Show, fiction e il tutto esaurito: Napoli si gode il rinascimento

Show, fiction e il tutto esaurito: Napoli si gode il rinascimento

(di Conchita Sannnino – repubblica.it) – Più che esplosione da tutto esaurito, una malìa. Si può cominciare dallo stupore di un pur navigato top manager, come Maurizio Marinella, che a Napoli di invasioni e visitatori, d’ogni lignaggio, ne sa qualcosa. “Emozioni speciali, quest’anno. Sono tantissimi, entusiasti. Arrivano e ti comunicano benessere, si sentono accolti dalla strana alchimia di questa città folle. Qui ci perdi il sonno, ma questa terra ti ripaga”, scuote la testa il dominus delle cravatte amate anche da King Carlo III, che già dall’alba è al lavoro in bottega, affacciata sul mare di piazza Vittoria. O la si può mostrare con i numeri: l’anno si chiude con quasi 20 milioni di euro incassati con tassa di soggiorno, 1 milione di turisti solo nelle ultime due settimane. Mentre Federalberghi e Abbac, associazione che riunisce B&b e case vacanza, concordano sul sold out da record, e Confesercenti registra incassi da 250 milioni, dall’Immacolata a oggi.

Auguri in tutte le lingue da Napoli, che è capitale di San Silvestro, su questo Ventidue di guerre, disastri e regimi assassini. L’attrazione per la città supera i picchi del pre-Covid. E a raccontarla serba una sola certezza: mancare il bersaglio, ché Napoli sfugge e la febbre non è esercizio di precisione. Specie quando non mancano carenze, cadute.

“Avremmo solo bisogno di più cura negli arredi, più trasporti e legalità. Ma qui trovi storia, arte, pazzia, empatia. Soprattutto, calore umano. In queste settimane ho parlato con tanti stranieri e italiani: ognuno ti racconta il “pezzo” che li ha conquistati”, ti spiega ancora Marinella, il caffè offerto a tre amici inglesi.

Agostino Riitano, reduce dalla direzione di Procida Capitale ’22 della Cultura – durante la quale non ha mai smesso di abitare a Forìa, tra il teatro di Eduardo e il Museo Archeologico Nazionale – ora è pronto per la staffetta con Bergamo-Brescia e ti restituisce l’adrenalina dei gruppi di amici passati di qui. “Quando arrivi a Napoli non hai solo una straordinaria metropoli d’arte stratificata ai tuoi piedi. Ma hai un ventaglio incredibile: chi sceglie i musei, chi sale su un aliscafo per le isole, chi va tra le rovine di Ercolano o Pompei”.

Oppure stai sul lungomare. A fare niente, pensi: mentre mulinano immagini di cinema d’autore e fiction di successo. “La città è anche un brand culturale potente, trasversale, parla a tutti e ha sfondato nell’immaginario”, è infatti la chiave di lettura di due produttori del calibro di Luciano Stella e Carolina Terzi (dal cartoon premio David Gatta Cenerentola al più recente Nostalgia di Martone, con Favino), che da qui hanno tratto ispirazione nel creare la docu-serie L’Arte della felicità, in onda proprio in queste sere su Rai3.

E mentre da settimane c’è la muraglia umana a San Gregorio Armeno, la strada dei maestri del presepe – che ora chiedono il vincolo di protezione sulle botteghe e si organizzano per una scuola d’artigianato – scala posizioni l’altra meta inarrestabile: l’ascesa al murale del D10s Maradona, ai Quartieri Spagnoli. Dove cresce la micro economia diego-endogena: musica sparata a palla, dediche commoventi, panini, limonate. Un mix che emoziona i “fedeli” e diverte gli “eretici”.

Code più ordinate puntano, invece, ai tesori greco-romani del Mann, dove ad esempio, il direttore Paolo Giulierini racconta che “le stime sull’anno scorso sono + 124 per cento, e già quest’anno abbiamo raggiunto i 450mila visitatori. Penso che il fascino che esercita la città sia dovuto al fatto che ancora rappresenta l’anima mediterranea: vissuta dai suoi abitanti, che ne conservano le tradizioni, e questo costituisce un teatro e uno spettacolo antropologico a cielo aperto”.

Pesano l’identità, e la percezione. Ma l’enorme offerta d’arte aiuta. Alle “giovani” Gallerie d’Italia a Toledo, Artemisia Gentileschi ha attirato qualcosa come 11mila visitatori in 9 giorni, tantissimi salgono verso la collina, a Capodimonte: che si prepara al grande exploit dell’esposizione-gemellaggio con il Louvre del prossimo giugno. Artefice, il direttore del Museo e del Real Bosco della Reggia, Sylvain Bellenger, che analizza: “Il fascino più grande di Napoli non è il suo sole invernale, la bellezza del suo golfo, la ricchezza della sua storia e dei suoi monumenti, ma i napoletani stessi: il popolo più accogliente e caloroso d’Europa. La loro libertà, la loro ironia e la loro allegria che ha superato tutte le prove della storia”. Ne sanno qualcosa, di sfide, i giovani professionisti – premiati a Bruxelles, visitati dall’allora premier Draghi – che da un quartiere difficile oggi gestiscono, su intuizione di padre Antonio Loffredo, le Catacombe di San Gennaro: in un Rione Sanità riqualificato, che proprio 48 ore fa hanno toccato il record dei 200mila ingressi.

“Quello che affascina i visitatori? Scoprire, insieme alla bellezza degli affreschi, dei mosaici, degli ambulacri, anche la storia della nostra cooperativa – racconta Enzo Porzio – Ragazzi di questi vicoli, destinati a emigrare, che invece decidono, grazie a padre Antonio, di studiare, investire e costruire un percorso di sviluppo in rete, che oggi illumina l’intero territorio”. Molti turisti, pare, si segnano i nomi delle guide. Perché? “Ho letto l’orgoglio mentre mi portavi in cripta, mi hai commosso”. Solo febbre. O forse è Napoli, bellezza.