Hubris a destra e il machete di Crosetto

Colpisce il machete di Guido Crosetto, i modi spicci e rudi che il ministro della Difesa intende usare “contro chi nelle amministrazioni pubbliche si è contraddistinto per la capacità di dire no e di perdere tempo”. Sorprende chi ebbe modo di incrociare Crosetto in […]

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – Colpisce il machete di Guido Crosetto, i modi spicci e rudi che il ministro della Difesa intende usare “contro chi nelle amministrazioni pubbliche si è contraddistinto per la capacità di dire no e di perdere tempo”. Sorprende chi ebbe modo di incrociare Crosetto in qualche studio televisivo, nella vita precedente, di apprezzarne il tono misurato e a volte l’autoironia di un signore che sembrava a suo agio nell’interpretare il ruolo del gigante buono, del fratello giudizioso della sorella d’Italia, cosi distante dai latrati del sovranismo xenofobo e securitario. Però, adesso, sentirlo addirittura scagliarsi contro quei “funzionari che hanno mentalità vecchie e servono ideologie di cui noi – cioè i patrioti – rappresentiamo l’alternativa”, brandendo liste di proscrizione non solo metaforiche, c’interroga sulla mutazione che l’esercizio del potere provoca sugli organismi umani, anche i più bendisposti. Perché, alla luce anche dell’onore tributato al Msi post-repubblichino, altezzosamente rivendicato dal presidente del Senato, Ignazio Benito Maria La Russa, una domanda sorge spontanea. A proposito della sindrome da hubris che sembra aver tarantolato la destra sul ponte di comando, sarà lecito chiedersi se si saranno per caso montati la testa? Infatti, in certe mascelle protese e crani duceschi e dita minacciose si nota qualcosa di più della normale sbornia insolente di coloro che ce l’hanno fatta, colti da umanissima ebbrezza nell’essere passati dalla passeggiatina col cane alla rassegna dei picchetti d’onore. Quel qualcosa di più, sopra le righe, nasce probabilmente dalla cupa soddisfazione di chi osserva – assiso sugli altari dopo 76 anni a sguazzare nei sotterranei della storia (per non dir peggio) – e gode alla vista del nemico di sempre che si contorce nella polvere. Sì, quella sinistra che fino a ieri ostentava la supposta superiorità morale e che oggi giace nell’irrilevanza, dedita a pratiche di cannibalismo. Forse, per farli ritornare con i piedi per terra, basterebbe ricordare a lorsignori come l’ingannevole potere abbia precipitato i Renzi e i Salvini, per restare ai contemporanei (o come quel masso che dal vertice… batte sul fondo e sta). Che perciò si dessero una calmata questi gerarchi minori e riflettessero, invece, sulla “transitorietà” della politica, che la capa Meloni ha già messo nel conto vagheggiando, tra 5 anni se va bene, un “ritorno al giornalismo” (sempre meglio che lavorare, per dirla col sommo Barzini).

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3 replies

  1. Non ricordo dove ma: a me piacciono quelli grandi e grossi perché quando cadono fanno più rumore. È transitorio il cialdino come la Piccola Italiana.

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  2. “he perciò si dessero una calmata questi gerarchi minori ” infatti basterebbe ricordare a questi “signorini” che il loro referente politico del passato, passò, dalle adunate oceaniche con gente festante sotto il balcone , al Piazzale Loreto a testa in giù….

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