Rotta la soglia del tollerabile quanto a disuguaglianze

((estr. di Antonello Caporale – ilfattoquotidiano.it) – […] Professore, esiste e si sta propagando la suggestione, a metà tra profezia e speranza, che, il truce capitalismo trumpiano farà risorgere il comunismo. Condivide la profezia oppure tocca ferro?
Fino a ieri si è detto che è più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo. Come se il capitalismo fosse un destino ineluttabile, un prodotto della natura anziché una forma storica. Non ci sono elementi per concludere che sia arrivato al capolinea. Si è di sicuro trasformato: da capitalismo a trazione finanziaria a tecno-capitalismo, alleandosi con le destre più illiberali. Ma la questione è che il capitalismo genera disuguaglianza. Non a caso si parla di ri-feudalizzazione. Tuttavia c’è un limite, un punto di rottura, oltre il quale le disuguaglianze che colpiscono miliardi di persone non sono più sostenibili. Quel limite è stato superato. Un segnale è il consenso tributato a quelle destre, favorite dalla resa della sinistra riformista ai dogmi neoliberisti. Ora che questo consenso pare esaurirsi bisogna domandarsi quali forme assumerà la risposta alla crisi.
Bandiera rossa la trionferà?
Viene in mente l’ultimo Lenin, per il quale il capitalismo educa alla lotta la stragrande maggioranza della popolazione globale. Ma non credo che la lotta si risolverà nella riscossa dell’idea comunista. Qualche elemento potrà sopravvivere e rivelarsi utile, ma indietro non si torna.
Lei dice che è un’idea impossibile da praticare o da replicare?
Il problema è come si è realizzato, a quale prezzo, con quali sacrifici per la libertà dell’individuo. L’incubo, l’esito totalitario, il terrore era implicito nelle premesse stesse del sogno di emancipazione? Ma basta questo per accantonare ogni politica di redistribuzione? Per considerare una bestemmia l’idea di una patrimoniale?
[…] Però il capitalismo torce il sistema democratico, annienta ogni idea di uguaglianza e rende tossico persino il liberalismo.
Per Aristotele, solo tra uguali può esserci uguaglianza. E gli uguali sono sempre meno. Un solo esempio: gli esclusi dalle cure. Alla lunga, l’alleanza capitalismo-democrazia si è dimostrata illusoria: producendo disuguaglianza, il capitalismo promuove l’oligarchia. E alimenta quei conflitti dai quali la mistica della globalizzazione prometteva di averci liberato per sempre.
Ma l’Unione Sovietica è stata soffocata da un modello sociale incompatibile con il senso di libertà. Il comunismo che abbiamo conosciuto è stato solo quello. Non sono possibili altre opzioni?
Alternative a un comunismo ‘assoluto’ sono state sperimentate subito. E soffocate nella culla. Poi sono state tentate ibridazioni, dalla socialdemocrazia all’eurocomunismo, tutte per trovare una difficile conciliazione tra uguaglianza e libertà.
La Cina non conosce la democrazia. Secondo lei conosce il comunismo?
La Cina è l’eccezione. Un impero che ha rivelato una capacità di adattamento mostruosa, colmando il divario tecnologico e dando vita a un ircocervo: l’economia socialista di mercato. Una forma di quello che Alessandro Aresu chiama “capitalismo politico”, in cui coesistono burocrazia celeste, partito unico, imprese, spinta innovativa faustiana (si pensi all’egemonia nella ricerca sulla intelligenza artificiale). Per capire questa “cosa da un altro mondo”, parole come democrazia o comunismo non ci servono più.
[…] Cuba resta il desolato ultimo avamposto del comunismo del Novecento. Sarà la prossima preda di Trump.
Trump è un occasionalista, mancando di una visione. La sua trasferta in Cina è l’espressione plastica del divario culturale tra le classi dirigenti delle due potenze. Divario tutto a vantaggio della Cina. Quanto a Cuba, bisogna sempre fare la tara alle sparate di Trump. E non credo che la base Maga sia ancora disposta a tollerare questa ossessione bellicista.
In Italia la destra ritrova sempre il fascismo sulla sua strada. La sinistra, secondo lei, si accompagna ancora all’antica compagnia comunista?
È un girare a vuoto che denota povertà di idee e di vocabolario. E intanto la talpa – la storia – scava le sue gallerie, va in direzioni che non ci sforziamo neppure di immaginare.