La sfida vincente del centro-destra

(PAOLO NATALE – glistatigenerali.com) – Si è sottolineato spesso come i sondaggi possano portare a due evidenti anomalie nel comportamento degli attori politici: la “sondomania” e la “sondocrazia”. La prima distorsione può venir descritta come l’incapacità di molti decisori politici e sociali di prendere appunto decisioni rilevanti senza l’ausilio di una preventiva indagine demoscopica; la seconda è legata invece al perverso comportamento di chi si lascia guidare non già da scelte razionali, quanto dall’opinione pubblica, certificata dai risultati dei sondaggi.

Sondomania e sondocrazia sono dunque gli aspetti più evidenti del “bisogno” di un sondaggio, ma non è soltanto per questo che i risultati delle indagini demoscopiche sono (diventati) così rilevanti nelle società occidentali. La ragione più profonda della loro importanza è legata al fatto che senza sondaggi non sapremmo più chi siamo, quali siano le opinioni prevalenti nel nostro e negli altri paesi, quali i gusti degli utenti televisivi, il tasso di occupazione e di disoccupazione, la fiducia nelle istituzioni, nella politica e nei partiti, il giudizio sui più importanti leader politici e sul governo, la percezione generale dello stato economico attuale e le sue prospettive future, le intenzioni di voto. E molto, molto altro ancora. Per questi motivi i sondaggi ci sono costantemente utili, sebbene non siano privi di distorsioni, prima fra tutte il ben noto “errore di campionamento” (per chi volesse saperne di più, consiglierei il mio libro “Sondaggi”, in uscita da Laterza il mese prossimo).

Ma torniamo ai due concetti più sopra descritti. A volte effettivamente accade che il decisore non riesca, o non voglia, agire in certi modi per non “scontentare” l’opinione pubblica. Quando il Pd, ad esempio, decise qualche tempo fa di non insistere sullo “ius soli” per non inimicarsi quella parte di elettorato vicino al centro-destra, lo fece proprio in ragione di un calcolo elettorale. Ma, altre volte, il comportamento dei partiti pare essere condizionato più da scelte autonome che non dai risultati dei sondaggi: il caso più recente del ritiro della fiducia al governo Draghi, da parte di Movimento 5 stelle, Lega e Forza Italia, secondo modalità certo differenziate, ne è l’esempio più eclatante.

Secondo tutti i sondaggi disponibili, la grande maggioranza degli italiani dichiarava una elevata fiducia nei confronti di Mario Draghi e della sua compagine governativa, e non vedeva di buon occhio una fine anticipata della legislatura, in modo da permettere al Presidente del Consiglio di portare a compimento le misure che l’Europa ci chiedeva per finanziare il PNRR.

Ciononostante, quelle tre forze politiche presero decisioni in aperto contrasto con i desideri dell’opinione pubblica, in maniera in qualche modo coraggiosa, e ben sapendo che avrebbero forse corso dei rischi in termini di consenso elettorale, alle successive consultazioni politiche. Esistono ancora dunque, direi per fortuna, margini di manovra autonomi, giusti o sbagliati che siano, ma che evitano di farsi condizionare e consigliare da ciò pensa la maggioranza della popolazione.

E, a volte, queste scelte non paiono produrre esiti esiziali per chi le compie. Il caso delle odierne tendenze di voto ne è la prova lampante. La coalizione di centro-destra, che annovera tra le sue fila tre delle forze politiche “colpevoli” del ritiro della fiducia a Draghi (oltre a Fratelli d’Italia), non pare averne risentito quasi per nulla, nonostante il governo presieduto dall’ex-capo della BCE avesse livelli di consenso mai raggiunti da nessun precedente premier, vicino al 70% degli elettori.

Dunque, gli ultimi sondaggi disponibili (da sabato 10 settembre è in vigore il blackout della diffusione pubblica delle stime di voto) ci raccontano di una popolazione elettorale che pare premiare nettamente il centro-destra che, secondo i calcoli di numerosi analisti, potrebbe avvicinarsi alla fatidica quota di 2/3 dei seggi parlamentari, necessaria per legiferare anche su temi costituzionali senza il bisogno dell’approvazione referendaria. E sarebbe questa una prima volta in senso assoluto nella storia italiana.

