Pacifisti in piazza, guerrafondai al governo

(Marcello Veneziani) – Gridavano pace nelle piazze e poi aizzavano alla guerra nei palazzi…

Avete mai visto il bellicismo di Palazzo che si fa pacifismo di piazza? Se non conoscevate questa categoria cornuta, l’avete vista all’opera nei nostri giorni: è nata in Italia, fa capo al Partito Democratico che al governo sposava la guerra e la linea dei falchi, con Letta e col ministro della difesa Guerini; e invece in piazza, per bruciare la concorrenza dei 5 Stelle, va a manifestare con la bandiera arcobaleno per la pace. Gli antichi dicevano Si vis pacem para bellum, ovvero se vuoi la pace prepara la guerra; ora i Dem rovesciano la saggia norma e dicono: si vis bellum para pacem, ovvero se vuoi la guerra fai la parata della pace (libera traduzione, adattata al caso).

Non ho mai amato il pacifismo, è l’ideologia della decadenza nel nome della sopravvivenza. E non lo amo nei suoi due versanti principali: quello utopistico, che ha però l’attenuante della buona fede e delle pie intenzioni; e quello strumentale, che usa il pacifismo per spostare il conflitto su altri terreni o per indebolire una della parti in campo, di solito la propria.

Il pacifismo ha un diritto e un rovescio, come le medaglie: il pacifismo diritto è quello delle anime pie, di chi aborre davvero la violenza e le armi, s’ispira a San Francesco o se è laico con Aldo Capitini, e pensa che si possa sradicare dall’umanità la naturale tendenza al conflitto e allo scontro. Marce della pace, digiuni, fiaccolate, manifestazioni solitamente inutili per fermare i conflitti e per dissuadere gli Stati e gli eserciti.

Il pacifismo rovesciato è invece quello di chi come Stalin si presentava al mondo come un campione di pace e patrocinava perfino un Premio internazionale della Pace e poi governava col terrore, la polizia e l’Armata rossa. Anche il nostro Pertini elogiò Stalin alla sua morte come un Campione di Pace. Se è per questo pure Hitler si considerava un fautore della pace e sognava un mondo pacificato sotto le croci uncinate. Quel pacifismo finto non era solo un’aberrazione di Stalin ma derivava dalla doppiezza intrinseca del marxismo-leninismo e del comunismo, che auspicava la pace tra le nazioni per portare la guerra mondiale nelle nazioni, in forma di guerra civile e lotta di classe. Paradigma di quel pacifismo sanguinario fu la rivoluzione bolscevica di Lenin, che perseguì la pace con la Germania per accanirsi in patria con milioni di kulaki, borghesi e nobili russi nel nome della dittatura del proletariato. In fondo, l’ipocrisia del pacifismo guerrafondaio dei Dem odierni ha quell’antica, ambigua derivazione…

Il pacifismo democratico è a senso unico, protesta davanti all’Ambasciata russa e pretende la pace solo dalla Russia, e non pure dall’apparato militare della Nato che ha un ruolo attivo nella prosecuzione, intensificazione ed estensione del conflitto. Se oggi c’è un serio rischio di conflitto mondiale lo dobbiamo a entrambi i versanti e non solo all’invasore Putin.

Ma torniamo al pacifismo nostrano. Risalgono gli antichi umori pacifisti dei decenni andati, riappaiono le scolorite bandiere arcobaleno delle precedenti guerre, la vecchia retorica violenta dei non violenti e tutto l’armamentario pacifista della sinistra radicale, estrema, ecologista o cattocomunista. E’ il pacifismo di sinistra che raggiunse il suo stadio surreale quando chiese per il 2 giugno di ritirare le truppe italiane dall’Italia… Ossia niente sfilata delle forze armate; solo un defilèe disarmato di buoni sentimenti. Via perfino le innocue frecce tricolori, solo arcobaleni di pace. Quel pacifismo s’incrocia con i tre volti odierni del pacifismo: quello democratico di cui dicevamo, che è in realtà un pacifismo falso, maschera di una posizione bellicista, da falchi, assunta dal Pd sulla scia di Draghi (e in sintonia con la Meloni).

