Voltando pagina (si fa per dire…)

(UGO ROSA – glistatigenerali.com) – Capisco le dolentissime analisi politiche post elettorali di chi ha perso.

Non mi avventuro in quelle foreste – me ne mancano sia la voglia che l’attrezzatura – ma capisco.

Capisco anche il risentimento e la frustrazione.

Quello che non capisco è per quale ragione se la prendono tanto per il fatto – che a me pare del tutto irrilevante – che la signora Meloni diventerà, presumibilmente, presidente(ssa) del consiglio.

A parte il fatto che sia e si dichiari apertamente fascista – la qual cosa depone semmai a suo favore mostrando che è meno ipocrita di chi pur essendolo quanto o più di lei non lo dichiara – per come la vedo io, dovrebbero – essendole così ostili – esserne addirittura lieti.

Perché, sempre per come la vedo io, chi a questa tornata ha perso le elezioni probabilmente ha vinto in compenso un terno al lotto.

Fra sei mesi la povera Meloni, se non fa quello che le dicono di fare (che, a parte un po’ di folklore goliardico, non sarà molto diverso da quello che ha fatto Draghi) ha infatti ottime probabilità di trovarsi con le pezze al culo e di venire gentilmente accompagnata alla porta da quelli che sganciano i sghei.

Per adesso sta sui trampoli in mezzo alla bufera: più in alto di tutti ma di gran lunga meno al sicuro.

Certo, è probabilissimo che metterà le mani dove potrà e, nel più breve tempo possibile, arrafferà tutto l’arraffabile – com’è gloriosa tradizione dei fascisti ogni volta che ne hanno l’occasione – ma è veramente bizzarro pensare che possa fare più danni di quelli che l’hanno preceduta. E poi, come dicevo, non mi stupirei se l’anno prossimo a questa data non fosse più lì dove l’ha piazzata la minchioneria degli avversari. Soltanto una cosa infatti, a occhio e croce, potrebbe salvare sull’orlo del baratro lo sventurato vincitore di queste elezioni: sospendere immediatamente l’invio di armi all’Ucraina, dissociarsi dalle sanzioni alla Russia e provare a mettere una pezza allo sfacelo socioeconomico provocato dai cretini della guerra. Ma la Meloni e i suoi due alleati (che pure passano per “putiniani” nel gioco delle parti della commedia dell’arte italiana) non sono minimamente in grado di farlo, proprio come i loro avversari “antifascisti”: per ragioni soggettive e oggettive.

Avremo allora qualche mese di belleciao, giornaliere lamentele sui social e sui giornali intorno allo schifo che fa la plebe e il popolo bue ma poi tutto tornerà alla normalità – salvo bombardamenti a grappolo e catastrofe nucleare sempre dietro l’angolo – senza, in realtà, essersene mai allontanato di un centimetro se non nelle chiacchiere.

E questo sia che il governo della Meloni duri cinque anni, sia che duri l’espace d’un matin.

Dice che la politica è l’arte del possibile ma per me più che altro è l’arte del passabile, per cui, intanto, mi accontento di vedere ridotte a lumicino personcine come Calenda, Bonino e Renzi (Letta comincia perfino a farmi tenerezza come Forrest Gump) e mi piacerebbe che, a lumicino, ci restassero…ma quanto a domani, come dice il poeta, è un altro giorno e si vedrà. Intanto mi diverto un po’ con le loro faccine imbronciate, lo scaricabarile da cretini e le esilaranti trovate sul riconteggio dei voti.

Coi tempi che corrono è già tanto.

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