Ucraina: i paraninfi del potere che creano e plasmano la famosa “opinione pubblica”

(Andrea Zhok) – Nel febbraio di quest’anno, nelle settimane precedenti all’ingresso delle truppe russe in Donbass si discettava su giornali e talk show delle prospettive possibili.

A chi invitava a considerare come sensata, e anzi conveniente, la rinuncia dell’Ucraina all’ingresso nella Nato, l’accettazione di uno statuto di neutralità, e la concessione di un grado di autonomia amministrativa alle province russofone (come da accordi di Minsk II) – sempre nell’ambito dello stato ucraino, a questi gli esperti di regime ribattevano rabbiosamente che era una prospettiva inaccettabile, che ne andava della sovranità ucraina, che uno stato doveva avere il diritto di scegliere le proprie alleanze militari. (NB: l’autonomia amministrativa dell’Alto Adige è motivata dalla presenza del 69% di popolazione germanofona; nelle zone di Donetsk e Lugansk la popolazione russofona prima della guerra superava il 90%).

E ancora all’indomani dell’invasione, c’era chi raccomandava di intavolare il più rapidamente possibile trattative di pace invece di inviare armi, perché questo avrebbe prolungato indefinitamente il conflitto, e ciò sarebbe stato pagato duramente dagli ucraini in primo luogo e dall’Europa tutta in secondo luogo.

A questi gli stessi esperti a molla rispondevano stizziti che era una questione di sovranità, che c’era un aggressore e un aggredito, che non era il momento delle trattative, che l’Europa ne sarebbe uscita più forte di prima (ho un ricordo distinto di un noto giornalista e di un ex ambasciatore in uno studio televisivo che sostenevano con veemenza queste tesi in risposta al sottoscritto.)

Oggi, a nove mesi di distanza, l’Ucraina comincia ad apparire come un cumulo di macerie congelate e 6 milioni di profughi ucraini sono già arrivati nell’Unione Europea (la più grande crisi di rifugiati in Europa dal 1945) e almeno altrettanti si stanno preparando.

Per il solo anno in corso la stima dei costi vivi per l’ospitalità europea ammonta a 43 miliardi di euro. I morti al fronte sono nell’ordine di grandezza del centinaio di migliaia.

La colossale fornitura di armi da parte della Nato (tre volte il budget annuale russo) ha preso in buona parte la strada del mercato nero, dove si trovano oramai a prezzo di saldo missili terra-aria, mortai, mitragliatrici pesanti, ecc. (la criminalità organizzata se ne gioverà per decenni).

Quanto alla “sovranità” ucraina che andava difesa a tutti i costi, anche i più distratti sanno oggi che era una fiaba da tempo: è noto il supporto e sostegno americano al colpo di stato di Maidan, così come sappiamo delle entrate a gamba tesa dell’ex presidente Biden sui giudici ucraini che perseguivano gli affari ucraini del figlio Hunter.

Quanto all’idea che l’Ucraina “sovrana” non rappresentasse alcuna minaccia e non ci fosse nessuna concreta possibilità che diventasse parte della Nato, nel frattempo è emerso serenamente che da dopo gli accordi di Minsk II (2015) la Nato stava addestrando l’esercito ucraino, rifornendolo di armi, costruendo fortificazioni, e che la firma degli accordi era stata solo un espediente per prendere tempo e consentire all’Ucraina di rafforzarsi militarmente (testimonianza diretta dell’ex presidente Poroshenko, oltre che di diversi ufficiali USA).

Sempre nell’ottica della tutela della sovranità ucraina, nel frattempo la Russia si è stabilizzata in buona parte dei territori conquistati, Mariupol è stata addirittura già parzialmente ricostruita, si sono tenuti referendum di annessione, e la prospettiva che questi territori ritornino in mano ucraina è ritenuta risibile persino dai vertici americani.

Il conflitto si è oramai caratterizzato esplicitamente come un conflitto tra la Nato e la Russia, anche se nessuno vuole che ciò sia riconosciuto ufficialmente perché rappresenterebbe una deflagrazione mondiale. Sul territorio ucraino combattono oramai in sempre maggior misura “volontari” stranieri, con istruttori Nato, armamenti Nato, finanziamenti dei paesi Nato. L’esercito regolare ucraino ha perduto da tempo le truppe più “combat-ready” e rappresenta oramai solo la carne da macello per sanguinose sortite periodiche.