A sua volta il Pd, per non farsi bruciare e scavalcare su quel versante, ha dovuto inscenare questo ballo in maschera pacifista, mentre è stato il partito più militarista del governo, con un ministro della difesa che si crede Cadorna. Salvo poi auspicare ancora l’alleanza coi pacifisti del M5S…

C’è infine il pacifismo della Chiesa e di Papa Bergoglio, ed è il più coerente, anche nella sua carica irenica e irrealistica. E’ un pacifismo che viene da lontano, non solo dallo spirito evangelico ma anche dal pontificato di Giovanni Paolo II che fu vigoroso ma inascoltato nel condannare le guerre americane in Medio Oriente, i massacri delle popolazioni civili, l’embargo e le dolorose sanzioni all’Iraq. Certo, il realismo della politica e degli Stati non si sposa coi principi morali ed evangelici della Chiesa, e così è stato per secoli. Ma almeno quel pacifismo è verace e soprattutto è onesto, perché si rivolge a entrambi le parti in campo e non a una sola. E nella sua carica utopica serba un germe realistico che si chiama trattativa, negoziato, passaggio dalle armi alla diplomazia. La guerra non si ferma col pacifismo ma con il realismo.

(Panorama n.43)

35 replies

  1. Pubblicato su M&M con foto documentarie etc..:

    La manifestazione catanese per la pace in Ucraina. Valori espressi e spunti critici di riflessione

    by M&M (dedicato alla tenera partecipazione infantile alla manifestazione di Irma ‘la dolce’)

    Mentre l’insulso e sterile teatrino politico italiano ci viene propinato a reti unificate c’è chi scende in piazza a manifestare per l’unico bene da preservare che tutti noi accomuna: la Pace. Ma non certo una pace generica o una pace delle anime belle: quelle che non riescono a confrontarsi con le brutture del mondo e fuori dal mondo reale cercano le soluzioni. Una pace specifica, anzi fin troppo specifica ed appropriata per essere riferita a conflitti internazionali che tra di loro tanto si intersecano da apparire l’uno come matrioska contenitrice dell’altro. Ma con propagande ideologiche di guerra contrapposte e tanto ferocemente escludentisi a vicenda da riuscire ad invertire, secondo ciascuna delle due prospettive in scontro, qual’è la guerra principale che motiva l’altra, inquadrandola pertanto come ‘guerra giusta’.
    Proprio perché ogni visione di parte non fa, in ultima istanza, che giustificare una specifica propria visione imperialistica, valutata positiva in quanto posta con ogni evidenza a difesa da quella nemica!

    Il conflitto più eclatante ed evidente è quello locale tra l’Ucraina e l’invasore russo; a prescindere dalle motivazioni addotte di quella che i russi stessi si ostinano a definire ‘operazione speciale’ a difesa delle popolazioni russofone del sud-est ucraino. Però anche ben motivatamente denunziandone l’invasività geopolitica statunitense; che fa da diretta e perfino proclamata regia alla politica dell’attuale ‘eroico’ regime politico ucraino: un regime rivelatosi tutt’altro che democratico e pacificatore rispetto una guerra civile in corso già da anni, e per di più ben fomentata da potenti fattori tanto interni che esterni alla nazione ucraina stessa.

    Però il conflitto militare di respiro certamente più ampio e mondializzante è quello, contro la Federazione russa, predisposto accuratamente dalla NATO
    ad immancabile guida USA. Un conflitto più partecipato soprattutto dai paesi del nord-est europeo: antagonisti lungo il corso di secoli di storia alla vocazione imperialista dello scomodo vicino.
    Andrebbe approfondito, a onor del vero, come gli stessi USA brighino da almeno un paio di decenni a favore di questo scontro diretto, già con la loro, precisa e ben specificata dai loro governanti, volontà altrettanto imperialista di dominare il mondo economicamente e militarmente.
    E che di ‘operazioni speciali’ come quella russa in Ucraina ne hanno condotte ininterrottamente in tutti gli angoli del mondo, tanto da non potersi propriamente definire da nazione leader – come pure pretenderebbero negli ambiti della lealtà atlantica – ‘i principali promotori di pace e giustizia’ (!).

