Mario Tozzi: “Il nucleare non può essere la soluzione. Mancano risposte su clima, scorie e soldi”

In Italia un dibattito ideologico, la discussione va ricondotta sul piano della scienza e del pragmatismo. I vantaggi dell’atomo: è inesauribile, non inquina, produce pochi scarti. Ma restano troppi dubbi

(MARIO TOZZI – lastampa.it) – Si respira la stessa aria del 2010, nell’Italia che si appresta alle elezioni politiche dominate dalla questione energetica, un’aria di riproposizione dell’energia nucleare come migliore soluzione possibile ai problemi ambientali e geopolitici. A quel tempo un movimento di lobby aveva iniziato a riproporre il nucleare dando per superata la reazione emotiva degli italiani all’incidente di Chernobyl, che aveva portato al referendum del 1987. Il successivo incidente di Fukushima nel 2011, e il nuovo referendum, bocciarono ancora, in pratica, questa forma di energia fino ad oggi, tanto che lo stesso governo Draghi dichiara che «…la produzione di elettricità da questa fonte è proibita nel nostro Paese…» (parere su tassonomia energetica, gennaio 2022).

Oggi, però, la guerra, il rincaro delle bollette energetiche, la questione del gas e quella ambientale sembrano ridare nuovo fiato a quell’ipotesi, ed è ragionevole: chi non vorrebbe una forma di energia sicura, inesauribile, che non inquini, che costi poco e che venga realizzata in tempi brevissimi?

Quando poi si dice di no ai gassificatori, ai termovalorizzatori, all’energia eolica, ai combustibili fossili e magari pure ai pannelli fotovoltaici, allora è fatale che salgano le quotazioni dell’energia nucleare. Ma non è tanto il problema di possibili incidenti, potenzialmente più gravi che in qualsiasi altro impianto, a far diffidare del nucleare, né la sua contiguità oggettiva con gli usi militari. E va subito precisato che, se vogliamo tenere accesa la fiaccola della ragione scientifica non bisogna disconoscere a priori i vantaggi del nucleare, cioè che non produce gas serra, inquina poco o per nulla, produce relativamente poche scorie, è teoricamente inesauribile alla scala umana, permette ricadute scientifiche e tecnologiche di rilievo e riduce la dipendenza energetica estera.

Riconosciuto questo, ci sono alcune domande cui il nucleare non dà una risposta soddisfacente, nemmeno nella ipotizzata, e per ora limitata o inesistente, quarta generazione.

1) Come si fa a impiantare una nuova centrale nucleare in un Paese che si è già dichiarato contrario per ben due volte, che conta centinaia di comuni denuclearizzati e che ancora non ha trovato una sistemazione per i rifiuti di radioattività più bassa che provengono da ospedali e enti di ricerca? Nel 2003 si decise di collocare a Scanzano Jonico il deposito unico delle scorie radioattive italiane, conferendo una compensazione economica significativa, nel tentativo di ottemperare un obbligo cui l’Italia deve giustamente attenersi. Il solo annuncio provocò l’immediato annullamento delle esportazioni di colture pregiate, su cui Scanzano stava rilanciandosi, prima ancora che un solo milligrammo di scorie si fosse neppure messo in moto. Ogni ricercatore è portato a stigmatizzare l’atteggiamento oscurantista di chi non si fida della scienza e delle sue indicazioni, ma d’altro canto non è possibile prescinderne, anzi, è doveroso porlo come problema e, in qualche modo, come discrimine, perché, anche se il sito di Scanzano fosse stato il più sicuro del mondo (e si è visto successivamente che non era così), chi avrebbe convinto le persone, in mancanza di una cultura scientifica di base, che non ci sarebbero stati rischi, anche dove ciò fosse stato dimostrato dai dati? E come si può imporre una centrale nucleare se nessuno vuole nemmeno i rifiuti ospedalieri? Se si vuole usare l’esercito andrebbe dichiarato pubblicamente, indicando i possibili siti ora, a campagna elettorale in corso.

2) Come può essere utile l’energia nucleare contro l’emergenza climatica, quando per la fase istruttiva e quella realizzativa ci vorranno forse vent’anni? In Finlandia ci sono voluti cinque anni di istruttoria e 16 di realizzazione per Olkiluoto-3 (circa 12 anni di ritardo sul previsto), terminata nel 2021: tenendo presente che il rischio geologico è quasi zero, la burocrazia finnica è più snella e che nel Paese c’è consenso sociale sul nucleare, quanto ci potrebbe volere in Italia? A prescindere se si sia favorevoli o contrari, il parametro temporale è vincolante: a che serve combattere le emissioni clima-alteranti fra cinque lustri, quando tutti gli scienziati ci dicono che stiamo guardando il punto di non ritorno climatico negli specchietti retrovisori?

3) Se è così conveniente, perché il nucleare è bocciato dal mercato e copre meno del 15% del fabbisogno energetico mondiale? E da dove verrebbero i denari per il nucleare italiano? Le centrali nucleari costano sempre molto di più delle previsioni, come dimostra ancora Olkiluoto-3, arrivata a 11 miliardi di euro contro una previsione iniziale di 3,2. Quanto costerebbe una centrale italiana? Senza contare le esternalità, ossia i denari che la collettività dovrà spendere sia in caso di malaugurato incidente, sia per chiudere il ciclo delle scorie che può essere di migliaia di anni. Come a dire che non sai mai esattamente quanto costa 1 kWh nucleare, proprio come accade per i combustibili fossili: sconvolgimento climatico e morti eccedenti per inquinamento atmosferico li paghiamo noi, non certo le compagnie petrocarboniere.

