Guardia imbalsamata come una mummia

(Raffaele Pengue) – Una sconfitta per Guardia, per il suo passato, per il presente, per il futuro. Un paese statico nel suo essere stabile, conformista per viltà e servilismo e per mantenere lo status quo. Riconfermare personaggi sulla scena politica guardiese da oltre un trentennio certifica l’impotenza e l’incapacità di questo paese di fare un solo passo in avanti. Guardia imbalsamata, ridotta a mummia. Con le ultime elezioni si è confermata l’incapacità di intendere e di volere dei maggiori esponenti politici nostrani. Con loro rimasti ai loro posti, resta anche la difficoltà a immaginare un futuro diverso per questa comunità. Dopo Floriano viene Floriano, scrivemmo già mesi fa. Dopo un decennio, si torna al punto di partenza, Floriano resta nell’ombra, fiducioso in un richiamo sul palcoscenico per il tris. Lo vedremo. Certo, davanti alla miseria della politica presente è forte e diffusa la tentazione di rimpiangere il decennio passato. Sento in giro i suoi elogi postumi, la rivalutazione dei suoi protagonisti, anche da parte di chi l’avversò in quel tempo e in seguito approvò quell’abbozzo di cambiamento, che si andava profilando. A me il suo ritorno sulla scena guardiese sembra negativo, anzi avvilente, per ragioni oggettive e soggettive, ovvero sia per il quadro generale guardiese, sia per quel che è stato al governo della comunità. Le ragioni oggettive sono lo stallo e le insufficienze di un paese che non riesce a uscire dalla situazione in cui è, e di un’amministrazione minorenne, per non dire di peggio, che non ha le chiavi di casa e non sa fare un passo senza il genitore; non sa darsi un futuro che non sia la prosecuzione automatica del presente; non conosce autonomia di pensiero ma solo soggezione al nepotismo. Floriano qua Floriano là, a oltranza. Un paese monarchico nel peggiore dei modi, per conformismo da gregge, oggi attaccato alla perpetuazione e al feticismo verso gregari di seconda fila. Il risultato elettorale di due anni fa è stata una prova ulteriore dell’arroganza mascalzona di questa pseudo-politica che dopo aver finto di assumere il ruolo di novità e dopo aver finto di aprirsi alla società civile guardiese, ha assunto un atteggiamento di chiusa difesa, di reticenza o simili, rifiutando qualsiasi intervento esterno. In queste settimane poi, vediamo emergere sempre di più l’incapacità di questo gruppo nell’ascoltare e rapportarsi con le persone – quello che dovrebbe essere la priorità per chi amministra -, il sentire come “lesa maestà” qualunque tipo di critica e segnalazione, il non rendersi disponibile quantomeno a spiegare i problemi. La loro incapacità di affrontare e risolvere i problemi endemici della comunità, sbandierata in campagna elettorale come cavallo di battaglia, è emblematica. A ciò si aggiunge l’incapacità nel gestire il patrimonio pubblico a partire dal centro storico in larga parte ancora inagibile, la casa-albergo per anziani, il campo sportivo, le strade interpoderali; non parliamo poi della situazione del verde pubblico, il prolungamento della via Parallela, ecc… e potremmo continuare a lungo. Per non parlare dei problemi socio-economici legati alle tasse, al prezzo delle uve, delle attività che chiudono, i lavori di manutenzione sono fermi o fatti al risparmio… Checché se ne dica Guardia sprofonda nell’inefficienza e nel degrado (e non è solo colpa dei cittadini).

Ma non starò lì a insistere su questi punti; e nemmeno starò lì a gongolare perché anche loro, ancora una volta, si sono dimostrati come e peggio di Floriano & C., comunque il contrario di quel che dicevano di essere e uguali a quelli che volevano sostituire. No, non mi fa piacere questa ennesima capitolazione della pseudo-politica-paesana, questa ennesima prova del suo degrado. Però aggiungo: era prevedibile, prima o poi sarebbe successo. Perché il cambiamento non basta a fondare una linea politica alternativa, non è la garanzia di diversità nei comportamenti; è soltanto la bramosia di chi non ha potere. Basta un po’ di potere e diventano come gli altri; solo un po’ più incompetenti. Poi, una volta giunti nelle stanze che contano, la bramosia non si tramuta da sola in onestà, lealtà, trasparenza di gestione, dirittura etico-morale. Semplicemente si sgonfia, come un pallone d’aria viziata. Perché a Guardia non basta essere alternativi per essere migliori di chi (a parole) si avversa; bisogna avere qualcosa in più di diverso, che non dipende dagli altri.

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