    Dunque due imperialismi di ben diverse consistenze – e se ne potrebbe ampiamente discutere quanto a punti di forza e di fragilità in entrambi i casi.
    Due imperialismi ben contrapposti in un tragico rendiconto che può comportare solo due esiti, in caso di mancanza di efficaci negoziati di pace:
    1. un indebolimento crescente delle risorse militari russe convenzionali e una conseguente destabilizzazione politica di un territorio immenso e problematico per varietà di etnie, lingue, etc.. foriera di ulteriori e disastrosi conflitti (come in Corea, nei territori dell’ex-Palestina, nelle nazioni sorte dall’ex-Jugoslavia, in Iraq, in Libia, in Siria…)
    2. una distruttiva guerra nucleare a crescente e mondializzante raggio territoriale.
    Insomma un’alternativa di prospettive, l’una più disastrosa dell’altra!
    Ovviamente l’indebolimento militare progressivo dei russi è lo scopo principale della coalizione NATO; che conduce le sorti del conflitto con una sua partecipazione sempre più diretta e determinante.
    Però la domanda che sullo sfondo rimane sempre meno ineludibile per il mondo intero è: “perché la Federazione russa che almeno quantitativamente sappiamo possedere il potenziale atomico-nucleare aggressivo più imponente dovrebbe rinunziarvi per farsi umiliare, se non distruggere, dall’avversario?

    L’unica risposta possibile che abbia una sua qualche giustificazione sul piano logico politico-militare ed ‘etico’ è quella dei limiti reciproci della deterrenza: “se userete per primi le atomiche ve ne sarete assunti la responsabilità e ne subirete pertanto le conseguenze”.
    Quali conseguenze? Possiamo solo immaginarne le due principali: una ulteriore emarginazione politica mondiale, una risposta militare atomica, così legittimata e più o meno calibrata. Ma una risposta anch’essa con una quantità prevedibile di centinaia di migliaia, e forse di milioni, di vittime nei territori reputati strategici, di indebolimento del nemico. E non si tratta di pura immaginazione fantapolitica, purtroppo, ma di previsioni già effettuate e più o meno (inefficacemente?) secretate nelle centrali direttive dei servizi di intelligence degli USA e del Regno Unito.

    Quindi tutto sembra procedere a danno dei russi ‘cattivi’ e dei ‘buoni’ occidentali?
    Se, al peggio costoro innescano una guerra atomica avranno tutto da perdere, i russi, anche se purtroppo ciò accadrà anche a danno di qualche milione di morti, ovviamente europei. Quanti milioni? In tali visioni, da stomachevole cinismo guerrafondaio, potremmo immaginarne a piacere secondo un ancora sconosciuto grado di escalation atomico-nucleare; escalation corrispondente ai prevedibilissimi coinvolgimenti diretti in altri ambiti territoriali quali l’Asia e il Medio Oriente. Ma fors’anche l’Africa e l’America Latina: tutti coloro che hanno da secoli motivo di mal sopportazione dell’imperialismo yankee coglieranno ogni minimo cedimento per tentare di sbranarsi a loro volta i sempre autodichiaratisi ‘padroni del mondo’!
    Non c’è dunque altro tra controbattere alla prepotenza guerrafondaia degli eserciti pronti allo scontro e con le armi più esiziali: “sappiate che prima o poi la distruzione che state cinicamente programmando come inevitabile si ritorcerà contro di voi, le vostre famiglie, i vostri figli, i figli dei vostri figli. Se a questo rimanete indifferenti sia maledetta la vostra memoria da ora e per sempre! Amen.”

    Molto meglio allora farsi promotori di pace, ma della pace vera e ragionata e non di quella di parte e dunque solo espressione verbale puramente strumentale.
    Ecco perché qui si supporta il decalogo predisposto da un gruppo trasversale per cultura politica. Con punti che se fossero stati attuati prima, con ogni probabilità, non ci sarebbe stata alcuna motivazione per l’invasione russa: assecondando tanto principi internazionali di tutela delle minoranze quanto di diritto generalizzato alla difesa delle integrità territoriale di tutti.
    Ecco di seguito una credibile base di negoziazione in sei punti.  

