L’Italia esporta tangenti: da Mani Pulite all’Europa

E così siamo riusciti a inquinare anche le Istituzioni europee con la corruzione, il reato per cui siamo maestri e ricercati specialisti, uno dei più squallidi perché non comporta, per esempio a differenza della rapina, nessun rischio fisico e vede molto spesso protagonisti soggetti delle Istituzioni […]

(DI MASSIMO FINI – Il Fatto Quotidiano) – E così siamo riusciti a inquinare anche le Istituzioni europee con la corruzione, il reato per cui siamo maestri e ricercati specialisti, uno dei più squallidi perché non comporta, per esempio a differenza della rapina, nessun rischio fisico e vede molto spesso protagonisti soggetti delle Istituzioni, parlamentari, sindaci, presidenti di Regione, assessori, che già ricevono un lauto stipendio molto spesso nient’affatto corrispondente alle loro capacità e competenze.

Ma cosa dici, mi obbietterà qualcuno, non sai che nelle prigioni italiane solo lo 0,6 per cento della popolazione carceraria è in gattabuia per reati finanziari, mentre in Germania è il 14 per cento? Ma proprio qui sta il punto. In Germania si corrompe molto di meno che da noi, tanto che nella classifica del 2021 di Transparency International, partendo dai Paesi meno corrotti per andare a quelli più corrotti è decima mentre l’Italia quarantaduesima, seguita da Bulgaria, Romania, Ungheria, Croazia, Grecia, Repubblica Ceca, Malta, Slovacchia, Cipro. Mentre in campo internazionale è più o meno a livello del Botswana. Il che vuol dire che in Italia i responsabili di reati corruttivi riescono quasi sempre a cavarsela, in un modo o nell’altro (leggine ad hoc, leggine “ad personam” e così via).

Per ora tutti gli inquisiti dalla magistratura belga sono italiani, se si esclude Eva Kaili che è greca e la Grecia non sembra proprio un Paese da imitare. In questa situazione il neoministro della Giustizia Carlo Nordio vuole depenalizzare o addirittura eliminare tutti i reati fiscali che com’è noto, quando si parla di somme ingenti, sono soprattutto reati di “lor signori”. Nordio è una curiosa figura di ex Pubblico ministero. Mentre a Milano i pm di Mani Pulite scoperchiavano l’immensa corruzione politica e imprenditoriale, Nordio che faceva il pm a Venezia non riuscì a trovare un solo corrotto. Eppure la corruzione ci sarà stata, seppur in maniera minore, anche a Venezia. È livido di invidia verso quei magistrati milanesi e adesso gliela farà pagare eliminando o sminuendo di molto le leggi che permisero al pool di mettere in gattabuia anche personaggi eccellenti ed eccellentissimi. Ma se Nordio, berlusconiano mascherato, dovesse in parte fallire nella sua missione, c’è pur sempre come sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, che è uno degli avvocati di Silvio Berlusconi.

Come ho scritto più volte Mani Pulite è stata lo spartiacque. Era l’occasione per la classe dirigente di emendarsi dai propri errori, chiamiamoli benevolmente così, in realtà erano reati, invece nel giro di soli due anni, con tutti i testimoni dell’epoca ancora in vita, i magistrati sono diventati i veri colpevoli e i ladri le vittime e spesso giudici dei loro giudici. Non ci si può quindi meravigliare se oggi anche una persona che di suo sarebbe normalmente onesta diventa un mascalzone (“Devo essere proprio io il più cretino del bigoncio?”).

L’Italia è quindi un Paese intimamente, profondamente corrotto e direi che la classifica di Transparency International è anche generosa con noi. Senza contare che abbiamo il record delle mafie: la mafia propriamente detta, la ’ndrangheta, la camorra, la sacra corona unita.

Con Berlusconi il malaffare è diventato, per dir così, istituzionale e ha travolto le ultime barriere della legalità. Ma alle spalle di Berlusconi si intravede la figura del “Grande corruttore”, Bettino Craxi, che, dopo un inizio promettente, in uno scambio di favori ha permesso all’uomo di Arcore di avere, con una legge ad hoc, tutto il comparto televisivo privato italiano ricevendo in contropartita non tanto 21 miliardi, quisquilie, ma una posizione dominante del Partito socialista non solo nelle reti Fininvest poi Mediaset, ma in almeno due delle tre reti della televisione nazionale. Direi che la Rai è l’emblema stesso della spartizione partitocratica del nostro Paese, in ogni settore, non solo pubblico ma spesso anche privato. E nessun governo, anche quando animato da buone intenzioni, penso ai 5 Stelle, è riuscito a cambiare questa situazione indegna di un servizio che dovrebbe essere pubblico.

A me spiace che lo storico e glorioso nome “socialista” sia diventato sinonimo di ladro. Perché coniugare una ragionevole uguaglianza sociale con i diritti civili mi è sempre sembrata, nella modernità, l’idea più bella. Adesso dobbiamo andare a cercarla in Venezuela, da Maduro.

5 replies

  1. Le statistiche dicono tutto ma il potere deviato ha occupato tutti i gangli dell’informazione.
    Quanti articoli o trasmissioni televisive abbiamo avuto sull’argomento… 14%. 0,6%????

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