Dopo Bolzano, Meb cerca il posto nel profondo Sud

Fuori sede. Dopo Bolzano, la Toscana cerca il posto nel profondo Sud. Il collega Magorno in visibilio: “Sei grande, mi ricordi mamma”. Cosa non si fa per il benedetto Parlamento. Maria Elena Boschi incede elegante, sorriso austero e tailleur scuro, camicetta carta da zucchero, tacco alto. Aretina di nascita […]

(DI TOMMASO RODANO – ilfattoquotidiano.it) – Cosa non si fa per il benedetto Parlamento. Maria Elena Boschi incede elegante, sorriso austero e tailleur scuro, camicetta carta da zucchero, tacco alto. Aretina di nascita e ormai romana nell’anima, immaginatela mentre s’infila in un brutto palazzo di Catanzaro, Calabria profonda. La sala ha le pareti di marmo grigio e una luce ospedaliera. Un paio delle lampadine sul soffitto sfarfallano, il microfono si rifiuta di funzionare. “Prova, prova, mi sentite?”, chiede alla platea (una cinquantina di persone) il calendiano Raffaele Serò. Non lo sentono. Boschi si acciglia: è un lungo fine settimana. Già nel 2018 fu paracadutata in Alto Adige per un seggio sicuro, ben lontana dall’amata Etruria, dove la perseguitavano i guai del babbo. Nemmeno dopo aver festeggiato l’assoluzione, tra lacrime e rancore, Boschi ha s’è misurata col territorio d’appartenenza: stavolta si è fatta fiondare in Calabria, capolista alla Camera sotto l’insegna di Calenda e Renzi (e per sicurezza guida pure tre listini nel Lazio).

Bene, qui non è il Sudtirolo: il paracadute è molto meno morbido. Boschi s’imbarca con il bagaglio pesante in una densa tre giorni di appuntamenti, tra venerdì e domenica. Crotone, Catanzaro, Gioia Tauro, i bronzi di Riace, gli imprenditori, le associazioni anti-racket, Reggio Calabria e infine Vibo Valentia. Da eccellente professionista qual è, prepara il compitino a modo, di fronte ai giornalisti locali e alla manciata di militanti, risponde sugli annosi problemi del posto: la Statale Jonica, il porto di Gioia Tauro, alta velocità, intermodalità, eolico e mille miserie di provincia. Sembra quasi crederci davvero. Al secondo comizio però esagera: “Sarò il megafono della Calabria, la vostra voce a Roma”.

La catanzarese Angela Sposato, studiosa di filosofia e osservatrice critica della politica cittadina, si fa una risata: “La pretesa di venire qui fingendo di sapere cosa sia la Calabria fa tenerezza. Non lo sappiamo nemmeno noi che ci siamo nati: di Calabria non ce n’è una sola. Ogni provincia è un microcosmo, è impossibile capire questa terra in tre giorni”. Pure qui vincerà Giorgia Meloni. “Credo di sì”, spiega Sposato, “il centrodestra si è spartito già l’isola con logiche feudali”. Forza Italia ha piazzato Mario Occhiuto al Senato e Andrea Gentile alla Camera: il primo è fratello di Roberto, presidente della Regione, il secondo è figlio di Antonio, potente ex sottosegretario. Meloni ha blindato la fedelissima Wanda Ferro, Matteo Salvini si è candidato da sé, come Di Maio e De Magistris. I Cinque Stelle hanno schierato due magistrati: Federico Cafiero De Raho e Roberto Scarpinato. Il Pd ha ritagliato un seggio per Nico Stumpo di Articolo Uno. Poi c’è lei, l’ex ministra.

Come un’ombra, l’affianca il 61enne Ernesto Magorno, sindaco di Diamante e senatore renziano, candidato alle sue spalle nel listino. La devozione è impressionante. Alla tappa di Reggio, Boschi è in ritardo: deve tagliare il nastro del comitato elettorale e poi fuggire a un altro comizio. Magorno è un leone in gabbia. “È un disastro!”, sibila ai collaboratori: si sono dimenticati di attaccare i manifesti dell’ex ministra. Il senatore s’industria, si arma di nastro adesivo e provvede in prima persona. Quando la Boschi di carta compare sulle pareti della sezione, si materializza pure quella in carne e ossa: arriva su una jeep bianca col lampeggiante acceso e due auto di scorta. Più tardi, Magorno quasi si commuove, guarda Meb con gli occhi a cuore: “Sono orgoglioso di stare in lista con te, dietro di te. Mi ricordi mia madre, che è il mio punto di riferimento nella vita” (la mamma è Marianna Presta, storica socialista e femminista calabrese). Meno commosso è il capolista al Senato, Fabio Sciotti, ex sindaco di Taurianova. Alla domanda sulla Boschi “catapultata”, sorride con imbarazzo: “Parlo solo per il mio partito, Azione ha scelto candidati locali”. Sull’amalgama tra renziani e calendiani, non formidabile, sorride ancora: “È una fusione a freddo, molto dipenderà dalle urne”. C’è chi sostiene che Calenda si sia fatto un po’ fregare sulle liste, e a Sciotti scappa il terzo sorriso: “Renzi è furbo, si sa”.

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20 replies

  1. E’ incredibile come la politica sia piena di gente che ha lasciato la politica.
    Se continua così, la prossima volta si candiderà da un barcone.

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  2. “Sono orgoglioso di stare in lista con te, dietro di te. Ma sentite un pò, il furbacchione vuole stare indietro a meb…………………………………………………

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  3. Vergognati! Dal bar unione alla camorra in ogni dove, e noi, poveri accoglienti contro voglia , lo abbiamo preso nel … C. Più profondo . !!

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