    1. Neutralità di un’Ucraina che entri nell’Unione Europea, ma non nella NATO, secondo l’impegno riconosciuto, anche se solo verbale, degli Stati Uniti alla Russia di Gorbaciov dopo la caduta del muro e lo scioglimento unilaterale del Patto di Varsavia.

    2. Concordato riconoscimento dello status de facto della Crimea, tradizionalmente russa e illegalmente “donata” da Kruscev alla Repubblica Sovietica Ucraina.

    3. Autonomia delle regioni russofone di Lugansk e Donetsk entro l’Ucraina secondo i Trattati di Minsk, con reali garanzie europee o in alternativa referendum popolari sotto la supervisione dell’ONU.

    4. Definizione dello status amministrativo degli altri territori contesi del Donbass per gestire il melting pot (etnico-linguistico e politico-culturale) russo-ucraino che nella storia di quelle regioni si è dato ed eventualmente con la creazione di un ente paritario russo-ucraino che gestisca le ricchezze minerarie di quelle zone nel loro reciproco interesse.

    5. Simmetrica descalation delle sanzioni europee e internazionali e dell’impegno militare russo nella regione.

    6. Piano internazionale di ricostruzione dell’Ucraina.               

    Solo i guerrafondai dell’una o dell’altra parte possono negare la ricerca di un equilibrio pacificatore e che soprattutto guardi al futuro. E difatti, proprio come i cani feroci dei lager nazisti, sono stati sguinzagliati per dimostrare il contrario con i ragionamenti più aberranti. E soprattutto inconcludenti perché proiettati verso i disastrosi esiti sopra descritti.
    Però l’enorme punto di forza di questa concreta proposta di pace è la sua trasversalità politica e, guarda caso, il mainstream politico-mediatico fa di tutto per nasconderlo o minimizzarlo. Soprattutto tacendo l’appoggio abbastanza esplicito dato dal grande Francesco, il Papa più carismatico per spirito evangelico che abbiamo mai conosciuto. Probabilmente il promotore principale quanto meno informativo sul quotidiano L’Avvenire.

    Bisogna dunque non smettere mai di scendere in piazza per la pace, ma sempre di più imparando a spiegarne bene i propositivi contenuti e solo appresso l’irrisolvibile intricatezza delle responsabilità fattuali, cronachistiche e storiche. Bisogna imparare bene la Logica costruttiva della Pace, prima che tradurla in slogan più o meno efficaci. Bisogna supportare la pace anche assecondandola con il valore identitario delle proprie appartenenze politico-culturali, ma evitando accuratamente di creare divisioni all’interno del Movimento per la Pace.

    Non dimenticando, nello specifico quanto segue (virgolettato perché scritto da altri). 
    “Fino a quando la Nato e la Russia saranno eserciti nemici, i successori di Putin vedranno le armi occidentali in Ucraina come una minaccia esistenziale per la Russia. Il problema non è la personalità di Putin, ma la contiguità territoriale di due schieramenti armati l’uno contro l’altro, animati da un grande odio politico che scatena un dilemma per la sicurezza permanente.
    Oggi molti studenti capiscono che la penetrazione della Nato in Ucraina sta rischiando di innescare la tipica reazione a catena che dà vita alle guerre mondiali. Speriamo che i più giovani investano questa consapevolezza per costruire un ordine internazionale più pacifico per i loro figli. Arriveremo al cessate il fuoco programmando il dialogo e non l’invio indefinito di armi pesanti. Ben venga la manifestazione [nazionale] per la pace del cinque novembre.”

    (22 ottobre 2022)

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    • Eccoti filosofo della Domenica😄
      Come dicevi sfondata res a 115 e caduta libera.
      Però non c’è stata ricongiunzione con Psv. Domenica è scappato giù anche lui.
      Ma dove li trovo i valori PSV italiano? Sto impazzendo!
      A proposito oggi bene bene al mib.

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      • Vai su piattaforme dedicate(a pagamento $).
        se aspetti che qualcuno faccia media ponderata dei 4 PMG per dirtela aspetta e spera.
        Altrimenti vai su GME https://www.mercatoelettrico.org/it/
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        Usando la seguente equazione trovi il PSV.
        PUN = 22.9 + 2.3*PSV( o indicizzato ttf)
        Ma questo non dovrebbe spiegartelo il filosofo della domenica 😂🖕
        Dovresti farcela anche tu.
        Oggi bene al Mib…. Si sono preparati per farlo crollare giovedì!!!!! e venerdì dopo le parole di madoimoselle lagarde(giovedi).

