Crosetto: “Paghiamo o siamo fuori”. L’idea di più soldati Usa a Sigonella . Il messaggio del ministro rivolto al titolare del Mef Giorgetti: “Se vogliamo stare nell’Alleanza bisogna mantenere gli impegni”

Crosetto: “Paghiamo o siamo fuori”. L’idea di più soldati Usa a Sigonella

(di Tommaso Ciriaco – repubblica.it) – BRUXELLES – Ha appena ascoltato Pete Hegseth strigliare i partner nel corso della riunione tra i ministri della Difesa dell’Alleanza atlantica riuniti a Bruxelles. Messaggi chiari, quasi brutali. Ecco perché Guido Crosetto sceglie il messaggio più chiaro possibile: «La Nato — ricorda — non è un club di amici lettori, è un’alleanza militare difensiva. Chi vi partecipa deve mettersi in testa di partecipare con lo stesso peso di tutte le nazioni. Questo viene chiesto all’Europa. Questo ci siamo impegnati a fare e dovremmo fare nei prossimi anni». È la premessa che introduce il vero nodo politico che chiama in causa le scelte del governo di Giorgia Meloni. «D’altronde, se si vuole far parte della Nato e avere un’alleanza, si rispettano gli impegni. Altrimenti si decide di stare fuori. Ma a quel punto difendersi costerebbe mille volte di più».

Rispettare gli impegni, insiste Crosetto, reduce da una missione negli Usa proprio da Hegseth. Lo fa consapevole del peso che le prossime scelte avranno nel rapporto con gli Stati Uniti. E della delicatezza di altre decisioni imminenti di Washington. Ad esempio: la presenza delle truppe americane in Europa.

Da tempo, la Casa Bianca valuta una riorganizzazione ed eventuali tagli nel numero dei soldati impegnati nelle basi europee. «Il percorso è chiaro — ricorda Crosetto — ci sarà una Nato che per la parte europea dovrà dipendere sempre di più dagli europei». Questa revisione potrebbe determinare riduzioni significative in alcuni Paesi, oppure spostamenti. È probabile ad esempio un rafforzamento delle truppe in Polonia. Ma nel pacchetto potrebbe anche rientrare un’altra mossa Usa, si apprende da fonti di massimo livello: un aumento della presenza di soldati nelle basi americane in Sicilia. Riguarda innanzitutto Sigonella, avamposto cruciale (senza trascurare l’hub di Augusta, che fornisce supporto logistico per le operazioni della Marina statunitense). La ragione di questo possibile incremento non risiede solo nell’attenzione rivolta da Washington al quadrante mediorientale, ma soprattutto all’Africa: lì Russia e Cina continuano a guadagnare posizioni. E l’amministrazione Usa deve rientrare in partita.

Ma torniamo al braccio di ferro nell’esecutivo sulle risorse alla difesa. Palazzo Chigi ha decretato una decisa frenata. Il programma Purl non sarà attivato, quello europeo denominato Safe è stato prima ridotto e adesso forse addirittura cancellato. Nella migliore delle ipotesi, Roma chiederà 5 dei 14,9 miliardi di prestiti a disposizione. Sono le ragioni per cui il ministro ha ventilato le dimissioni e ha poi deciso di restare, come raccontato su questo giornale, in attesa di capire se Giancarlo Giorgetti aumenterà davvero gli investimenti nel comparto. Di quanto? Crosetto ricorda che il piano approvato dalle Camere nel 2025 prevedeva un aumento dello 0,15% nel 2026 e nel 2027, dello 0,20% nel 2028. «Quest’anno è mancato, per l’inciampo della mancata uscita dalla procedura di infrazione. Mi auguro che sia recuperabile immediatamente, lo vedremo già da ottobre». Cioè dalla manovra. La richiesta al Tesoro è un +0,35% in finanziaria. «Penso non ci sia alternativa, qualunque sia la maggioranza».

È un invito rivolto innanzitutto a Giorgetti. Gli chiedono se il leghista sia consapevole della necessità di rispettare gli impegni, Crosetto replica: «Penso sia totalmente consapevole». Da Roma, il ministro dell’Economia offre, a sua volta, la sua posizione: «Io so i tempi e le modalità, il quantum non dipende da me. Tutto il resto lo stiamo gestendo, non c’è polemica su questo». E d’altra parte, anche nei giorni scorsi il Tesoro aveva fatto sapere che la decisione dell’esecutivo è collegiale e coordinata da Giorgia Meloni. A lei, insomma, la responsabilità della scelta.