
(beppegrillo.it) – A Punta Molentis, una tra le spiagge più famose della Sardegna, l’estate comincia con una regola che sta facendo assai polemica: il Comune di Villasimius ha deciso di rendere l’accesso a pagamento e contingentato, con prenotazione obbligatoria e un “biglietto d’ingresso” di 10 euro al giorno. La misura riguarda una delle spiagge colpite lo scorso anno da un incendio doloso che aveva minacciato l’arenile, gli habitat e la biodiversità della zona. Secondo il Comune, l’obiettivo è limitare la pressione turistica su un ecosistema fragile e ridurre il numero di presenze sulla spiaggia.
La decisione più contestata riguarda l’ombra. Dal 6 giugno al 31 ottobre sarà vietato installare ombrelloni, gazebo, tende e altri sistemi di ombreggio. L’eccezione vale soltanto per le famiglie con bambini sotto i 10 anni e per le persone dai 65 anni in su. Anche in questi casi sarà consentito un solo ombrellone per nucleo familiare che “rispetta le condizioni”.
Sui social c’è chi ha commentato con ironia, chiedendo: “Per aprire un ombrellone devo noleggiare un bambino?”. Un altro utente ha scritto: “Per venire in spiaggia con un ombrellone devo portare mio nonno o mettere al mondo un bambino da qui a domani?”. Altri hanno sollevato il tema della sicurezza sotto il sole estivo: “Si rischia un’insolazione, un colpo di calore!”.
Il Comune di Villasimius difende la scelta richiamando le condizioni ambientali dell’area. “L’ecosistema di Punta Molentis è tra i più preziosi del nostro territorio, ma anche tra i più fragili”, ha scritto l’amministrazione, ricordando che gli incendi e gli eventi meteomarini eccezionali hanno “ridotto la capacità dell’arenile e messo a dura prova habitat e biodiversità“. Per questo, secondo il Comune, è diventato “necessario limitare l’impatto antropico e garantire la tutela di questo patrimonio per le future generazioni”.
Le nuove regole prevedono anche limiti molto rigidi agli accessi. Via terra potranno entrare al massimo 70 veicoli al giorno e non più di 150 persone contemporaneamente sull’arenile. Gli ingressi saranno sospesi una volta raggiunta la capienza massima. Via mare potranno arrivare solo operatori autorizzati, con un massimo di 100 persone contemporaneamente e permanenza limitata a un’ora, al costo di 5 euro a persona. Sarà vietato sbarcare con zaini, borse termiche e attrezzature “non compatibili con la tutela ambientale del sito”.
L’accesso sarà consentito dalle 8 alle 20.30, con uscita obbligatoria entro le 21. Le persone con disabilità potranno accedere gratuitamente, fino a un massimo di tre persone contemporaneamente presenti oltre ai limiti ordinari di capienza, con accompagnatore.
Il caso Punta Molentis riapre una questione sempre più evidente sulle spiagge italiane, il diritto dei cittadini a vivere il mare pubblico con libertà come è giusto che sia. Si può chiedere alle persone di pagare per entrare in una spiaggia pubblica e poi impedire loro di ripararsi dal sole?
Chieda a questo “signore” invece…https://www.iltirreno.it/cecina/cronaca/2025/01/25/news/beppe-grillo-concessione-gratis-spiaggia-bibbona-1.100651627
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Il sito di Beppe Grillo ripropone un articolo che avevo già letto alcuni giorni fa sul contingentamento e sull’accesso a pagamento a Punta Molentis.
Le chiavi di lettura sono diverse.
Esiste un trade-off tra la tutela di un’area ambientale fragile e il diritto di accedere a un bene demaniale e quindi pubblico.
Il punto che, pur essendo citato, passa in secondo piano non è tanto l’accesso al bene pubblico, quanto le modalità con cui quel bene viene fruito.
Se una spiaggia subisce una pressione tale da mettere a rischio habitat, biodiversità e sicurezza del territorio, è razionale che l’amministrazione introduca delle limitazioni.
Non perché tutti si comportino male, ma perché basta una minoranza irresponsabile per produrre danni che ricadono su tutti.
C’è chi sostiene che il ticket d’ingresso trasformi un diritto in un privilegio.
Sul piano teorico l’obiezione ha una sua logica; sul piano pratico stiamo parlando di 10 euro al giorno, una cifra inferiore a quella richiesta da molti lidi privati e su cui si tace vergognosamente.
È una scelta certamente dolorosa, ma se serve a preservare un ecosistema fragile può essere considerata una misura condivisibile.
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