In termini partitici, l’orientamento di voto prevalente, sempre secondo le ultime rilevazioni, vede una competizione tra Fratelli d’Italia (comunque in vantaggio) e il Partito Democratico per aggiudicarsi il primo posto tra le forze politiche; un’ulteriore competizione per il terzo posto tra Movimento 5 stelle e Lega, attualmente distaccata di un paio di punti; e infine, quella tra Forza Italia e il terzo polo di Calenda e Renzi per la quinta piazza. Questi sono i duelli da tenere sotto osservazione nel momento dello scrutinio, nella notte tra il 25 e il 26 settembre.

Ma chi vincerà alla fine? Per gli italiani non ci sono dubbi: interrogati a questo proposito, la stragrande maggioranza ritiene sicura una vittoria del centro-destra tra le coalizioni e di Giorgia Meloni tra i singoli partiti. Il cosiddetto indicatore “winner”, la profezia della popolazione elettorale, ha fornito in passato pronostici generalmente più precisi di quelli di molti politologi. Vedremo tra un paio di settimane se sarà così anche in questa occasione.

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6 replies

  1. QUESTA DESTRA FA SCHIFO

    Non so cosa sia peggio, se il servizio militare obbligatorio, il lavoro coatto ai diciottenni, il porto d’armi ai sedicenni, l’addestramento militare nelle scuole, il presidenzialismo assoluto, la rottura del’equilibrio dei poteri con la Magistratura soggetta al potere politico, l’obbligo della procreazione con la chiusura dei consultori e il divieto della contraccezione, la persecuzione dei gay, il razzismo, la misoginia, l’esaltazione della guerra, l’amicizia con i i dittatori peggiori, l’eliminazione del reddito minimo, i tagli allo stato sociale e i favori ai più ricchi, l’odio verso la giustizia, il disprezzo per l’ambiente, la sperequazione fiscale, l’antipatia verso i lavoratori, l’allergia alla Costituzione, il grado altissimo di corruzione, la collusione con le tre mafie…ma questa destra fa proprio schifo.

    E il peggio è che ha contaminato anche il cosiddetto centro e la cosiddetta sinistra in un piattume generale che fa solo prevedere un aumento del Male e un regresso civile.

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  2. Tutte le persone con una qualche frustrazione ammirano la meloni solo perché urla, urla la rabbia che può essere anche la loro.
    Non trovo sinceramente un altro motivo per tutto questo consenso.
    Appena saranno in vigore anche solo qualcuna delle misure che vogliono fare, tutti si disamoreranno ,garantito,
    Perché la maggior parte degli elettori pensano e votano con altri organi ,non col cervello.

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  3. DEFINIZIONE DI EFFETTO DUNNING KRUGER
    Effetto Dunning Kruger L’Effetto dunning kruger è una distorsione cognitiva che porta gli individui a sopravvalutare le proprie abilità o le proprie conoscenze relativamente a un argomento o a un ambito specifico, auto-considerandosi esperti o particolarmente dotati in settori in cui, in realtà, sono soltanto moderatamente o persino poco competenti.

    COS’È L’EFFETTO DUNNING-KRUGER?
    L’effetto in questione prende il nome dagli psicologici sociali Justin Kruger e David Dunning. Nel 1999 essi, allora ricercatori all’Università di Cornell, hanno pubblicato uno studio in cui approfondivano il fenomeno cognitivo che portava individui inesperti in un dato ambito sociale o intellettuale a credere di essere particolarmente competenti o dotati in quel campo. Inoltre, gli autori hanno studiato «in che modo la difficoltà nel riconoscere la propria incompetenza» li portasse a fare delle auto-valutazioni “gonfiate” e molto superiori alle loro reali conoscenze o abilità.

    Infatti, «le persone incompetenti […] non solo giungono a delle conclusioni sbagliate e compiono delle scelte sfortunate, ma la loro incompetenza li priva [anche] dell’abilità di rendersene conto», sostengono gli autori nell’articolo “Unskilled and unaware of it: How difficulties in recognizing one’s own incompetence lead to inflated self-assessments“.

    Il neurologo Steven Novella, autore del libro “The Skeptics’ Guide to the Universe“, ha dedicato un intero capitolo al tema e in un articolo pubblicato sul blog The Ness egli ha fatto alcune considerazioni importanti sul fenomeno in questione. Innanzitutto, il neurologo sottolinea che l’effetto Dunning Kruger si applica «non soltanto a “persone incompetenti” ma a tutte le persone, relativamente a qualsiasi ambito di conoscenza». La distorsione cognitiva in questione si può verificare dunque non soltanto a livello di “incompetenza” ma anche nei casi in cui un individuo con competenze nella media o leggermente al di sopra di essa sopravvaluti le proprie capacità.