4) Costruire una nuova centrale senza sapere ancora dove mettere le scorie delle vecchie è operazione sensata? Al mondo depositi ce ne sono, ma solo in rarissimi casi possono essere considerati geologici, cioè che portino a fine radioattività delle scorie. I criteri discriminanti sono talmenti tanti e tali che, a fare le pulci ai 67 siti indicati dalla CNAPI in via preliminare, non è che ne rimarrebbero molti. E quelli sono solo temporanei.

Qui non è questione di ideologie o di antiscienza, e non è il caso di usare toni da stadio per pompare fazioni opposte che dovrebbero, invece, sforzarsi di trovare almeno il terreno comune di vantaggi pragmatici immediati per i cittadini italiani, investendo intanto ogni singolo centesimo in energie rinnovabili. 

12 replies

  1. … e se una centrale la bombardano?
    … e se c’è un terremoto?
    … e se abbiamo un’ondata di marea come a Fukuihima?
    .. se se nei materiali di costruzione della centrale ci mette mano la mafia?
    .. e se i vent’anni per la costruzione diventano infiniti come la Sareno-Reggio Calabria?

    Piace a 1 persona

  2. Aggiungerei un paio di criticità venute fuori solo ultimamente:
    in caso di guerra avere una centrale nucleare nel proprio territorio è un gravissimo rischio (vedi quella in ucraina, controllata dai russi e bombardata quasi giornalmente dagli ucraini).
    In caso di forte siccità, l’acqua per il raffreddamento potrebbe mancare, oppure raffreddare meno efficientemente se più calda del normale.

    Piace a 1 persona

  3. In un paese come il nostro che in pandemia e con mille morti al giorno “qualcuno” pensava a lucrare,da vero infame, su mascherine e camici io sarei preoccupatissimo della gestione del nucleare, oltre che contrario, da parte di questi zozzi politico-mafiosi che ci ritroviamo.

    "Mi piace"

  4. Raccontiamocela tutta, almeno per una volta.
    Il referendum che tanto enfatizziamo, prontamente organizzato dopo l’ incidente di Chernobyl (ero molto giovane ma ricordo che la gente non mangiava… l’ insalata…!) non è altro che il sequel di un fatto accadutro nel 1964: l’ attesto di Felice Ippolito, “reo” di aver usato l’ auto pubblica per viaggi privati, pagato ai collaboratori trasferte ritenute ingiustificate, ecc…
    Solita roba: ininfluente ma che fa scattare le sentinelle dell’ onestà, quelle che buttano il bambino al primo gocciolamento – vero o presunto – di acqua calda. Per malafede ma più spesso per ignoranza assoluta della posta in gioco.

    Erano gli anni in cui Mattei cercava di smarcarsi dalle 7 sorelle; Ippolito cercava di smarcarsi dal petrolio: come il resto d’ Europa, anche l’ Italia doveva cercare l’ indipendenza energetica.
    Ma le mani statunistensi erano pronte a trattenere nel sottosviluppo il nostro Paese con ogni mezzo: anche Marotta, che aveva cercato di approntare per l’ Italia un futuro nella ricerca chimica e farmaceutica avanzata chiamando nel proprio Istituto i Nobel Ernst Boris Chain e Daniel Bovet ne fu prontamente colpito, con il solito mezzo: una soffiata, la Magistratura compiacente…
    Infatti, (sempre nel 1964) le solite “irregolarità amministrative”, e ci siamo scordati lo sviluppo della ricerca.
    Del caso IBM penso si sappia un po’ di più e anche come sia andata a finire quella modernissima e “visionaria” azienda dopo la morte di Adriano Olivetti e Mario Chiu. Guarda cao in mano all’ IBM.

    Insomma, la nostra ricerca scientifica era ripartita alla grande nel dopoguerra, ma l’ Italia non poteva permettersela politicamente: doveva rimanere sotto il tallone del Vincitore. Solo il cemento, attività a basso knowhow ma in cui le mafie prosperano e i soldi girano, doveva servire per arricchirci. Infatti abbiamo cementificato ogni palmo pianeggiante ( e non solo) del nostro territorio, che è, ricordiamolo, prevalentemente montuoso.

    Dunque Chernobyl ed il referendum sono venuti a fagiolo: già si stava pensando nuovamente ad una o più centrali, processo definitivamente stoppato per… volontà popolare.
    Dopo settimane e mesi di propaganda sullo… strozio ( nome particolarmente in voga per ovvi motivi…) il popolo sovrano ha deciso, e le pericolose scorie sono rimaste lì per decenni, in fusti obsoleti, “monitorate” a carissimo prezzo.
    Ma ormai il risultato era stato raggiunto, i giornali si sono ben guardati dal sottolinearne la pericolosità e delle “stronzio” non si è più parlato.

    Ed anche ora, chè è all’ orizzonte ( anche se occorreranno tempi lunghi) uno straccio di autonomia energetica, si ricomincia con la storia di Chernobyl. Che non ci entra alcunchè con le centrali di nuova generazione: è un’ altra cosa.
    Giusto? Sbagliato? Ognuno se ne farà legittimamente la propria idea, ma è necessario saperla tutta, fin da principio, la storia di come sono andate le cose.

    "Mi piace"