostenuto la stessa tesi appena qualche giorno fa: “Più armi, meno sanità pubblica, meno scuola pubblica, più tasse: una vera e propria stangata. Questo sarà il risultato dell’accordo imposto da Trump alla Nato e avallato senza fiatare anche dal governo Meloni”. Nel 2025, dunque, prendendo per buona la riclassificazione delle spese militari annunciata da Giorgetti, “l’Italia spenderà per la difesa e la sicurezza il 2% del Pil, cioè 45 miliardi di euro. In base all’accordo raggiunto nel vertice Nato dovremo aumentare la spesa entro il 2035 dal 2% al 5% del Pil. In valore assoluto, secondo le stime dell’Osservatorio sulle spese militari italiane, da 45 miliardi nel 2025 a 145 miliardi nel 2035, con un aumento a regime di 100 miliardi di euro”. Ma la linea del Nazareno cozza con l’entusiasmo di parte del suo partito per il riarmo. Senza contare che il sì al Safe – sbandierato ieri da Piero Fassino sul Foglio – in realtà è maggioritaria tra i dem. Spaccature in arrivo, a proposito di governi pronti a stracciare gli accordi presi.
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Il governo italiano in coro: vogliamo restare servi degli USA! Trump umiliaci pure faremo tutto quello che chiedi!
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