Un uomo sospeso tra un dio e una macchina ibrida, sciolto da vincoli, risultati e dalla logica. È insieme sogno e incubo di un futuro minaccioso: il capriccio sofisticato di un ingegnere della neuro.

(Gianvito Pipitone – gianvitopipitone.substack.com) – Quanto fa al litro? È questa la prima cosa che viene in mente imbattendosi in questa nuova categoria di uomo. L’io-a-consumo. L’io assoluto di Fichte e l’io penso di Kant hanno lasciato spazio a un nuovo tipo di Io. Un io modificato, scomposto ai minimi termini che si misura quasi esclusivamente a seconda di quanta energia riesce ad imbarcare. E come tutte le macchine, ha bisogno del rabbocco. Altrimenti si ferma. Nelle macchine semplici il rabbocco deve sempre essere dello stesso carburante. Ma questa è una macchina complessa, nella sua estrema semplicità. Ha innumerevoli risorse e si alimenta di qualsiasi carburante che dia energia ai suoi ingranaggi. Ha motore a scoppio ma anche elettrico, va a carbone ma si nutre di energia alternativa. È l’uomo-a-consumo. Quando consuma la carica bisogna fare il pieno, facendo pit-stop nelle mille stazioni di servizio disseminate sul territorio. Viene spesso, anzi sempre, aiutato supportato e riverito dall’uomo gregario. Quello che tira la volata per farlo vincere. Il gregario per solito si muove poco, anzi è quasi fermo, non guida, è a traino, va a piedi; e spesso, se proprio si deve muovere fa l’ autostop. L’io gregario non ha un proprio motore. Si riflette nell’io a consumo. È neutro. Non beve, non mangia per non consumare, a stento parla, sta fermo, non esiste se non di vita riflessa. Lui va dove tira il vento. Non si pone nemmeno un minimo obiettivo. Una volta attratto dall’uomo‑a‑consumo, smette di avere una vita propria. Da quel momento la sua esistenza ruota interamente attorno al re, al monarca. Quest’ultimo può non voler scegliere, ma spesso lo fa per il piacere di farlo; non per lo scopo e nemmeno per la ricerca di un risultato. Non lo muove la causa ma l’effetto che fa. È slegato dalla logica, per quanto a volte le traiettorie potrebbero anche coincidere. Ma senza che questo diventi un vizio. L’io-a-consumo sa che cosa fare solo al momento in cui è chiamato a farlo. Non legge la Storia, che non capisce, e non si muove per Logica. Non ha profondità o coscienza. In lui convergono il Caso e un certo grado di Fortuna. La dea bendata sceglie per lui come se dovesse estrarre un numero a tombola, come quando si attende speranzosi il numero dell’Enalotto in TV la sera. L’homo faber fortunae suae, l’uomo che dai tempi del Medioevo ha ispirato il pensiero piccolo borghese, è scomparso dietro all’uomo-a-consumo. Ora tutto viene speso su un palcoscenico, a favore di camera, per lo spettacolo: El Gran Teatro del Mundo. Ma mentre l’uomo cui faceva riferimento Calderón de la Barca era ancora un uomo timorato da Dio, con principi e regole ben precise, il nostro uomo-a-consumo sa di non avere nulla sopra di lui, se non la propria moralità. Superiore a qualsiasi Dio o istituzione. Può essere piuma, può essere ferro. Parafrasando il poeta. L’ego smisurato a cui si è ormai affidato non gli permette di guardarsi più attorno, proiettandolo costantemente fuori dalla sua orbita. Lontano nello spazio e nel tempo. Non è più l’uomo del qui ed ora. Perché quell’uomo non serve più. Ha soppiantato la categoria di uomo decisionista, perché lui è già la decisione. Qualcosa che fa tutt’uno con il suo essere. Uno e trino: non potendo essere scisso dal suo pensiero e dalla sua azione. È esattamente il perfetto Ceo del mondo che sognano accelerazionisti e neo reazionari. Sì dai, inutile girarci intorno, è Trump, se vogliamo dargli un nome, anche se ne esistono molti altri e dopo di lui ne esisteranno ancora. Il tipo di uomo su cui l’umanità ha scelto di puntare. Perché, pur essendo organismo unicellulare per eccellenza, è pieno di risorse imponderabili, che altre tipologie di uomini non hanno, perché sa che al consumo di una risorsa ne assumerà un’altra, la successiva. Nel suo sistema che tutto fagocita e in cui tutto rinasce. Lui è la prova provata che Darwin ha ragione da vendere e che – vittima dell’obsolescenza – ne resterà sempre e solo uno. C’è in questo una sorta di trascendenza, se si vuole. Di finalismo deterministico. Una Provvidenza che lo ispira. Niente può accadere per caso. Eppure è come se lo fosse. L’uomo-a-consumo fa e disfa. Prende e dà. Crea e distrugge con la stessa velocità di un bambino all’interno di una sala giochi, alle prese con ognuno dei suoi giochi preferiti, prima di passare alla consolle del Nintendo. Da dove ha deciso che comanderà il mondo, chiuso e protetto dentro un videogioco perfetto in cui attraversa mondi, combatte, sconfigge mostri e fa i conti con la sua sopravvivenza, in un click. Un impulso che ormai è azione cerebrale: è scelta, è decisione. È realtà. E ovviamente è anche verità. La sola possibile. Chi sarà infatti in grado di sostenere il contrario. Tu? Io? Ma smettila … E intanto il gregario aspetta. Fermo come sempre, immobile nella sua stazione di servizio. Pronto a rabboccare il suo uomo. Ma attenzione, il gregario non è la vittima dell’uomo a consumo. Ne è la condizione. Senza di lui, senza quella massa silenziosa che si svuota per riempirlo, l’uomo a consumo non avrebbe carburante. È il gregario che alimenta il serbatoio, cedendo energia propria, esistenza propria, fino a diventare trasparente. Come dici? Non vuoi finire per fare l’uomo-gregario ? … Allora, preparati, studia! Ingegnati anche tu a diventare, nel tuo piccolo, un perfetto uomo-a-consumo. Ne avrai conferma quella volta quando un gregario, studiandoti con interesse e un pizzico d’invidia, si avvicinerà e, tastandoti la carena, esclamerà: bella, ma quanto fai al litro?