Dio, patria e cognati al Colle: sfila il Family day di Giorgia

Tutti dal capo dello Stato. La nuova premier insieme a compagno, figlia e sorella con il marito ministro. La confessione di Pichetto Fratin: “Sono poliedrico”. Dio, Patria e tanta famiglia. Giorgia Meloni ha portato al Quirinale il senso della sua fatica, e subito si è visto il risultato […]

(DI ANTONELLO CAPORALE – Il Fatto Quotidiano) – Dio, Patria e tanta famiglia. Giorgia Meloni ha portato al Quirinale il senso della sua fatica, e subito si è visto il risultato della sua vittoria. Matteo Salvini praticamente gambizzato, assai più moscio del normale e mandato ad umiliarsi al lato estremo della lunga fila di seggiole dei giuranti. Peggio di un ministro senza portafoglio, diciamo peggio di Gilberto Pichetto Fratin, del quale più avanti riferiremo. Nel salone delle feste del Quirinale due soli scatti di felice e appassionata vitalità del leghista: un bacetto mandato alla sua piccola Mirta, in braccio a Francesca Verdini, la compagna indiscutibile, e l’occhiolino al figlio maschio, di fianco seduto. Di Antonio Tajani, l’altro ministro posto nell’angolo, idem, solo che il neo titolare degli Esteri, rinato per aver scampato al cappio berlusconiano, non si aspettava niente di meglio.

Meloni mostra la sua fede da patriota nella famiglia quando suo cognato Francesco Lollobrigida – immesso nella compagine ministeriale come ministro dell’Agricoltura – si posiziona al centro del mucchio dei giuranti. L’unico con la cravatta rossa, un po’ per distinguersi dal nero ufficiale, triangola, effettivamente e solidalmente, con l’altra parte di Giorgia che riempie il salone, proprio di fronte al presidente Mattarella. Entra in sala Andrea Giambruno, il compagno del presidente del Consiglio. Perfetto, tonico, rilassato e riverito. Conduce Ginevra, vestitino color panna, sull’altare del potere. Se Giorgia è la prima donna premier italiana, e la prima anche che chiede di appellare al maschile il suo ufficio, “sono il presidente”, Andrea sarà il primo maschio accompagnatore negli eventi ufficiali: first gentleman, secondo il rango inglese… Al papà e alla figlioletta si è aggiunta Arianna, moglie di Francesco, sorella di Giorgia. Una sorta di amministratrice delegata dei Meloni. Lei davvero più viva, eccitata, travolta dall’orgoglio di aver cresciuto in famiglia una sorella così imponente. Tailleur nero candido quello della premier, contro il blu navy del giorno precedente, a mostrare il distacco con le sue ministre due delle quali, Elisabetta Casellati e Alessandra Locatelli, di bianco vestite. Tutt’e tre con tacco dodici però, anche se con distinto passo e differenti problemi da affrontare. Per esempio Locatelli, leghista lombarda mandata a gestire il delicato mondo dei disabili, cerca casa: “Roma è cara, gli alberghi sempre pieni, se avete qualche buona proposta… ”.

Il clima, diciamolo, è sobrio come sempre dal giorno della vittoria meloniana. Anche Mattarella consuma in un batter d’occhio il brindisi e le foto di rito, e i ministri, emozionati ma responsabili, per non far dispetto agli inviti della capa, imboccano la strada del ritorno senza impelagarsi con i giornalisti. Certo, c’è sempre qualcuno che rompe il clima di maschia riservatezza. Andrea Abodi, un tecnico (viene dalla gestione della serie B di calcio, si dice proposto dal presidente del Coni Malagò) che ricorda questa giornata “stravolgente” mentre Gilberto Pichetto Fratin, il ministro che ha cambiato dicastero senza che nessuno glielo dicesse (ad oggi è alla Transizione ecologica), si dichiara politicamente “poliedrico”.