        Prego, Asciugone

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  2. @ Carlgen
    Il pacifismo giuridico non si può ascrivere alla forma utopica o pacifismo “diritto” di cui parla Veneziani, bensì alla corrente realista di cui accenna al termine dell’articolo.
    Hai preso una topica.Mi dispiace

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      • Non sono indiscutibilmente fatti miei ma il cafona ad @anail insieme agli altri elegantissimi insulti da portone te li dovresti dire allo specchio
        1-sono le persone come anail in grado di fare buona politica attiva e non i pottoni trincerati dietro una scrivania e anche se piovono bombe non si scollano di un mm dalla loro ignorantissima poltrona.
        2 se hai un premio Nobel sei pregato di postarlo
        3 i famosi professoroni sono solo macchiette del potere, vorrei vederti nel caso ti levassero la poltrona a sbraitare in piazza per avere un diritto tolto.
        4in Italia mangi con la mafia e gli intrallazzi non certo con la evangelica retta via che vai perorando mentre umanamente sei vincolato a fare ben altro
        5 dovresti imparare a chiedere scusa alle persone che offendi dall’alto del tuo bottino.. questo sì, che si chiama vangelo.

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      • Non si chiama massoneria, si chiama nepotismo e campate da generazioni con i soldi dei poveri laureati a cui date un bel calcio nel sedere; per incollarvi vi siete nutriti di altro continuando a chiamarci massoni quando siete candidamente divenuti mafiosi.
        I laureati fatti divenire dei portaborse al grido viva la massoneria in questo Ottocento eterno che legate alla carboneria e ai mazziniani, sono per puro tornaconto. Vai, caro Montanari che qui , come dicono a Napoli nessuno è fesso.
        Inoltre al grido viva la massoneria avete ridotto a sogliole corposi pesci palla, evidentemente chiamarsi così rende molto a te/voi come ad altri, non certo agli umili e villani che pagano le rette per un foglio che vale carta igienica, massonica però, fregiata di arabeschi dorati bella da vedersi quanto inutile averla conseguita. Fai pace con il tuo cervello e invece di cercare apostoli cerca l’uomo, prima allo specchio e se ti trovi forse lo potrai vedere anche ai cafoni che ti vengono ad ascoltare.

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      • CAFONE AL CUBO X 100.

        Non sono fatti miei, i soldi sì erano miei, come il fiato e le gambe .
        Ridicolo te e i tuoi riccioli da avanspettacolo!

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  3. @ Serpe

    Senza dubbio intellettuale colto e intelligente
    Il Veneziani
    Afferma che il solo pacifismo rispettabile ,ma che non ama perché utopico,(“quelle delle pie intenzioni….”)
    è quello “diritto”,che differenzia e contrappone in
    pacifismo religioso(San Francesco)
    e
    pacifismo laico(Capitini).

    Tutti d’accordo che Capitini non portasse il saio,ma non si può dire che il pensiero dello stesso non derivi sempre da un “moto religioso”: unire morale e religione è sempre stata la base di partenza dei suoi studi; lui non era cattolico,si definiva post Cristiano (lo sbattezzo ed ecc ecc).
    Il pensiero o coscienza laica o aconfessionale coincide solamente se ci si professa essere non cattolico?

    Senza andare troppo in profondità,mi domando come si fa a contrapporre Capitini a San Francesco,quando proprio quest ultimo è stato ispirazione del filosofo che ha inventato la marcia Perugia-Assisi?
    Capitini e San Francesco sono la stessa cosa, intellettualmente parlando.

    Veneziani lo sa.Sottilmente e in modo un po’ subdolo,
    Compatendo il pacifismo utopico [uniformando religioso con religioso(anche se lo chiama laico)]
    Vuol far passare l’idea Che
    L’unico pacifismo “verace” sia quello clerico-cattolico;
    Breve inciso:lui cattolicissimo loda il pacifismo di Giovanni Paolo 2*,Bergoglio,ma non cita il pacifismo delloIOR , e quello a corrente alternata di Pio12* nella 2worldwar;il pacifismo della Chiesa lo definisce “onesto” nel corso dei secoli,
    dimenticandosi le guerre intestine e sovranazionali dalla Chiesa stessa promosse più volte.