Intanto l’Europa è in piena stagflazione, con la progettazione in corso di nuovi stabilimenti da parte del comparto industriale che sta già avvenendo fuori dai confini europei.

Infatti il taglio politico netto avvenuto nei confronti della Russia ha creato una crisi terminale nell’approvvigionamento di energia e materie prime, giacché tutti i principali attori non direttamente subordinati agli USA stanno assaporando per la prima volta la possibilità di far valere il proprio potere contrattuale di fornitori di materie prime – potere contrattuale accresciuto enormemente con il quasi-blocco degli approvvigionamenti da Russia e Ucraina. Senza energia e materie prime l’Europa è un museo morente.

Come prevedibile e previsto da molti sin da febbraio, la strada presa nove mesi fa sta conducendo esattamente dove doveva condurre.

Non abbiamo “salvato gli ucraini”, ma abbiamo alimentato e prolungato un processo che ne sta cancellando il paese e ne ha fatto morire decine di migliaia.

Non abbiamo “salvato la sovranità ucraina”, sia perché essa era già quasi inesistente (ed oggi è ridotta a pupazzi e attori), sia perché lo stato ucraino si è dissolto, un quarto della sua popolazione è migrata, e le perdite territoriali saranno quasi certamente definitive.

In compenso abbiamo sventrato quel poco che rimaneva in piedi dell’Europa, che sta perdendo in tempi rapidissimi il suo unico vero “asset” competitivo, cioè le capacità di trasformazione industriale (in assenza di fonti energetiche abbondanti e a buon prezzo questa direzione è senza ritorno).

Ma magari qualcuno potrebbe sperare che, dopo tutto, a un tracollo spesso segue una palingenesi, e che magari sarà la volta buona, no?

Solo che a mettere la vera pietra tombale su qualsiasi speranza di rinascita sta la rilevazione del tappo strutturale che blocca ogni possibilità di consapevolezza e rinnovamento: tutto il circo mediatico degli “esperti” e degli “accreditati”, tutta la banda di falliti di successo, di paraninfi del potere che creano e plasmano la famosa “opinione pubblica” sono lì, fermi in sella, e continueranno la loro azione di avvelenamento, manipolazione e inganno a tempo indefinito.

18 replies

      • Oh bella, associato a nomi del tipo di Gioberti per la critica del sistema Hegeliano, con reminiscenze del Qoelet?

        Farebbe bene anche a te un po’ di conoscenza di nullismo anche se comprendo che necessiti di un impianto culturale un pelino più’ complesso del viva-putin-abbasso-zelensky

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    • Anche Zezè mi risulta russofono, oltre che ebreo, ma cosa pretendi un qualche tipo di ragionamento su questi schermi? Qui tutti si beano e si eccitano delle macerie civili perpetrate dal regime putin-khomeinista.

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  1. In my opinion,
    Sicuramente condivisibile l’analisi geopolitica;
    Scritta bene e come sempre non fa una piega( poi dipende dalle posizioni del lettore riguardo la guerra)

    Ma appena esce dai suoi “recinti”
    e si inoltra in altri terreni

    ecco il disfattismo peloso Zhockiano.

    Sei un bravo prof di Filosofia
    Ma come fai a dire cose del genere.

    1)“che sta perdendo in tempi RAPIDISSIMI il suo unico vero “asset” competitivo, cioè le capacità di trasformazione industriale”…

    domani falliamo zHock…peccato che tutte le ultime trimestrali dei principali players sono state ampiamente migliori di quanto si prevedeva.

    Inoltre

    Fonte: Confindustria/Confcommercio,

    che di solito piangono,affermano:
    “Un’ulteriore, positiva, sorpresa sulla vitalità e sulla capacità di reazione della nostra economia. La crescita dello 0,5% congiunturale, che ci pone tra i Paesi più dinamici in Europa è, infatti, un dato in controtendenza rispetto alle valutazioni dei principali previsori che si attendevano una moderata riduzione (-0,4% secondo il network Focus Economics)”.Fine ottobre 2022.

    2)“con la progettazione in corso di nuovi stabilimenti da parte del comparto industriale che sta già avvenendo fuori dai confini europei”…

    Scusa Zhock puoi fare i nomi?Chi li fa e dove li fa?

