Il potere occulta la paura: la propaganda di Meloni con i superstiti di Cutro

Dell’incontro a porte chiuse a Palazzo Chigi tra la premier e i sopravvissuti del naufragio resta solo un video senza audio e un comunicato ufficiale

(di Francesco Merlo – repubblica.it) – Potere e paura. Di veline ne avevamo viste e lette tante, ma mai una così posticcia e sgangherata. Dell’incontro di Giorgia Meloni con i superstiti di Cutro, rigorosamente vietato ai giornalisti, c’è solo un breve filmato di cinema muto, un montaggio di Palazzo, l’informazione preconfezionata per i tg a reti unificate, immagini senza audio come in Cina, anzi in similCina.

E, infatti, c’è pure un comunicato di Palazzo Chigi, che è il solo racconto che abbiamo, una specie di pizzino con un florilegio di parole imbarazzanti per infantilismo: come è stato l’incontro? “Emozionato e commosso”. E cosa hanno detto i superstiti a Giorgia Meloni? “Si sono appellati al suo cuore di madre”.

Anche il video di un minuto e mezzo, il tempo dei Tg, è solo un nascondiglio, la Sala Verde di Palazzo Chigi come recinto del potere, l’Italia che governa l’Italia nascondendosi all’Italia. Si vedono le strette di mano tra i carnefici, che sembrano le vittime, e le trenta vittime, con i visi oscurati e dunque con il dolore censurato, che sfilano davanti a Giorgia Meloni e ad Antonio Tajani in fila indiana. Umiliati e maltrattati non solo nel corpo, sembrano persino più sani e certamente sono più vivi dei governanti italiani che non li vogliono. Lei è vestita Armani e Tajani sembra uno sformato ragioniere che tra sé e sé sta pensando “nella vita l’ho sfangata”, e loro sono invece vestiti dalla Croce Rossa, ma hanno la serietà e la grande dignità che in teatro si crea in quel luogo speciale dove l’abito è carattere, il “trovarobato” , la sartoria delle scuciture e delle giacche che litigano con i pantaloni.

Chiunque di noi li avrebbe abbracciati, come ha fatto spesso il presidente Mattarella, come fa questo Papa, e sarebbe stato il nostro modo, credenti o no, di conversare con Dio, la cui “assenza è la più acuta presenza” in questa tragedia di Cutro. E invece Giorgia Meloni non è stata neppure capace di fingersi “Idiota”, quello di Dostoevskij, il principe Mishkin che “solo a una domanda, che lo investiva a ondate regolari con affanno, non sapeva rispondere: perché o Signore i bambini muoiono?”. Leggo invece nel pizzino di Palazzo che “la presidente Meloni ha chiesto loro quanto fossero consapevoli dei rischi legati alle traversate del Mediterraneo”. Altro che abbracci! Meloni ha solo ingentilito Piantedosi, è il suo destino quello di addolcire la ferocia, grazie anche alla cantilena da suburra, il ritmo ondulato della lingua dell’ozio romano che dubita di quel che dice mentre lo dice.

Insomma, i superstiti hanno sfilato davanti a quelli che ancora li respingono perché ci sono le quote, i conteggi, i controlli, le leggi, la Bossi-Fini, l’Europa, la linea dura, gli scafisti da inseguire nell’intero globo terracqueo, ma provano lo stesso a esibirli in una scenografia di falsa bontà senza l’audio. Chissà mai cosa avrebbero chiesto a questa “nazione” di brava gente se avessero potuto liberamente mostrarsi e parlare in un minuto e mezzo di tv dalla cattedra di Palazzo Chigi. E quante volte avrebbero costretto la stressatissima Giorgia Meloni a sbroccare ancora contro l’opposizione che li addestra, contro la sinistra che in Calabria chissà cosa combina. È da un po’ di tempo infatti che Meloni ha paura di Meloni. In tutto questo nascondimento il nuovo potere italiano ha nascosto i sopravvissuti per nascondere sé stesso.

Eppure, li hanno invitati, è vero, ma anche sequestrati in Calabria e trasportati a Roma con un C130 dell’Aeronautica militare. E, una volta a Ciampino, li hanno fatti salire sul pullman della polizia con i vetri oscurati e da lì a Palazzo Chigi, ma dall’ingresso posteriore, il famoso sottopasso della “casa di vetro” degli italiani. Non riesco a sorriderne e forse potrei perché sembra la sfilata dei soliti sospetti, un casting di comparse, una retata di incappucciati che farebbero sfigurare l’ingresso principale e quindi a loro tocca quello di servizio. E quando rileggo che si appellano “al suo cuore di madre” mi scappa pure un “bedda matri!”. Tanto più che il servile comunicato dell’ufficio stampa, ora diretto dal nuovo spin doctor che ricordavo bravo, Mario Sechi, diventa la parodia lessicale della prosa prefettizia, della “burokrazia ottusa e nera” dello Stato in disfacimento di Jospeh Roth o, se preferite, del linguaggio marcio dell’antica “prefettocrazia” di Salvemini. Leggo infatti che Giorgia Meloni “ha rappresentato ai presenti la vicinanza propria personale e del governo tutto”. Pensate: “ha rappresentato ai presenti”. E i presenti? “Hanno ringraziato sentitamente il presidente”. E mentre leggo guardo ancora il film muto: ora inquadrano il tavolo, poi la telecamera zumma su una penna, e ci sono i lunghi primi piani degli occhi chiari di Giorgia, ma in un angolo ci scappa pure un primo piano di mani giunte, intrecciate per chiedere.

E così la scenografia così rozza e falsa invece di evocare buoni sentimenti di canto e di preghiera diventa un triste motteggio che aggiunge un surplus di mistero alla sofferenza che non si esprime, alla sofferenza alla quale è vietato di esprimersi. I giornalisti sanno che la velina, quando mostra un po’ di verità per nascondere la verità, diventa grottesca, perché rimanda ai marescialli di una volta, alla copia ricalco su carta velina appunto, ma senza la sapienza dell’Istituto Luce, che oggi non è riproponibile, perché oggi più combatti il diritto di ficcare il naso nella realtà più ecciti quel diritto. E più il potere nasconde la paura, più la paura lo mostra e lo svela.

3 replies

  1. E noi, gente comune, tenuta all’oscuro, inconsapevole pubblico di un teatro macabro? Siamo pupazzi, fantocci, babbei?
    Un popolo manovrato, gabbato e contento?

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