    Si riserva però di mantenere un’aurea di “liberalità” nel definire Capitini laico,
    quando invece,ripeto,il pensiero di quest’ultimo era animato da un profondo sentimento religioso,

    in molti punti più confacente ai principi evangelici antichi rispetto all’interpretazione di essi da parte della Chiesa stessa,

    da lui per l’appunto considerata rea di averli traditi e violentati.
    E don Milani e Lapira successivamente gliene daranno atto anche se in maniera velata e sommessa.

    Non è forse la Chiesa che ha imparato da San Francesco e Capitini a volere la pace (e non il pacifismo)senza prendere posizione con una delle due fazioni?

    “ se devo fare una concessione al pacifismo,mi limito a quell’ “area” dove la Chiesa poggia il suo cappello in maniera diretta o indiretta,solo la Chiesa è religione…amen”
    Sembra sussurare senza voce ,il Marcello.

    Cicero (Veneziani)pro domo sua ad pontefices

    Ma ora vengo a te,cara serpe

    Bobbio era un laico 100%,e non sarebbe stato citato a sproposito(ma meglio non
    nominare “avversari ideologici”)se si vuole per forza parlare di pacifismo laico(che comunque per me è una forzatura).

    Certamente il pacifismo giuridico di Bobbio è da ascrivere come dici tu a un “realismo di fatto”,anche se,ribadisco,Veneziani non ne sarebbe contento.

    Ma Bobbio è stato molto influenzato dal suo amico Capitini, tanto che partecipo’ alla marcia Perugia Assisi;Un afflato di etica e idealismo è presente in molti dei suoi scritti e trascende spesso il giusnaturalismo,seme del pacifismo giuridico.
    Le seguenti sue parole cozzano un bel po con il realismo di veneziani che considera,a torto a ragione,le manifestazioni di pace come inutili;

    “Il diritto da solo non sembra capace di creare le condizioni per una società mondiale pacifica, a meno che non sia rivendicato da cittadine e cittadini del mondo che facciano un uso emancipativo degli strumenti giuridici nazionali e internazionali. Il pacifismo giuridico non può restare il prodotto di benintenzionati intellettuali, ma deve vivere sul terreno delle mobilitazioni popolari contro la guerra, contro la produzione e la vendita delle armi, contro la militarizzazione dei territori e delle coscienze, contro un modello di sviluppo fondato sulla crescita infinita, indifferente all’aumento delle diseguaglianze e degli squilibri ambientali. Solo su questa concreta base sociale il pacifismo giuridico può liberarsi dall’accusa di essere l’espressione della «supposizione illuministica che sia possibile disarmare gli Stati e abolire la guerra affidandosi essenzialmente a strumenti normativi”
    Norberto Bobbio

    Detto ciò Bobbio è sempre stato criticato per il “indecisionismo filosofico” [filosofo «de la indecisión» (Rafael de Asís Roig)wiki]
    tra posizioni realiste e idealiste(semplificazione),
    E quindi non è classificabile in schemi ben definiti come la sociologia solitamente fa.
    La filosofia apre la mente,non mette paletti,cara Serpe…

    Fermo restando che la mia posizione non è coincidente ne con Veneziani,ne con Bobbio,ne con Capitini.

    Concludo riflettendo sulla frase del Marcello

    “Non ho mai amato il pacifismo, è l’ideologia della decadenza nel nome della sopravvivenza”

    La sua conclusione è
    “La guerra non si ferma col pacifismo ma con il realismo.”

    Bene adesso qualche frase di Luigi Einaudi,spesso citato da Veneziani ma solo quando gli fa comodo,

    «lo Stato sovrano che, entro i suoi limiti territoriali, può fare leggi, senza badare a quel che accade fuor di quei limiti, è oggi anacronistico e falso»

    “[…]poiché tutti gli stati sovrani vantano il medesimo e giusto diritto allo spazio vitale, al dominio mondiale, perché senza di esso non possono vivere o vivrebbero solo se si rassegnassero ad una vita miserabile economicamente ed oscura spiritualmente, indegna della società umana, ……..
    ……il mito dello stato sovrano significa, è sinonimo di guerra.”

