Di Maio, Cottarelli, Bonino & C: sconfitte lucenti come diamanti

Vittime illustri alle urne. Il giorno dopo la chiusura delle urne lascia sul campo di battaglia il solito strascico di morti e feriti gravi: esclusi eccellenti e bocciati di lusso, ma anche highlander della politica riconfermati a dispetto di tutto, come Bruno Tabacci […]

(DI ILARIA PROIETTI – ilfattoquotidiano.it) – Il giorno dopo la chiusura delle urne lascia sul campo di battaglia il solito strascico di morti e feriti gravi: esclusi eccellenti e bocciati di lusso, ma anche highlander della politica riconfermati a dispetto di tutto, come Bruno Tabacci, unico eletto di Impegno Civico. O Pier Ferdinando Casini che festeggia l’ennesima rielezione nel seggio di lusso di Bologna che gli ha riservato un Pd uscito con le ossa rotte al Nord, al Centro, al Sud, isole comprese. Una débâcle, o disfatta che dir si voglia.

Alcuni – gli ottimisti – la chiamano non vittoria, ma tant’è: i dem riescono a perdere pure nel feudo dei feudi elettorali, quello di Vincenzo De Luca a Salerno: il suo viceré, pardon, vicepresidente in regione Fulvio Bonavitacola finisce ko contro il candidato del centrodestra Giuseppe Bicchielli che lo ha strapazzato aggiudicandosi il collegio uninominale con il 36 per cento a fronte di poco più del suo 26. E chissà quale impegno ci han messo le truppe cammellate del governatorissimo campano per salvare l’onore dell’alleato e già arcinemico Luigi Di Maio imposto da Enrico Letta a Fuorigrotta. Dove il suo ex collega e ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha fatto il pienone sfiorando il 40 per cento dei consensi, lasciando all’ex pentastellato il 24, una percentuale che lo condanna all’esilio fuori dal Parlamento insieme a tutti gli altri scissionisti M5S, a partire da Vincenzo Spadafora e l’ex ministra Lucia Azzolina.

A salvarsi, insomma, dell’avventura futurista di Impegno Civico solo il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Bruno Tabacci, che ha conquistato il seggio uninominale, battendo di tre punti percentuali nel collegio di Milano nord il forzista Andrea Mandelli, confermando la fama di veterano, anzi di immortale. Pari a quella di Pier Ferdinando Casini, che a Bologna ha battuto Vittorio Sgarbi: è finita 44 a 26 (per cento). E che dire di Daniela Santanchè di Fratelli d’Italia? La “pitonessa” meloniana nel collegio senatoriale di Cremona con un 52,2 per cento che non lascia scampo, ha fatto un sol boccone di Carlo Cottarelli (fermo al 27) che Letta considerava una punta di diamante. A Sesto San Giovanni, l’ex Stalingrado d’Italia, Isabella Rauti ha inflitto una sconfitta altrettanto tremenda a Emanuele Fiano (45 contro 30,8%). A Roma, invece, Lavinia Mennuni, sempre al Senato, si è imposta su Emma Bonino lasciandola dopo secoli senza scranno: già che c’era, la meloniana ha pure umiliato l’ex alleato della leader radicale, Carlo Calenda, che si è dovuto accontentare del 14,1% e un seggio comunque garantito altrove. Ma se Atene piange, diciamo così, Sparta non ride: la viceministra di Italia Viva Teresa Bellanova, che era stata piazzata da Renzi nel proporzionale in Puglia (e in Sicilia), ha riportato a casa appena il 4,84 per cento. Si schianta alle urne anche Monica Cirinnà che aveva deciso di correre nonostante lo sdegno di vedersi assegnata una sfida in salita: la giornalista Ester Mieli l’ha più che doppiata (è finita 48,2 per cento a 21,2) a Fiumicino dove suo marito Esterino Montino è stato sindaco per una vita. Sul velluto i quasi coniugi Berlusconi: lui in quel di Monza, ultima sua creatura calcistica, lei Marta Fascina a Marsala e senza aver mai messo piede in Sicilia. Nell’Isola soddisfazioni in casa azzurra anche per Stefania Craxi, mentre il fratello Bobo, candidato con il centrosinistra, nisba: solo terzo a Palermo Resuttana. Per i centristi conferma a Palazzo Madama per il questore uscente Antonio De Poli, che ad Ancona, con il 41,2, ha sconfitto l’ex sindacalista Marco Bentivogli.

Ilaria Cucchi, candidata con l’Alleanza Sinistra-Verdi, ha battuto in Toscana la candidata del centrodestra Federica Picchi nel collegio senatoriale di Firenze, mentre il costituzionalista Stefano Ceccanti, in corsa a Pisa contro Edoardo Ziello della Lega alla Camera, resta fuori dai giochi. Come pure l’ex capogruppo dem al Senato Andrea Marcucci, candidato fuori casa a Livorno contro l’altro leghista Manfredi Potenti. Ha dovuto attendere fino all’ultimo la conferma dell’elezione ad Arezzo Laura Boldrini, mentre la sua bestia nera Giorgia Meloni no: a L’Aquila è stata eletta con una valanga di voti, il 49,3 per cento contro la candidata dem Rita Innocenzi che si è fermata al 25,9.

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8 replies

  1. Modesta soddisfazione per chi questa gente l’ha odiata. E onta per coloro che li hanno imposti lo stesso schifando il verdetto popolare. I social sono pieni di esultanza almeno contro gli esclusi, chiaro monito che una classe politica così marcia potrà anche essere esaltata dai giornali ma suscita lo stesso entusiasmo di una scarafaggio in cucina.
    Se fossimo stati nel 1500, il popolino avrebbe saccheggiato le loro case e distrutto i loro beni e sarebbero stati esiliati per sempre. Invece godranno indebiti vitalizi o troveranno qualcuno che darà loro nuovi incarichi, potendo.
    Spero ora che i mefitici talk show non li ripresentino di nuovo, come sono adusi fare con la solita combriccola di raccomandati.
    Spiace che tra costoro non ci sia il tanto decantato Draghi, il più amato dagli Italiani. Mi sarebbe piaciuto troppo vederlo escluso dal potere dalla volontà popolare. Come mi spiace che tra gli esclusi non ci sia gente come Bonomi, De Benedetti, Elkann, Benetton, Cairo, i Riva, gli Angelucci….

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