I figli di un Dio minore

(Dott. Paolo Caruso) – A poche settimane dall’insediamento del nuovo governo di centrodestra, dopo il battesimo europeo e quello internazionale al G20 nell’isola di Bali in Indonesia, il Premier Meloni ritorna alla dura realtà di “casa sua” in vista della manovra di bilancio. I segnali che arrivano dal governo sono poco incoraggianti, infatti evasori e corrotti sembrano i beneficiari di questa manovra sia con il condono fiscale sia con l’innalzamento della soglia del contante a 5000 euro, mentre i meno abbienti subiranno un ulteriore incremento del disagio sociale. La battaglia neoliberista del governo Meloni inizia proprio a “favore dei poveri” penalizzandoli ulteriormente, bloccando i centri dell’impiego mai resi funzionali dalle regioni e ridisegnando in termini restrittivi il reddito di cittadinanza. Unico argomento capace di rinsaldare la maggioranza e trovare consensi nel cosiddetto terzo polo del gatto e la volpe sta infatti nella demonizzazione della misura e nel presentarla come fallimentare omettendo con il supporto dei media le responsabilità del mancato inserimento dei beneficiari del Rdc nel mercato del lavoro. Nel frattempo il centro della scena viene occupato dal problema dei migranti, dai continui sbarchi, dalle Ong, una vera arma di distrazione di massa, lo sport preferito dai politici per distrarre i cittadini dai problemi reali del Paese. Da quello che emerge dalla manovra inoltre sembrerebbe che è il sud  a risultare penalizzato, mentre la grande imprenditoria del nord risulterebbe beneficiaria di investimenti, di stanziamenti di ingenti somme di denaro per la ripresa econonomica. Così oltre ai poveri, ai meno abbienti, è sempre il meridione a pagare il prezzo più alto della crisi, un meridione sofferente dove i problemi di oggi si sommano a quelli cronici di ieri e dove lavoro, infrastrutture, scuole, sanità rappresentano il tallone di Achille di una società maltrattata da una classe politica che continua tuttora la sua opera deleteria nel lasciare il mezzogiorno al suo incontrovertibile declino economico. Una realtà quella meridionale in cui la precarietà continua a rappresentare l’aspetto normale del vivere quotidiano e a cui la politica non riesce ancora a dare risposte concrete, una realtà in cui l’indigenza rappresenta l’emergenza sociale prevalente e in cui la sforbiciata del Reddito di cittadinanza, per molti unico vero reddito di sopravvivenza, non potrà che incidere fortemente sulle già precarie condizioni di vita. Allora è proprio vero che Cristo si è fermato ad Eboli e che il meridione è figlio di un Dio minore…