    A me risulta che il reshoring iniziato con il post pandemia(ne parlavi anche tu non più di un anno fa,che fai ti contraddici?)sia aumentato proprio per le conseguenze geopolitiche del 2022 allo scopo di prevenire colli di bottiglia in ambito supply chain.
    Con il mondo ormai diviso in blocchi,la globalizzazione non è più un must.
    Dove li fai gli stabilimenti…. in Russia😂😂? In Asia?In Cina dove per ogni caso di covid chiudono milioni di persone in casa e bloccano i porti per settimane (vedi honk kong che ha avuto ripercussioni sul mondo intero)?
    Magari in Africa … dove non hanno neanche la corrente?

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/11/21/covid-e-guerra-aumentano-le-aziende-che-rimpatriano-la-produzione-per-migliorare-la-qualita-e-ridurre-i-tempi-di-consegna/6874285/

    Non servono competenze in questo caso…basta un po’ di logica oppure l’articolo del Fatto quotidiano qui sopra.(di 5 giorni fa’)

    Le cose sono due:

    O sei poco informato e allora non dovresti scrivere

    O sei giusto un pochino🤔in malafede( quello che ho sempre pensato,nonostante la stima per la tua professione)

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  2. A certa gente, quando tu gli indichi la luna loro guardano il dito. L’Ucraina è distrutta ma è meglio dare ascolto a chi sostiene che sta vingendo la guerra . Si ,quando l’avrà vinta Zelenski sarà rimasto da solo.

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  3. @serpe

    C’era una volta Carlgen,
    un bambino con un naso grosso ma che non era fatto di legno.
    Ad un tratto vide lungo la strada il gatto(serpe…😂strane coincidenze) e la volpe (Zhock).
    La volpe porse una caramella a Carlgen:quest’ultimo prese avidamente la caramella offerta e se la mise in tasca.

    Volpe:”Carlgen! Ma non starai mica andando a scuola?!quel posto brutto,buio,dove c’è tanta fatica e poco piacere; guarda che quell’edificio fatiscente(ITALIA)da un momento all’altro crollerà definitivamente e tu rimarrai sepolto vivo”

    Carlgen: “Ma ne sei sicuro?”

    Volpe:”Ma certo che è così! Se vendi il tuo abbecedario (la mia ragione…spiegazione per serpe il ritardato)
    io e il gatto ti porteremo nel paese dei Balocchi,dove le caramelle crescono come i fili d’erba,i bon bon sono appesi agli alberi,ci sono le giostre e un meraviglioso futuro garantito!”

    Carlgen: wow! Che meraviglia! Ma dov’è il paese dei balocchi?

    Volpe: Ma è qui vicino…girato l’angolo c’è la sede del mio partito:il partito del 1,5%!!!Il partito dei balocchi!dove la NATO non esiste!

    A quel punto Carlgen divenne pensieroso;apparve silenziosa la fatina Giuseppe Conte

    La fatina Conte:
    ”attento Carlgen! Devi essere realista! Non è possibile uscire dalla NATO durante un conflitto! Se lo facciamo l’Orco americano ci aumenta lo spread fino a 700 come ha fatto con B.;a quel punto saremo a rischio default! Vuol dire che anche le pensioni non saranno più sicure di essere erogate!E le banche bloccheranno il ritiro del contante dai bancomat come hanno fatto in Grecia!Molto peggio di come siamo messi adesso!Iniziamo con piccoli passi!Anche solo una manifestazione di pace a Roma”

    Carlgen:” Siete stati molto gentili cari gatto e volpe a regalarmi una caramella, ma
    Il mio babbo Geppetto(la mia testa)mi ha dettodi non vendere il mio abbecedario e di andare a scuola;magari chissà la prossima deciderò di non ascoltare la fatina e andrò da un altra parte.
    Poi nel paese dei balocchi …? Se mangerò troppe caramelle mi verrano le carie sui denti.
    Grazie mille alla prossima “

    Il gatto e la volpe lasciarono delusi Carlgen ma non si persero d’animo:era appena arrivato il pullman dei bambini! Erano sicuri che almeno il 1,5% avrebbe venduto l’abbecedario e li avrebbe seguiti nel paese dei balocchi.

    Ciao serpe…scusa ma da pochi mesi sono diventato ZIO e devo allenarmi perché la mia nipotina sta crescendo…sono sicuro che fra un paio d’anni capirà meglio di te.

    🤣🤣😂🤣🤣😂🤣😂🤣🤣😂🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣😂🤣🤣🤣🤣

    “L’arte di piacere è l’arte di ingannare.”
    MARCHESE DI VAUVENARGUES

    “Dagli amici(?Zhock?)mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io”

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