Un secolo di natura protetta

(CHIARA DI GIORGIO – ilmillimetro.it) – Inaugurato il 9 settembre 1922, su iniziativa privata, è stato riconosciuto ufficialmente l’11 gennaio 1923 sotto il nome di “parco d’Abruzzo”. L’area protetta comprende la provincia de L’Aquila, in Abruzzo, e parte delle province di Frosinone, nel Lazio, e di Isernia, in Molise. Nonostante la sua estensione sia sempre andata oltre l’Abruzzo, solo il 23 marzo 2001, il parco cambia nome in “parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise“. È uno dei quattro parchi nazionali presenti in Abruzzo (Gran Sasso e Monti della Laga, Maiella, Sirente-Velino), uno dei tre parchi nazionali del Lazio (Circeo, Gran Sasso e Monti della Laga) e l’unico parco nazionale esistente in Molise. Il primo nucleo del parco si sviluppa nel territorio dell’alto Sangro (Abruzzo), per l’isolamento naturale di questo posto, che da secoli tutela tantissime specie di animali e piante. Alle timide iniziative locali di istituire una riserva di caccia sul modello di quella sabauda in Piemonte, venne incontro l’importante famiglia Sipari di Pescasseroli e di Alvito. Si adoperarono per la realizzazione della Riserva reale Alta Val di Sangro, ufficialmente istituita nel 1873 da Vittorio Emanuele II di Savoia, nel territorio dei comuni di Opi, Pescasseroli, Villavallelonga, Collelongo, Lecce nei Marsi, Gioia dei Marsi, Balsorano e Castellafiume. La riserva reale di caccia ha consentito la tutela degli animali della zona fino al 1878, data della sua abolizione. Nuovamente istituita nel 1900 resta in vigore per circa 12 anni, mentre Erminio Sipari pensava a dar vita al primo parco nazionale in Italia, sul modello dello statunitense Yellowstone Park.

Un secolo di natura protetta

Parco Nazionale – Le prime iniziative

Oltre Sipari, i primi a proporre la realizzazione di un parco nazionale in Italia furono il botanico Pietro Romualdo Pirotta, lo zoologo Alessandro Ghigi, lo scrittore Luigi Parpagliolo e l’associazione naturalistica federata Pro Montibus et Sylvis. Gli studiosi e gli ambientalisti dell’associazione notavano la concentrazione di specie appenniniche e la varietà di habitat di interesse nazionale nella Marsica. Avanzarono il primo piano di tutela ambientale nel 1914, nel quale era previsto un grande parco, esteso dalla piana del Fucino e la conca Peligna fino a Castel di Sangro, e dal fiume Liri e dalla valle di Comino alle pendici della Maiella. I costi eccessivi della realizzazione e del mantenimento fecero fallire l’iniziativa, alla quale però seguì un secondo più concreto coinvolgimento di associazioni e intellettuali. Il 25 novembre del 1921, un anno prima dell’istituzione del parco nazionale del Gran Paradiso, Erminio Sipari e la Federazione Pro Montibus avviarono la gestione protetta di un piccolo pezzo di terra, tra le località della val Fondillo e della Camosciara, di circa 100 ettari, presa in affitto dal comune di Opi. Il parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è conosciuto a livello internazionale per il ruolo avuto nella conservazione di alcune tra le specie faunistiche italiane più importanti, come il lupo, il camoscio d’Abruzzo e l’orso bruno marsicano, nonché per le prime e numerose iniziative per la modernizzazione e la diffusione localizzata dell’ambientalismo. Simbolo del parco d’Abruzzo, l’orso bruno marsicano è una sottospecie differenziata geneticamente dagli orsi delle Alpi e dunque rappresenta un animale unico e proprio dell’Italia centrale. Grazie a recenti ricerche scientifiche si è stimata una popolazione di circa 50 esemplari nel territorio del Parco e zone limitrofe.

Parco Nazionale – Tre podcast per festeggiare il centenario a cura di Focus

La redazione Focus ha ideato una docuserie, in formato podcast (//storiainpodcast.focus.it/il-parco-nazionale-dabruzzo-lazio-e-molise/), dedicata al compleanno del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Cento anni fa, nel cuore dell’Appennino, quella che era stata una riserva di caccia del Re d’Italia si trasforma in uno dei luoghi più belli del nostro Paese. Paesaggi mozzafiato, animali straordinari e immense foreste che si distendono sui pendii delle montagne come una coperta dai colori intensi e profondi, che custodisce la fragile vita animale che vi ha trovato rifugio. Oltrepassandone i confini si percepisce chiara la sensazione di trovarsi in un luogo in cui la natura ha ricevuto un rispetto singolare ed è stata libera di evolversi spontaneamente accanto all’uomo. Oggi chi dedica la propria esistenza alla protezione del Parco cerca in ogni modo di coniugare la conservazione con lo sviluppo umano e sostenibile del meraviglioso territorio in cui è immerso, nella costante e a volte difficile ricerca del sottile equilibrio tra essere umano e natura. Le loro voci vi accompagneranno alla scoperta del Parco.

