(Dalla pagina Facebook di Report) – “Non è possibile che solo perché è figlio di un politico, non posso avere ragione” : parla per la prima volta la ragazza che ha accusato di violenza sessuale il terzogenito della seconda carica dello Stato

Per la prima volta parla la ragazza che ha denunciato per stupro il figlio del presidente del Senato Leonardo Apache, archiviato dal Tribunale di Milano lo scorso anno. Nella sua intervista racconta il condizionamento ambientale che a suo avviso ha subito l’iter giudiziario nella valutazione delle prove a carico del terzogenito della seconda carica dello Stato.

La ragazza che accusa Leonardo Apache di violenza sessuale ha deciso di presentare un ricorso presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Durante l’inchiesta mostreremo foto e documenti inediti della vicenda. Sul ruolo avuto nella vicenda giudiziaria del figlio abbiamo posto alcune domande al presidente La Russa di cui daremo integrale pubblicazione.

Stasera, dalle 20.30 su #Rai3

L’INTERVISTA ALL’ACCUSATRICE DI LA RUSSA JR

Trascrizione dell’anticipazione del servizio di Giorgio Mottola per “Report”, in onda stasera su Rai3

IGNAZIO LA RUSSA: La mia convinzione di padre tuttora esistente è di credere a mio figlio, perché un padre può anche non credere al figlio, ma se ci crede a quello che il figlio gli racconta, non c’è niente di male che lo dica.

GIORGIO MOTTOLA: “Quando ha visto questo intervento pubblico di Ignazio La Russa, lei che cosa ha pensato?”

L’ACCUSATRICE DI LEONARDO APACHE LA RUSSA: “Sicuramente indignazione, cioè ho detto com’è possibile veramente. Sai quanta importanza hanno le tue parole nel dire queste cose, sai quello che ottieni, no? Facile che la seconda figura dello Stato dica una roba del genere e che venga creduto e ascoltato. Quindi io mi sono vergognata tantissimo.

GIORGIO MOTTOLA: Vergognata di cosa?

L’ACCUSATRICE DI LEONARDO APACHE LA RUSSA: Mi sono sentita in colpa, cioè ci sono stati momenti in cui quasi io ho creduto alle loro parole, tanto mi sono sentita sola.

GIORGIO MOTTOLA: In un secondo intervento pubblico il presidente del Senato ha avanzato anche seri dubbi sulla credibilità della vittima, sottolineando che la denuncia è stata presentata con grande ritardo, 40 giorni dopo il presunto stupro.

L’ACCUSATRICE DI LEONARDO APACHE LA RUSSA: Quando sono andata in ospedale il giorno stesso per fare la procedura da stupro, a vedere se avevo infezioni, qualsiasi cosa, sia l’infermiera il giorno stesso mi ha detto “non denunciare”. E poi anche la psicologa che fa un incontro dopo qualche giorno mi ha detto che assolutamente non avrei dovuto denunciare.

GIORGIO MOTTOLA: Perché?

L’ACCUSATRICE DI LEONARDO APACHE LA RUSSA: Perché la persona era troppo importante.

GIORGIO MOTTOLA: È per questa ragione che lei ci ha messo così tanto a denunciare?

L’ACCUSATRICE DI LEONARDO APACHE LA RUSSA: Eh sì, certo.

Infatti mia madre poi mi ha consigliato anche lei, mi ha detto “no, ma hai sentito cosa hanno detto?

Non è il caso.

Poi comunque i media saranno aggressivi nei tuoi confronti, non verrai creduta.

[Unknown Speaker A] Qual è stata la molla che l’ha spinta poi a denunciare?

[Unknown Speaker B] La voglia di farmi sentire, di giustizia, di dire la mia, di dire non è possibile che c’è sempre…

Cioè solo perché è figlio di un politico, allora io non posso vincere o non posso avere ragione, non posso dimostrare agli altri che…”