Nell’amore della famiglia e nella scelta delle competenze c’è dunque il risultato della fatica di Giorgia. Ha voluto alla Difesa un grande conoscitore dei fabbricanti d’armi, anzi Guido Crosetto è stato addirittura loro presidente. Conflitto di interessi? Macché! Al Lavoro Marina Calderone, consulente del lavoro, vicina agli affanni degli imprenditori, cuore a cuore con loro. E al Turismo? Qui – direttamente dal Twiga – Daniela Santanchè. Ultima sulla sinistra, ma nella fila dei ministeri con portafoglio, porta al governo la sua esperienza di imprenditrice, e con essa anche purtroppo i guai, gli accolli, i debiti, le frustrate del fisco, eccetera. Ma Santanchè, sulle cui condizioni il presidente della Repubblica, differentemente dal passato, ha soprasseduto, si impegna con uno stile assolutamente più conservativo. Tailleur spogliato di ogni merletto, camicia bianca, tacchi considerevolmente alti ma non oltre il già visto. Dunque quasi ex Pitonessa, vogliosa, come ha detto, di procedere “nell’esclusivo interesse della Nazione”.

Più sessantenni che quarantenni, quote rosa al lumicino, nella coerenza dell’impostazione meloniana, ma tanta sovranità. Alimentare, e il ministro Lollobrigida darà prova di quanto sia decisiva, e anche nella fattura industriale, nella tutela a cui è chiamato il ministro del made in Italy (inglese, prego). Ci sarà tempo per aggiustare le cose, alcune delle quali davvero piccole e trascurabili. Però, trovandoci, segnaliamo che gli sforzi del presidente di essere italiana al cento per cento (e mamma, e donna, e cristiana eccetera eccetera) e dunque farsi trasportare da una comoda e umile Cinquecento, sono stati violentemente abbattuti appena preso possesso del potere. La scorta l’ha traghettata su una ben più solida e appariscente Audi, premiando in questo caso il merito, emme minuscola.

Ah, dimenticavamo: c’è anche il ministro del Merito, M maiuscola.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

Tagged as: , ,

3 replies

  1. Cesare,
    Sono d’accordo.
    Ciò che non sto sopportando già invece è che tutti si attorcigliano il cervello per dimostrare che Meloni vada comunque sostenuta in quanto donna. La differenza io penso che la deve fare il comportamento: Passato presente futuro.
    Il passato remoto di meloni parla chiaro, il passato più recente lo trovo deplorevole per come si è messa sempre di traverso in uno dei momenti più difficili dell’Italia invece di collaborare, sol perché il presidente del consiglio era Conte; il presente che lo dico a fare con i ministri scelti, parenti e fedelissimi , più vecchie lenze del berlusconismo… prima donna premiare un casso, la storia ricorderà come la prima donna premier fascista.

    Piace a 1 persona

  2. Credo proprio che, nei fatti e nei fondamentali non ci saranno molte differenze con i governi precedenti. Si sfogheranno un po’ con la “famiglia”…
    Già é subito arrivato Macron a mettere la Meloni sotto tutela. Sotto l’ ala del Sant’ Egidio, ovviamente: chi vuole intendere ( i clandestini non si toccano…)
    L’ unica differenza la faranno i media, che si attaccheranno ad ogni cosa in altri momenti passata sotto silenzio.

    Non invidio il destino del compagno della Meloni: già Berlusconi lo ha “attenzionato”: se se ne andasse da Mediaset e approdasse a qualsivoglia altra Azienda, subito tutti a gridare al nepotismo ( se Azienda pubblica, poi…). Non gli resta che restare a casa a fare il “mammo” e l’ accompagnatore, magari occupandosi di beneficenza – cosa assolutamente gradita se fatta da donne: dove lavora la figlia di Mattarella? E la moglie di Renzi ha subito lasciato l’ insegnamento… – Ma ve li immaginate i giornali, poi? Mantenuto!

    Inutile, la parità ancora non esiste… E spesso alle donne non conviene…

    "Mi piace"