    Il tuo sovranismo nazionalista,caro Veneziani,”è l’ideologia della sopravvivenza che ci porta alla decadenza…o guerra futura dico io”
    Non sarebbe meglio non farla iniziare la prossima guerra piuttosto che porvi rimedio con il realismo?

    cara Serpe

    il pensiero completo di Bobbio (non solo pacifismo giuridico)non è ascrivibile ne al realismo di Veneziani(dimostrato sopra: Bobbio è a favore delle manifestazioni)

    ne alla corrente del realismo in generale in quanto il pensiero di Bobbio non ha “recinti”.

    Se sei nervoso,Attua la mutazione della pelle e vai in letargo.

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      • Cos’è un grido di guerra o di atto di presenza? La distopia in politica è quell’ammasso che da ai nervi facciali. Non la politica distorta vero l’acaparramento delle risorse pubbliche per dirottarlo, si può dire? Sul mega impedimento del sistema della grande fucina pubblicitaria a milioni ogni tre minuti e, se lei osserva le belve che ne sono i pilastri ecumenici, guardando la TV, come ovvio che sia, come per dire TVB, vedrà la distopia del sistema politico dei talk, tipico e folklorico del sistema Italia a guida tv, riversarsi a dettare leggi e ad imporre sistemi sociali e sotto sistemi economici che di più iniquo non si può. Prima di sfondare il non sistema a trazione liberale prima e neo capitalista oggi di arricchimenti personali esorbitanti con il bene pubblico , per imporre un sistema di controllo-vigilante a proprio servizio e protezione del sistema politico inerziale, quanto sociale nel suo pogrom e nel loro programma meccanico quanto mediatico in strettissima simbiosi con lo schermo TV americano. I cari nostrani, diventandone i mandanti vescovili per gli ovili pastorali e sociali, hanno assecondato tutto ciò, facendo dell’intelligenza collettiva e quindi anche Sociale, una scelta a pecorelle, scusa gatto, domani piove o non pioverà?

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      • Il non sistema ne ha fatte di cotte e crude per sfondare, ci ha messo un po’ di tempo, ma ora il sociale è solo a trazione iper industriale, per cui noi , per il grande capitale, siamo operai eterni dentro la vita.

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    • @Carlgen
      Bravo,niente da dire.
      Ma la disputatio è molto complessa e non riducibile a una semplice quaestio su un forum.

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    • Scritto in modo canonico con assunti veri e prostrati alla politica di destra assieme. Che le rivoluzioni siano state il macello delle classi nobiliari non fa una grinza, ma non si considera il divario spropositato in ricchezza tipo 1/1000 forse meglio 1/1000000, con il sistema del bravo e dello sgherro, a difesa dei guadi. Ora si capisce che la piazza rossa degli Zar e la reggia del Cremlino non è uguale ai castelli bavaresi ne a quelli della Loira ne ai castelli di Cornovaglia e di York, ma il grande imperatore ne aveva affamati violentemente troppi, tranne, si dice, i contadini , servi della gleba di Tolstoj, che vivevano in pacifici rapporti con il loro signore e padrone.
      È chiaro che i contadini , non vivendo in caverne ma nei kulag , dopo il secolo illuminato francese si siano sentiti, a suo dispetto, di tagliare il capo al capo massimo.

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      • La primula rossa la conosco anch’io, ma mi manca il suo lato B, può chiederlo, per favore, al suo amico baffi se fa una peperonata come paparazzo spia?

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      • E questo grazie alle scuole ispirate alla filosofia di Engels a supporto dell’emancipazione delle classi inferiore come i contadini dell’ottocento russo, che apprendendo a leggere e a scrivere si sono emancipati dal loro stato di schiavi . Quindi la narrazione, schiava della lotta marxista leninista , al tempo delle banane, è solo un modo distopico da ambo le parti, sia per la narrazione della sinistra che della destra, a loro volta in confronto dialettico economico, per rapinare sulla pelle della terra, degli animali e piante e degli umani per farne burattini da super market europei il vostro e loro fiore all’occhiello.

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