    CONSEGUENZE E IMPLICAZIONI PRATICHE DI QUEST’EFFETTO
    Nel loro articolo, Dunning e Kruger fanno riferimento al «deficit nelle abilità metacognitive» che potrebbe contribuire a spiegare la tendenza a produrre delle autovalutazioni “gonfiate“. In altre parole, gli individui possono non essere consapevoli della propria bassa esperienza in un dato ambito perché non hanno una grado di conoscenza sufficientemente rilevante per valutare le proprie abilità in maniera accurata. Questo perché, come sostengono gli autori, le «abilità che generano competenza in un dato campo sono spesso le stesse abilità richieste per poter valutare [in maniera accurata] la [propria] competenza [e quella altrui] nello stesso ambito».

    In effetti, come si evince dall’articolo pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology, Dunning e Kruger hanno condotto quattro studi nei quali chiedevano ai partecipanti di autovalutare le proprie competenze in tre campi: umorismo, grammatica e logica; essi successivamente dovevano eseguire dei compiti per valutare le reali abilità in ciascuno dei tre ambiti. Dai quattro studi condotti è emerso che i partecipanti con punteggi più bassi tendevano a sopravvalutare molto le loro abilità nelle differenti aree. Seguendo la stessa logica, persone che avevano rivelato un maggior livello di competenza in un campo tendevano a sottovalutare le relative abilità. inoltre, conoscendo meglio una determinata materia, gli individui diventavano anche più consapevoli della mole di conoscenze e del livello di approfondimento a cui si può giungere in un dato campo. A tal proposito, in un articolo pubblicato nel 2011 (“The Dunning–Kruger Effect: On Being Ignorant of One’s Own Ignorance“), Dunning ha utilizzato il termine “meta-ignoranza” per riferirsi ai casi in cui un individuo non è consapevole della propria ignoranza, presentando l’effetto Dunning Kruger come evidenza empirica di questo concetto.

    In un ambito specifico, qualsiasi persona può, nel corso della vita, essere condizionata da questa forma di distorsione cognitiva, in misura maggiore o minore. La “buona notizia” è che, come emerge dai test condotti da Kruger e Dunning, quando migliorano le abilità e quando aumentano le skill metacognitive, dovrebbe aumentare anche la capacità di riconoscere i propri limiti.

    In un articolo pubblicato ad agosto 2018, Motta, Callaghan e Sylvester spiegano come quest’effetto possa avere un impatto rilevante sul giudizio degli individui in svariati ambiti e, nello specifico, in quello della salute. Nello studio, gli autori hanno dimostrato come persone che sostenevano idee no-vax fossero più propense a credere di saperne quanto esperti o medici, mentre in realtà il loro grado di conoscenza era estremamente ridotto.

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    • Ah, ecco, dulcis in fundo!
      E lo affermo da “portatore sano” di supergreenpass (3 vaccinazioni), ma per nulla disposto a ideologizzare ed assolutizzare la questione vax/no-vax!

      C’è difatti anche un’altra lettura della questione dell’intelligenza umana quantificata, utile a dimostrare la sua inappropriata scientificità: connessa a rilevazioni statistiche, tanto apprezzate negli USA e paesi connessi – luoghi, guarda caso, dominati da oligarchie economiche e di censo, stabilizzate in classi sociali economicamente molto elevate e a bassissimo tasso di cooptazione esterna.

      Ogni principale teoria generale in ambito psicologico sviluppata proprio negli USA, in un secolo di speculazioni sulla quantificazione – e, solo subordinatamente sulla qualificazione – dell’intelligenza umana, ha sempre prima o poi dimostrato la sua strumentalità rispetto scopi ideologici e d’importanza socio-politica.

      Bisognava dimostrare che la razza nera era intellettivamente inferiore alla bianca? Ecco una gran massa di rilievi statistici di dimostrativo (pseudo-) rilievo scientifico, ovviamente prodotti da bianchi.
      Bisognava misurare oggettivamente l’intelligenza individuale di ciascun cittadino a fini controllabili da superiori istituzioni politiche, militari, mediche…? Ecco dei test appositi, dotati di sicura validità (pseudo-) scientifica, ovviamente predisposti da chi poi deve applicarli su altri (non certo su sé stessi per ovvii motivi).
      Bisogna specificare qualità e dunque appresso quantità delle doti cognitive relative alle differenti teorizzate specifiche intelligenze (linguistico-verbale, logico-formale, corporeo-cinestetica, artistico-musicale…)? Semplice, ciascuna di queste specifiche intelligenze è spiegata dalle caratteristiche più generali (generiche) di chi “meglio” le esplica.! Una inconcludente tautologia! E siccome la psicologia in questione non può essere tuttologa – peraltro la tuttologia è per intrinseca definizione un posizionamento cognitivo assolutamente non misurabile come la cosiddetta “intelligenza generale”: chi misura cosa se neppure la conosce? E difatti i dati statistici assunti pedestremente ed abusivamente come scientifici in realtà sono sempre auto-referenziali e riferiti alle star di eccellenza mediatica – guarda caso – esaltate dal sistema stesso.

