Una rivoluzione di carne e sangue

(Vittorio Macioce – ilgiornale.it) – No, non rinnega, non bestemmia. Non è neppure contro Dio. Non è fede contro fede. Non ha un’ideologia. Al funerale di Artin Rahmani, martire di 14 anni, le donne si sono tolte il loro hijab e hanno pianto con «toshmal-e chapi». È un canto di addio dei nomadi Bakhtiari. Questa rivoluzione che non ha bisogno di troppe parole è uno scambio di sguardi, che passa e abbraccia e si diffonde e non si abbassa davanti alla paura e va di cuore in cuore, con un coraggio che non si può misurare e ha l’orgoglio delle donne, la coscienza di uomini che non vogliono nascondersi e le lacrime per questa mattanza che sembra non finire e non risparmia i bambini. È una rivoluzione senza armi, che va avanti mettendo in piazza il corpo, la voce, il canto della rivolta e nella sua forza inattesa ha qualcosa di antico, perché è fatta di carne e sangue. Non è virtuale. Non c’è finzione. Non si preoccupa di avere un pubblico, perché la scelta di dire basta è ancestrale. È lineare, semplice e sgretola le parole degli yatollh, che si difendono rispolverando le formule di una propaganda che giorno dopo giorno è sempre più grottesca. «Il male», urlano. «Il male incarnato dai nemici dell’Islam». «Il male che porta il marchio dei soldi dell’Occidente». È quello che il regime continua a ripetere mentre spara e condanna a morte. Gli uomini in nero di Teheran non vogliono vedere che c’è un punto di rottura, un limite, che rende il potere, qualsiasi potere, non più umanamente sopportabile. Non cerchi neppure una ragione. Dici basta. Dici basta perché non si può ammazzare una ragazza per una ciocca di capelli fuori posto. Dice basta perché tanta arroganza non ha più nulla di sacro o legittimo a cui appellarsi. Non c’è fede. Non c’è tradizione. Non c’è più nulla di umano e sovrumano. È il vuoto del tiranno che vive solo per la sua tirannia.

C’è un nome all’origine di questa storia. Mahsa verrà ricordata come quella Lucrezia, offesa e violentata, che millenni fa spinse i romani a ripudiare il settimo e ultimo re, Tarquinio detto il superbo. Tarquinio come gli yatollh. Le parole di questa rivoluzione le rubi a Sahar Delijani, lei che è nata in un carcere di Teheran e ha raccontato la sua storia ne L’albero dei fiori viola e adesso la segue giorno per giorno. «Questa non è una festa. Questo è un funerale. Questi sono i bambini. Queste sono le madri. Questa è una nazione in lutto. Questa è una nazione ribelle. Questa è nazione che non si spegne».

3 replies

  1. Più che badare ai ” diritti” dell’intero Mondo che pare non si salvi se non interveniamo noi ( classica dottrina US), occorrerebbe tenere bene gli occhi aperti: mentre ci ” distraiamo” stanno non troppo lentamente distruggendo i diritti nostri.
    È da tempo che funziona così: ” Guarda lì, guarda là, piangi per Tizio, commuoviti per Sempronio!”…e intanto….

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  2. “non si può ammazzare una ragazza per una ciocca di capelli fuori posto”

    E infatti non è accaduto. Da un video di 9 gg dopo l’arresto si vede che la ragazza, operata al cervello all’età di 8 anni, cammina e discute con altre donne senza mostrare segni riconducibili ad un presunto pestaggio ad opera della polizia, come invece la stampa di mezzo mondo ha detto o fatto intendere. Dopo un po’ si mette le mani sulla testa e perde i sensi. Ricoverata in coma, morirà dopo qualche giorno.

    Può anche non piacere il tipo di Governo che gli iraniani si sono scelti, ma questa “rivoluzione” ad opera di una minoranza (come in Ucraina dove la stragrande maggioranza del popolo non protestava) è nata sulla base di una notizia, ghiotta per alcuni, non provata.

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  3. L’ ennesima “primavera”.
    Le ciocche di capelli fuori dal velo sono una abitudine in Iran. La polizia religiosa si occupa per lo più di alcool e droga. Oltre ovviamente ad essere “comoda” al potere.

    https://it.dreamstime.com/giovani-donne-iraniane-moderne-che-indossano-i-hijabs-shiraz-iran-image100174647

    Da tempo gli US stanno organizzando, come sempre, “primavere”: moriranno in molti, soprattutto giovani. Sono sempre i giovani i più manipolabili: ad invocare la guerrea, sotto i balconi di Hiltler e Mussolini, non c’erano mica i nonni…

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