Parco Nazionale – Viverci in Abruzzo

Un Parco Nazionale non è solo natura: il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è fatto anche di borghi e piccoli paesi, che hanno conservato in gran parte la loro identità, data dallo stratificarsi delle vicende storiche e dei modi tradizionali di vita. I comuni del Parco sono ventiquattro, e ciascuno di loro merita una piccola descrizione, per prepararsi a visitarli. I comuni di Gioia dei Marsi e Lecce nei Marsi si distinguono nell’ambito del Parco per la traccia nei loro territori dell’antica civiltà dei Marsi, difficilmente percepibile però dal comune osservatore, che resta colpito piuttosto dalla uniformità del modello insediativo e dell’architettura residenziale. La loro posizione ed il modello insediativo hanno permesso la conservazione dei caratteri tipici dei centri storici medievali, con vie strette e toruose e case che si sviluppano in altezza. Mentre i borghi di Pescasseroli e Barrea sono situati in modo da poter controllare le due estremità della valle, nella zona intermedia Opi, su uno sperone roccioso, e Civitella Alfedena, su un esteso terrazzo, dominano da luoghi idonei alla difesa della valle sottostante. Meno appariscente è la posizione di Villetta Barrea, pur giustificabile dal controllo dell’asse vallivo del torrente Profulo, quasi perfettamente allineato con quello del Tasso-Sagittario.

Un secolo di natura protetta

Parco Nazionale – Nel Lazio

I comuni laziali si distinguono nell’ambito del parco per i valori più elevati quanto ad energia del rilievo (differenza tra altitudini massima e minima) e conseguente varietà degli ambienti climatici, delle fasce di vegetazione e delle produzioni agricole. Altro elemento distintivo è la notevole quota di popolazione residente nelle case sparse e nei nuclei, all’origine dell’apparente superdotazione di servizi disponibili nei centri. Sorgono, tutti oltre i 400 m, in posizione culminale o comunque dominante ai margini dei solchi vallivi, di preferenza su suoli calcarei, ma sempre nelle vicinanze delle aree coltivabili e delle sorgenti, con una generalizzata preferenza delle esposizioni ai quadranti meridionali.

Un secolo di natura protetta

Parco Nazionale – In Molise

La distribuzione altimetrica odierna dei centri riflette, da un lato, la colonizzazione monastica effettuata dall’Abbazia di San Vincenzo e, dall’altro, la tendenza degli abitanti a insediarsi, nel passato, in luoghi facilmente difendibili, su poggi e cocuzzoli elevati, o alla periferia dei terrazzi e delle conche carsiche. Rispetto all’esposizione topografica dei centri, assolutamente prevalente è quella a solatio, con esempi tipici quali Pizzone, Castelnuovo, e Rocchetta, o comunque riparata da venti settentrionali grazie all’effetto barriera delle montagne che cingono a Nord-Ovest e a Nord-Est la valle del Volturno. Scapoli e Castel San Vincenzo sono al riguardo casi esemplari.

Un secolo di natura protetta

Parco Nazionale – Come diventare “volontari per natura”

L’iniziativa nasce come metodo educativo rivolto agli adulti che vengono coinvolti in attività operative del Parco e del territorio. I turni, organizzati nei versanti abruzzese, laziale e molisano dell’area protetta, rappresentano un’occasione unica per vivere un’esperienza con una forte valenza umana, improntati al principio dell’imparare facendo, sicuramente, la migliore strategia per conoscere e ricordare. Le attività di volontariato sono effettuate singolarmente o in pattuglie di 2-3 persone. Il Volontario presta la propria attività per un periodo di sette giorni insieme ad altre persone motivate ed interessate a trascorrere un periodo in natura. Tra gli impegni da svolgere troviamo: contatti con il pubblico, assistenza a monitoraggi scientifici, attività speciali con i visitatori, manutenzione della rete sentieristica, affiancamento a personale del Parco nei Centri Visita e/o per manifestazioni, piccoli lavori di manutenzione e di giardinaggio, raccolta dei rifiuti e pulizia dei sentieri più frequentati dai turisti; partecipazione ai programmi di educazione ad uno stile di vita sostenibile attento all’uso delle risorse (raccolta differenziata, uso corretto dell’energia elettrica e dell’acqua, ecc)

Parco Nazionale – Il bando 2023 del servizio civile per lavorarci

Il Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile ha pubblicato il nuovo Bando per la selezione di operatori volontari da impiegare in progetti di Servizio Civile Universale. Fino alle ore 14.00 di venerdì 10 febbraio 2023 sarà possibile presentare domanda di partecipazione ad uno dei progetti che si realizzeranno sul territorio regionale tra il 2023 e il 2024.

1 reply