Riciclati, trombati, virologi, sindacalisti ed ex sportivi: alle regionali c’è posto per tutti

(Cesare Zapperi – il Corriere della Sera) – Il più pronto per la volata finale in vista del 12 e 13 febbraio è probabilmente il candidato di Forza Italia Sonny Colbrelli, una gloriosa carriera da ciclista con 37 vittorie all’attivo (tra le quali la Parigi Roubaix del 2021) a cui ha dovuto forzatamente imporre uno stop per problemi cardiaci. Ma quella che inizia sabato dall’ora di pranzo, quando saranno depositate definitivamente le liste per le elezioni regionali in Lombardia e Lazio, è una competizione che richiede molte altre doti.

Quelle politiche sono nel corredo degli sfidanti alla poltrona di presidente. Mentre per la caccia al candidato eccellente c’è ancora qualche ora per inserimenti in extremis, sul fronte dei leader il quadro è definito. In Lombardia la sfida vedrà il governatore uscente Attilio Fontana (centrodestra) impegnato a respingere l’assalto di Letizia Moratti (Terzo polo e lista civica) e di Pierfrancesco Majorino (Pd più M5S). Nel Lazio la partita è politicamente diversa perché Alessio D’Amato è appoggiato da Pd e Terzo polo mentre il M5S lancia la giornalista Donatella Bianchi e il centrodestra si schiera compatto al fianco di Francesco Rocca.

Ma le vere curiosità si trovano nella composizione delle liste. In Lombardia, per esempio, il tentativo dei quattro consiglieri regionali uscenti espulsi dalla Lega di giocare una partita con una lista del Comitato Nord si è infranta contro la decisione del padre nobile Umberto Bossi di non andare contro Fontana. Il risultato è che forse solo uno, Roberto Mura, riuscirà a trovare posto nella lista di Moratti.

Ma le possibilità sono pochissime perché ci sono già altri ex leghisti con l’ex ministra (da Davide Boni a Monica Rizzi) che non vogliono concorrenza in casa. Nella Lega desta curiosità il fatto che tre assessori uscenti (Stefano Bolognini, Claudia Terzi e Guido Guidesi) non si candidano mentre in Forza Italia torna in pista colui che fu assessore alla Sanità ai tempi del Covid, Giulio Gallera. Sull’altro fronte, tra i nomi noti spiccano quelli del virologo Fabrizio Pregliasco e dell’ex eurodeputata verde Monica Frassoni, entrambi a sostegno di Majorino.

Questo, invece, lo scenario nel Lazio: sette le liste in appoggio a D’Amato, sei per Rocca e due per Donatella Bianchi. In FdI i capolista per Roma sono Giancarlo Righini e dell’ex europarlamentare Roberta Angelilli, per l’area dei meloniani. Puntano su Fabrizio Ghera, invece, i rampelliani. Tra i candidati anche Laura Corrotti e Francesca De Vito, rispettivamente provenienti dalle fila della Lega e del M5S. Il partito di Salvini recupera da FdI l’ex sindaca di Ciampino, Daniela Ballico.

Confida sui nomi noti FI, e candida il dirigente romano Simone Foglio e i due consiglieri uscenti Fabio Capolei ed Enrico Cavallari. Il Pd di D’Amato punta sul vice di Zingaretti, Daniele Leodori, candidato a Roma in coppia con Emanuela Droghei. Capolista della Civica sarà Marta Bonafoni. Alla guida dell’Alleanza verdi-sinistra e Possibile, c’è Claudio Marotta per l’area dell’eurodeputato Massimiliano Smeriglio. Demos, invece, mette in campo l’ex vicesindaco grillino di Roma, Luca Bergamo.

Con il Terzo polo corre l’ex deputato Luciano Nobili. Riserbo infine sui nomi in lista per M5S e Polo progressista, anche se filtra quello della segretaria della Flai Cgil Tina Balì. Tra coloro che hanno ottenuto più voti alle regionarie online, però, ci sono l’ex presidente del Municipio IV di Roma, Roberta Della Casa, il consigliere regionale uscente Valerio Novelli, l’ex sindaco di Pomezia, Adriano Zuccalà.

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1 reply

  1. Nonostante le sue plurime “autocandidature” nel Centrodestra, Bassetti per ora resta ai nastri di partenza e viene premiato col moltiplicarsi delle comparsate su ogni medium possibile, a riprova che il suo non è certo un lavoro impegnativo o usurante. Ma prima o poi un posticino si troverà anche per lui. Intanto Antonella Viola si occupa di sesso e cucina (cosa acchiappa più di quel binomio?) , con tanto di cappello da cuoco in testa, ulteriore dimostrazione di quanto sopra.
    Ogni volta che li sento affermare, perentoriamente, che “bisogna credere alla scienza”, cioè a loro, mi cascano le braccia: la pandemia come trampolino di lancio in politica ( i fatti dicono questo). Un danno difficilmente riparabile, in una opinione pubblica che da sempre già portata a “credere” ad un sacco di cose e con una preparazione scientifica prossima allo zero.
    Fin da subito, notando il continuo presenzialismo che cozzava platealmente con il tempo da doverosamente dedicarsi al lavoro ed allo studio ( se non in questi disgraziati giorni, quando?) mi sono detta : questi li rivediamo in politica.
    Non mi sbagliavo.
    Dell’ ennesima serie: in che mani siamo. Ovvero: se non fossero così non sarebbbero lì.

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