      A dirla breve, coloro che detengono il “potere della competenza” rientrano prima o poi se non ab origine in un sistema atto a discriminare.
      Una prova concreta?
      La qualità intellettiva del politico medio italiano: magari capace di sottomettere con la sua furbizia demagogica masse di cittadini; coinvolte per i motivi pratici più diversi ma variamente connessi ad interessi personali o, al meglio, di rilievo sociale più o meno generalizzabile…
      La qualità di uomo affettivamente disfunzionale ma estremamente attento (competente?!) alla gestione dei propri interessi del presidente Biden (definito confidenzialmente chissà perché “pedo-Joe…).
      Sarebbero questi alti modelli di istituzionale vertice a dovere e poter stabilire chi sono i detentori scientifici della “competenzialità”, ossia dell’eccellenza nell’attribuzione di ogni specifica competenza a chi, individui od organismi tecnici, deve poi deciderne le sorti in campo sociale? Ponendosi al di sopra anche di colleghi altrettanto se non più qualificati per curriculum e posizione professionale?

      Prova sia di tale assurdità che in ogni comunità scientifica esistono le Scuole. E che tra diverse Scuole, specialmente al momento dell’attribuzione di poteri gestionali e magari economici, si arrivano ad affermare visioni perfino opposte sullo stesso problema. Figurarsi per i singoli più o meno carismatici studiosi!

      La questione è molto, troppo più complessa da doversi affrontare con risposte pre-confezionate. Ma l’unica evidente e incoercibile verità alla prova dei fatti, è la meravigliosa specificità di ciascuna individuale intelligenza umana. Quando messa alla prova iuxta propria principia, secondo le modalità ad essa più congeniali. La quantificazione su basi statistiche dell’intelligenza specifica per definizione scarta la sua estrema specificità: la genialità e con essa il pensiero divergente ed anti-conformistico di livello produttivo prima o poi dimostrato.

      Tutto il resto è più o meno bieca gestione di potere.

      P. S.. ; grazie per lo stimolo intellettuale, sicuramente intelligente. D’altronde non pretendo che il mio sia superiore. L’argomentazione funziona solo per ciascuna, spesso unica, prova dei fatti….

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  4. Una provocazione vetero-fascista al postfascismo atlantista, supportato da un neofascismo presumibilmente (boh?) autarchico.

    Se la ‘buonanima’ – il duce, Mussolini – definiva con certe sue buone ragioni “stato plutocratico” gli USA e “perfida Albione” il Regno Unito come la mettiamo con questo dichiarato atlantismo della simpatica Giorgetta tuttofare?
    Una convinta inversione a 360º di rotta ideologico-programmatica; definita opportunista, per meglio ingraziarsi i poteri forti, dagli invidiosi avversari?
    Una finzione elettorale da contraddire subito nel momento più opportuno, per coerenza programmatica oltreché ideologica?

    Certo, l’importante è “vincere e vinceremo”! Ma gli elettori più affezionati e di lungo corso questa sofisticata tattica l’avranno capita?!
    Soprattutto costoro sono d’accordo ad inserirsi nel già testato ‘corso draghiano’, se in precedenza hanno invece votato per la caduta dei suoi rappresentativi governanti?!

    “Camerati, marcia indietro, ci siamo sbagliati!”: un interessantissimo riadattamento a destra del centralismo democratico vetero-comunista?!
    Comunque sia se il partito fascista storico evolveva in originale autonomia a destra dal movimento socialista, adesso evolverà da destra verso la sinistra pidiessina in piena consonanza di intenti?

    Insomma, un’evoluzione circolare del campo largo attraverso l’intero arco costituzionale! A dimostrare la perfezione geometrica della più matura evoluzione ideologica del nostro perfezionato sistema parlamentare.
    Forse il povero ma pur grande Aldo Moro, con le sue “convergenze parallele”, starà prendendo ripetizioni di relatività da Albert Einstein negli anfratti che separano paradiso e purgatorio!

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